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ottobre 30, 2019

Il Prunus mume è sicuramente una delle specie più amate per la sua fioritura e fruttificazione particolarmente generose.

Posted By: Fausto Baccino - ottobre 30, 2019

Il Prunus mume, originario della Cina e della Corea, ma soprattutto diffuso in Giappone (dove è considerato un albero portafortuna), è sicuramente una delle specie più amate per la sua fioritura e fruttificazione particolarmente generose.

Il Prunus mume come bonsai

Il Prunus mume, originario della Cina e della Corea, ma soprattutto diffuso in Giappone (dove è considerato un albero portafortuna), è sicuramente una delle specie più amate per la sua fioritura e fruttificazione particolarmente generose. Fiorisce infatti abbondantemente già verso la fine dell'inverno e i suoi fiori leggeri creano uno splendido contrasto con il tronco rugoso e dal piacevole aspetto vetusto. Poiché trattasi di una specie che risponde bene alla potatura e vegeta vigorosamente, costituisce un materiale piuttosto semplice da formare, quindi è l'ideale anche per i principianti. La sua formazione come bonsai è estremamente gratificante non solo per la fioritura, ma anche per il fascino dell'aspetto d'insieme, il portamento e la distribuzione dei rami. In Oriente si trovano anche molte cultivar che non sono diffuse in Occidente. È adatto a tutti gli stili, eccetto l’eretto formale e quello a scopa.

Esposizione

Predilige il pieno sole, avendo però l'accortezza di proteggere la pianta dai raggi diretti nei mesi estivi più caldi. Non presenta particolari problemi durante la stagione invernale, salvo necessitare di un'adeguata protezione in caso di gelate.

Annaffiatura

Ogni qualvolta lo strato superficiale del terreno appare asciutto, annaffiare abbondantemente. Attenzione a non spruzzare mai direttamente l'acqua sui fiori.

Terreno

Terra composta da: 60% akadama, 30% terra pronta e 10% pozzolana.

Rinvaso

Poiché trattasi di una specie molto vigorosa, quando giovane è necessario trapiantare tutti gli anni, solo negli esemplari più maturi si può portare la frequenza a ogni 2-3 anni. Il periodo ideale in cui intervenire è l'autunno, tra ottobre e novembre, subito dopo la caduta delle foglie. In questo momento è possibile anche potare le radici grosse. Si può trapiantare anche subito dopo la fioritura, questa alternativa però deve essere adottata solo in casi eccezionali come, ad esempio, la rottura del vaso, l'esigenza di presentare la pianta ad una mostra, ecc.

Potatura

Per questa specie è necessario distinguere due differenti tecniche di potatura, a seconda che l'albero sia in formazione o sia ben delineato e si desideri solo favorirne la fioritura. La potatura di formazione si effettua nell'arco della stagione vegetativa, in primavera, quando le gemme cominciano a gonfiarsi, mentre è assolutamente sconsigliato potare in inverno poiché si può andare incontro a ritiri di linfa. I risultati migliori si ottengono potando e lasciando solo due gemme, così si riescono a creare rami con curve interessanti. In questa fase è molto importante mantenere delle gemme da foglia, altrimenti si rischia di perdere il ramo. Se la base del ramo è ormai definita si torna a potare a fine luglio-inizio agosto. Una volta rifinita la ramificazione secondaria, la potatura sarà diretta all'ottenimento di fiori e frutti, cercando di favorire il maggior numero possibile di gemme da fiore. Questa specie fiorisce a fine inverno, ma comincia a formare le gemme in estate. Se la ramificazione è formata, si attende il termine della fioritura per potare l'eccesso di crescita dell'anno precedente, in cui si eliminano i fiori e si potano i rami a piacimento. Il taglio successivo viene praticato quando le gemme si saranno già differenziate; su questa specie il segnale si riscontra quando le foglie si arricciano. Le gemme da fiore, si distinguono da quelle da foglia poiché sono più grosse.

