febbraio 29, 2012

Creare i Daiza

Ho una mia convinzione personale: cioè che lo spirito che anima l'Arte del suiseki non è imprescindibilmente condizionato alla “bella pietra", quella che potresti anche non riuscire a trovare in tutta una vita di ricerca, come dice Matsuura.

L'Arte del Suiseki per me si realizza in un complessivo risultato vincente: la presentazione cioè di una buona pietra in simbiosi col legno della sua base, posta poi nel giusto contesto.




La base è subordinata ad esaltare la pietra senza prevalere, ma DEVE essere in grado di dare dignità* e poesia ad ogni pietra che abbia una discreta potenzialità*; integrandola senza parere. Non fornendo alla protagonista (la pietra); un tema, un testo, parole; ma essendo determinante, pur rimanendo nella buca del suggeritore, solo apparentemente invisibile.Saltando evidente agli occhi quanto tempo ed applicazione ci voglia per realizzare un daiza, viene fuori assai frequentemente una domanda:"ma perché perdersi nella rifinitura dello scavo interno e della pancia del daiza, ché tanto non si vedono?"
Risposta: Mettere il vestito della festa su biancheria intima strappata? Attenersi all'apparenza oppure ricercare raffinatezza e rigore? Quale sgradevole sorpresa, per il giudice zelante che solleva la pietra per constatarne l'integrità*! Non è una questione di punteggio, ma di rispetto. ETICA: rispetto per l'oggetto amato: la pietra. Coerenza con te stesso, che dici di "fare Suiseki"
Il daiza è la mia mano:



L'interno dello scavo è il mio palmo che contiene: ben aderente alla pietra, senza ingannevoli trucchi (senza sgorbiate approssimative o stucco).



La schiena del daiza è il dorso della mia mano.








Non sai quanti piccoli accorgimenti costruttivi mi sono inventata per far apparire più sottile il daiza di una pietra difficile.



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