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maggio 30, 2017

Il Gelsomino non ha ancora avuto quella ampia diffusione che invece meriterebbe come bonsai.

Il Jasminum nudiflorum come bonsai.

Sebbene il Gelsomino non abbia alcuna controindicazione per essere educato a bonsai, e nonostante in climi temperati possa dare grandi soddisfazioni nella coltivazione, non ha ancora avuto quella ampia diffusione che invece meriterebbe viste le sue straordinarie qualità. Fra le specie più adatte per essere impiegate in arte bonsai vi è quella giapponese dal fiore giallo: il Jasminum nudiflorum, meglio conosciuto come Gelsomino d’inverno.

Altre specie particolarmente appropriate allo scopo sono il Jasminum polyanthum a fiore bianco e il Jasminum primulinum a fiore giallo. Si tratta di piante forti che con poche, semplici, cure possono essere coltivate con successo. Proprio per la facilità di coltivazione è una pianta consigliata anche ai principianti, soprattutto considerando il veloce conseguimento di buoni risultati, garantiti dalla sua vigorosità. Gli stili a cui maggiormente si adatta sono l’eretto, il prostrato, il doppio tronco, il tronco multiplo, senza dimenticare anche la possibilità di creare con questa specie splendide composizioni su roccia.
gelsomino
Esposizione.
Come già accennato, si tratta di una specie che si sviluppa spontaneamente nei climi temperati e caldi e pertanto ama una posizione soleggiata durante tutto l’anno; solo nei mesi estivi più caldi è meglio collocarla a mezz’ombra per evitare sgradevoli bruciature alle foglie. In inverno, invece, dal momento in cui la temperatura scende sotto i 3-5° C, il Gelsomino andrà riparato in un ambiente fresco, privo di riscaldamento, come un ingresso o un sottoscala. Si eviti di esporlo anche a venti molto forti.

Annaffiatura.
Non necessita di annaffiature particolarmente frequenti. Per il Gelsomino vale senz’altro la regola generale di bagnare solo quando il terreno risulta asciutto; ovviamente si dovrà annaffiare maggiormente durante il periodo estivo, momento in cui può essere necessario intervenire anche due volte al giorno. Si tratta comunque di una pianta che tollera molto bene anche la siccità, pertanto se capita di trascurare l’annaffiatura, non ne risente particolarmente. Si eviti invece di annaffiare in modo eccessivo poiché, se l’acqua ristagna nel vaso, crea molti più problemi a livello radicale rispetto a una sua temporanea mancanza..

Terreno.
Il composto più adatto a questa specie è costituito da: 80% di akadama e 20% di terriccio universale.

Rinvaso.
Essendo una specie particolarmente vigorosa, va rinvasata spesso intervenendo annualmente o al massimo ogni due anni. I periodi ideali in cui applicare il trapianto sono la primavera, dopo la fioritura, o la fine di settembre, dopo la caduta delle foglie. Per frenare la sua grande vigoria, durante il trapianto è consigliabile effettuare un’energica potatura del ceppo radicale che si presenterà certamente composto da un fitto intreccio di radici fini.
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Potatura.
Considerando che il difetto principale del Gelsomino è la sua naturale tendenza al ritiro della linfa, è bene evitare di tagliare rami molto grossi. Nel caso in cui fosse necessario effettuare potature drastiche, bisogna intervenire con attrezzi ben disinfettati, ponendo immediatamente mastice cicatrizzante sulle ferite. Per la potatura di formazione si interviene tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, tagliando i rami dell’anno, lasciando 1-3 nodi.

La scelta dei rami da tagliare si effettua in base alla forma che si vuole conferire alla pianta e al vigore di ciascun ramo; i rami che appaiono particolarmente deboli non andranno potati anche se sono antiestetici. Avendo una crescita molto rapida, bisognerà tollerare in alcuni periodi la presenza di rami cascanti, poiché, potando più di due volte l’anno, si va incontro al ritiro di linfa. Più la pianta è adulta, più potare è pericoloso e quindi si applicherà in questo caso solo una potatura di sfoltimento, ponderando attentamente le operazioni aggressive indispensabili. È evidente quindi che se si vogliono ottenere bonsai di Gelsomino di un certo livello è necessario partire da materiale giovane.

Pinzatura.
Dopo la fioritura, si tolgono i fiori appassiti con le dita e si tagliano i rami che presentano gemme da fiore, mentre vengono mantenuti i rami con le gemme da foglia. Alla base dei rami, spuntano nuovi germogli con una certa frequenza, che occorre togliere immediatamente, altrimenti si rischia di pregiudicare il vigore dei rami già formati. In maggio/giugno si frena la crescita dei rami lunghi, pinzando al secondo/terzo nodo. Sulla vegetazione successiva si formeranno le nuove gemme da fiore. Si tenga presente che se si pinza in luglio, l’albero difficilmente produrrà gemme da fiore.
Avvolgimento
Il Gelsomino ha rami piuttosto fragili, soprattutto quelli più vecchi, che non sarà assolutamente possibile educare con il filo. In ogni caso, dopo la fioritura, si possono avvolgere i rami giovani, lasciando il filo solo per un periodo di circa due mesi, ossia esclusivamente il tempo necessario per far assumere al ramo la forma desiderata. Per non incidere la corteccia, è meglio ricoprire il filo con nastro adesivo, ponendolo sul ramo fino a 2/3 della lunghezza, lasciando quindi libera l’ultima porzione poiché troppo fragile.

Concimazione.
Fino a che non cominciano a crescere vigorosamente i nuovi germogli, non bisogna assolutamente concimare. È necessario invece fertilizzare dalla fine della fioritura fino a tarda estate, 3-4 volte al mese con concime organico liquido. A settembre e ottobre si continuerà a concimare, utilizzando però concime organico a lenta cessione, tipo Hanagokoro, una volta al mese. Durante l’inverno le somministrazioni di concime vanno sospese.

Cure.
Le patologie che più frequentemente interessano questa specie sono afidi, bruchi e cocciniglie. All’insorgere di tali malattie si interviene utilizzando un insetticida sistemico, effettuando almeno tre interventi a distanza di dieci giorni uno dall’altro. Se il drenaggio del terreno non è adeguato, le radici possono essere soggette ad attacchi fungini: in tal caso occorre ridurre le annaffiature ed utilizzare immediatamente un fungicida a largo spettro.

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A proposito dell'autore: Fausto Baccino

Un bonsai non è semplicemente una pianta. È una filosofia, un simbolo d’armonica condivisione con la natura. È un essere vivente sul quale vanno riversate tante attenzioni. Alcuni ritengono che per curarne uno sia necessario essere sereni con se stessi, in armonia con la natura.

2 commenti:

  1. Il gelsomino, è una delle pochissime piante che presenta resistenza ai ristagni idrici e al contempo, non ama abbondanti e frequenti irrigazioni: la pratica dell’annaffiatura, dunque, tende a non seguire regole precise, ma si fa guidare dalle esigenze della pianta, da come si mostra il terreno, dal clima, da particolari condizioni della pianta, dalla grandezza del vaso.

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    Risposte
    1. Come tutte le specie di bonsai, necessita di maggiori e più frequenti interventi durante il periodo di produzione vegetativa, mentre durante il periodo di riposo, gli interventi di innaffiatura potranno essere ridotti.

      Grazie dal tuo commento. Buona serata.

      Elimina

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