Pinzatura

Il Prunus mume necessita di una costante pinzatura. La cimatura va effettuata utilizzando le forbici, al termine della fioritura: ogni volta che un ramo presenta 4 foglie se ne lasciano solo 2, smettendo di pinzare all'inizio dell'estate. È indispensabile applicare questa tecnica nel periodo corretto poiché ritardandola, i germogli si svilupperebbero con internodi lunghi. Non conviene però, neanche pinzare troppo presto visto che le gemme da fiore non si formano su legno molto giovane. Terminato il periodo di pinzatura, si lascia che l'albero si sviluppi liberamente per formare le gemme da fiore.

Avvolgimento

È meglio evitare di applicare questa tecnica: si forma soprattutto con le potature.

Concimazione

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni. Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure

Se la pianta è coltivata come indicato, le fisiopatie che possono verificarsi, sono quasi insignificanti.

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ottobre 24, 2019

In Giappone il Melograno, o Punica granatum, si coltiva come bonsai dall'inizio del secolo scorso.

Posted By: Fausto Baccino - ottobre 24, 2019

In Giappone il Melograno, o Punica granatum,  si coltiva come bonsai dall'inizio del secolo scorso.Risulta molto adatto per la modellatura a bonsai.

Il Punica granatum come bonsai

In Giappone il Melograno, o Punica granatum,  si coltiva come bonsai dall'inizio del secolo scorso.Risulta molto adatto per la modellatura a bonsai: sopporta le potature drastiche e la pinzatura continua delle gemme, è facile da raccogliere, da far radicare ed inoltre possiede un grande vigore di crescita, oltre ad adattarsi molto bene al vaso. Applicando le tecniche bonsai, il Melograno assume caratteristiche molto affascinanti, soprattutto per quanto riguarda la sua ramificazione che diviene finissima, se si presta particolare attenzione alla potatura dei nuovi germogli. Il suo legno durissimo, permette di realizzare con grande successo dei jin. La fioritura ed i bellissimi frutti completano le qualità di quest'albero. Le sue peculiarità ne fanno anche una delle specie più adatte ad essere lavorate come shohin, per cui risulta particolarmente adeguata la varietà nana di questa pianta poiché presenta fiori e frutti di dimensioni ridotte.

Esposizione

Poiché ama molto il sole, trae il massimo beneficio dall'irradiazione diretta; l'ideale, comunque è che possa ricevere anche una buona ventilazione. È molto resistente anche al caldo estivo più intenso, ma soffre se sottoposto al freddo e soprattutto alle gelate invernali: ai primi abbassamenti di temperatura la pianta andrà protetta.

Annaffiatura

Il terreno in cui cresce il Melograno non deve rimanere costantemente umido, ma è fondamentale bagnarlo bene e abbondantemente: tra un'annaffiatura e l'altra la terra deve avere il tempo di asciugarsi.Vanno evitati gli eccessi di annaffio, altrimenti sulla pianta si manifesta una crescita lunga e debole con foglie gialle. Allo stesso modo anche le annaffiature scarse danneggiano seriamente lo sviluppo della pianta: le foglie si arricciano, seccandosi ai bordi, inoltre la fioritura viene compromessa.

Terreno

Il composto migliore da utilizzare è costituito da: 4/6 di akadama, 1/6 di terriccio, 1/6 di sabbia.

Rinvaso

La frequenza ideale per effettuare il trapianto di questa specie è ogni due/tre anni. Se si effettua il rinvaso una settimana dopo che la pianta ha vegetato, l'albero non andrà incontro ad alcun rischio. Si scelgano preferibilmente vasi piuttosto profondi e provvisti di molti e ampi fori al fine di un buon drenaggio.

Potatura

I due tipi di potatura che si praticano sul Melograno sono quella di formazione e quella di mantenimento. Con la prima si effettua il taglio di grossi rami all'inizio della primavera, momento in cui l'albero ha già vegetato, coprendo immediatamente le ferite con mastice cicatrizzante. La potatura di formazione va effettuata solo se è assolutamente necessaria, poiché il Melograno ha la forte tendenza al ritiro di linfa proprio sui tagli dei rami di grosse dimensioni. La potatura di mantenimento si applica soprattutto per eliminare l'eccesso di crescita prodotto durante tutto l'anno: rami che si incrociano, che crescono verso l'alto o il basso o che appaiono troppo lunghi. Il periodo migliore per eseguirla è la primavera o a metà autunno, in modo che i tagli abbiano il tempo di chiudersi prima del sopraggiungere dell'inverno.

Pinzatura

Per effettuare la pinzatura su questa specie, va considerato che il fiore appare alle estremità delle nuove vegetazioni, quindi se si interviene continuamente con le cimature non si otterranno i frutti, ma d’altra parte, se non si pinzasse, non si riuscirebbe a mantenere la silhouette dell’albero. Per pinzare correttamente il Melograno è bene far attenzione al suo ritmo di crescita come specie da fiore. È difficile che dai suoi fiori, che si sviluppano prima di giugno, si ottengano dei frutti, per questo motivo fino all'inizio dell'estate essi non saranno necessari e quindi ci si potrà occupare delle nuove crescite, pinzando allo scopo di formare nuovi rami. Dalla fine di maggio/primi di giugno i rami si lasceranno crescere: osservando quali portano la gemma da fiore all’estremità, si scelgono quelle che interessano al disegno dell’albero, pinzando le restanti.

Avvolgimento

In maggio-giugno si può applicare il filo poiché questo è il momento in cui la nuova crescita non è ancora totalmente lignificata e quindi i rami potranno essere curvati più facilmente, evitando il rischio di rotture. Su questa specie, essendo piuttosto delicata, l'avvolgimento va effettuato con la massima attenzione. Si consiglia di utilizzare filo di alluminio ramato. Quando si prevede di avvolgere un ramo di grosse dimensioni, è bene non annaffiare la pianta nei due giorni precedenti al lavoro.

Concimazione

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ogni 8-10 giorni. Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure

Nel momento della fioritura gli alberi sono maggiormente soggetti ad attacchi di parassiti, ma nella somministrazione dei prodotti insetticidi occorre avere cautela, altrimenti si rischia di ostacolare l'impollinazione naturale. Quindi è consigliabile applicare dei trattamenti di prevenzione, piuttosto che dover intervenire quando l'albero si trova nella fase di fioritura. Questa specie può essere soggetta soprattutto a mosca bianca e ragnetto rosso.

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ottobre 16, 2019

Le varietà autoctone come il Pinus Thunbergii occupano il primo posto tra le specie più apprezzate come bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - ottobre 16, 2019

Le varietà autoctone occupano il primo posto tra le specie più apprezzate come bonsai. Si tratta di una pianta molto longeva che ha dimostrato di poter vivere, coltivata come bonsai, per centinaia di anni.

Il Pinus thunbergii bonsai

Le varietà autoctone occupano il primo posto tra le specie più apprezzate come bonsai. Si tratta di una pianta molto longeva che ha dimostrato di poter vivere, coltivata come bonsai, per centinaia di anni. Per molti appassionati ha costituito sicuramente il primo approccio all’arte bonsai. Sono diversi gli stili indicati per i Pini: bunjin, eretto formale e informale, inclinato, semi-cascata e cascata; si adatta comunque anche ad altre forme, che però a volte possono apparire meno naturali. Invecchiando, le peculiarità di questa pianta si accentuano: la corteccia fessurandosi, diventa sempre più interessante, la vegetazione si arricchisce definendo splendidi palchi, ecc. Grazie quindi alla tipica longevità, garantita anche dalla grande resistenza dei Pini nei confronti delle avversità climatiche e ambientali, esistono esemplari spettacolari che, soprattutto nella patria del bonsai, il Giappone, si tramandano di generazione in generazione, scrivendo una propria storia.

Esposizione

I Pini amano posizioni soleggiate e ben ventilate, pertanto è consigliabile lasciarli costantemente all’esterno. Tuttavia, nel caso in cui i vasi siano di dimensioni molto contenute, conviene proteggerli dal vento proveniente dal nord in inverno, per evitare che la zolla geli. In estate se non si ha la possibilità di annaffiare con costanza nei momenti adeguati, può essere utile proteggerli collocandoli sotto una rete ombreggiante durante il giorno e riportandoli all’esterno ogni sera, in modo che possano godere della rugiada notturna.

Annaffiatura

In generale, queste piante sopportano piuttosto bene la siccità. Se si lascia asciugare adeguatamente la terra tra un’annaffiatura e l’altra, il fogliame assume un aspetto più compatto. Dall’inizio dell’estate fino all’autunno non bisogna trascurare la nebulizzazione degli aghi a fine giornata.

Terreno

Il composto ideale è costituito da akadama e sabbia grossolana, che riesce a garantire un drenaggio ottimale.

Rinvaso

Gli esemplari giovani si trapiantano circa ogni 3 anni, quelli più maturi ogni 5-7 anni. L’epoca più adatta è tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, quando le gemme sono gonfie, ma gli aghi non si sono ancora aperti. Dopo il rinvaso si bagna a fondo e si posiziona l’albero all’ombra, nebulizzando gli aghi due volte al giorno. Solo quando gli aghi saranno completamente aperti, si potrà abituare il Pino al sole.

Potatura

La potatura dei rami o dell’apice si esegue esclusivamente in inverno, quando l’albero è in dormienza e la pressione della linfa è minima, altrimenti la ferita comincerà a gemere resina, anche se protetta con pasta cicatrizzante. È consigliabile potare, lasciando un moncone, applicare pasta cicatrizzante ed eliminare il moncone l’anno successivo. La potatura di mantenimento consiste nella sostituzione degli apici: si tagliano i germogli troppo lunghi, sostituendoli con altri laterali più corti. Allo stesso tempo si eliminano i germogli che crescono direttamente verso il basso, e quelli che crescono in tutte le altre posizioni inopportune. È bene tener presente che i Pini mostrano una forte tendenza alla crescita apicale e l’unico modo per contenere questo sviluppo verticale, è favorire quello orizzontale.

Pinzatura

Il periodo migliore per pinzare le candele mature è intorno alla metà di giugno, momento in cui si eliminano completamente i germogli: subito quelli deboli e a distanza di due settimane quelli forti. Se dopo la pinzatura si formassero 3 o 4 germogli nello stesso punto, conviene sfoltire i più vigorosi, mantenendo quelli più deboli presenti nelle zone forti, mentre nelle zone deboli si interviene su quelli deboli, lasciando i più forti, per evitare che si verifichi un ingrossamento delle estremità dei rami.

Avvolgimento

L’epoca più adatta per questa pratica è l’inverno. I Pini consentono una piegatura di rami e tronco, impensabili in altre specie, purché vengano prese le dovute precauzioni. Poiché la legna è molto flessibile, è bene usare filo di spessore maggiore, rispetto a quello che sarebbe adatto per altre specie con dimensioni simili; viceversa il ramo modellato tornerebbe in pochi minuti nella posizione iniziale. Dopo l’avvolgimento si pone l’albero all’ombra, nebulizzando la ramificazione con acqua, un paio di volte al giorno.

Concimazione

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure

Durante la stagione vegetativa i Pini possono subire attacchi da parte di parassiti, quali afidi e acari, che dovranno essere trattati immediatamente, utilizzando prodotti specifici. A scopo preventivo è utile nebulizzare la chioma in inverno, con del liquido jin, diluito in acqua (1:30).

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ottobre 13, 2019

Il Podocarpues macrophyllia nonostante l'origine orientale, viene chiamato anche Pino dei buddisti.

Posted By: Fausto Baccino - ottobre 13, 2019

Per le sue caratteristiche foglie strette e lunghe, che gli conferiscono un sapore decisamente mediterraneo, nonostante l'origine orientale, viene chiamato anche Pino dei buddisti.

Il Podocarpus macrophylla come bonsai

Per le sue caratteristiche foglie strette e lunghe, che gli conferiscono un sapore decisamente mediterraneo, nonostante l'origine orientale, viene chiamato anche Pino dei buddisti. È molto resistente e, se ben coltivato, fiorisce a fine agosto, dopodiché fruttifica. Grazie alla sua lenta crescita, come bonsai mantiene a lungo la forma conferitagli, richiedendo solo minimi interventi. Gli stili a cui meglio si adatta sono: eretto formale, inclinato, a due tronchi, a ceppaia, a zattera, a tronco multiplo e a gruppo.

Esposizione

Nei mesi più freddi questa pianta deve essere riparata all’interno, in una zona molto luminosa, garantendole una temperatura tra i 10° ed i 21° C. Da maggio a settembre va posta all’esterno in un luogo soleggiato e ventilato.

Annaffiatura

Deve essere abbondante e regolare, in modo da mantenere il terreno sempre fresco. Bisogna evitare i ristagni di acqua e quindi curare particolarmente il drenaggio. Nel periodo invernale vaporizzare il fogliame. Se si utilizza acqua corrente, è particolarmente consigliabile l'uso del Decalcificante Bonsan per neutralizzarne i sali nocivi.

Terreno

Terra composta da: 60% akadama, 20% terra pronta e 20% pozzolana.

Rinvaso

Questa operazione va effettuata ogni 3-5 anni in primavera inoltrata.

Potatura

Si può effettuare la potatura dei rami in qualsiasi periodo dell’anno.

Pinzatura

Spuntare durante tutto il periodo vegetativo i germogli nuovi a 3-4 cm, eliminando anche le foglie che appaiono troppo grosse.

Avvolgimento

Il filo può essere applicato sui rami durante l’anno, mentre sui germogli nuovi solo quando sono lignificati. È bene rimuoverlo al massimo dopo due mesi, altrimenti si rischia di incidere la corteccia.

Concimazione

Alla ripresa vegetativa (marzo-aprile) concimare ogni 8-10 giorni abbinando il Concime Bonsan ad Azione Stimolante al Concime Liquido Organico Bonsan. Da aprile a settembre concimare ogni 8-10 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan oppure ogni 15-20 giorni con Bonsan Concime Solido Organico Aburukasu, evitando i mesi di luglio e agosto. Da settembre a febbraio utilizzare ogni 15-20 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure

È soggetto soprattutto a ragnetto rosso, cocciniglie, lumache e afidi.

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settembre 22, 2019

Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.

Posted By: Fausto Baccino - settembre 22, 2019
Sia per le varietà autoctone, sia per quelle di importazione i Pini bonsai occupano il primo posto tra le specie più apprezzate come bonsai.

Si tratta di una pianta molto longeva che ha dimostrato di poter vivere, coltivata come bonsai, per centinaia di anni.

Per molti appassionati ha costituito sicuramente il primo approccio all’arte bonsai.

Le specie di pino più utilizzate e più facili da reperire come bonsai sono: Pinus thunbergii (Pino nero) e Pinus pentaphylla (Pino a cinque aghi).

Senza ombra di dubbio i bonsai di pino, sono di gran lunga i bonsai più largamente apprezzati e coltivati, grazie anche al fatto che sono molto longevi e particolarmente resistenti alle condizioni climatiche.

I pini bonsai occupano il primo posto tra le specie più apprezzate come bonsai.

Pinus Pentaphylla tra le specie più apprezzate come bonsai.

Sono diversi gli stili indicati per i Pini: bunjin, eretto formale e informale, inclinato, semi-cascata e cascata; si adatta comunque anche ad altre forme, che però a volte possono apparire meno naturali. Invecchiando le peculiarità di questa pianta si accentuano: la corteccia fessurandosi, diventa sempre più interessante, la vegetazione si arricchisce definendo splendidi palchi, ecc.



Grazie quindi alla tipica longevità, garantita anche dalla grande resistenza dei Pini nei confronti delle avversità climatiche e ambientali, esistono esemplari spettacolari che, soprattutto nella patria del bonsai, il Giappone, si tramandano di generazione in generazione, scrivendo una propria storia.

Esposizione.


I Pini amano posizioni soleggiate e ben ventilate, pertanto è consigliabile lasciarli costantemente all’esterno. Tuttavia, nel caso in cui i vasi siano di dimensioni molto contenute, conviene proteggerli dal vento proveniente dal nord in inverno, per evitare che la zolla geli.

In estate se non si ha la possibilità di annaffiare con costanza nei momenti adeguati, può essere utile proteggerli collocandoli sotto una rete ombreggiante durante il giorno e riportandoli all’esterno ogni sera, in modo che possano godere della rugiada notturna.

Annaffiatura.


In generale, queste piante sopportano piuttosto bene la siccità. Se si lascia asciugare adeguatamente la terra tra un’annaffiatura e l’altra, il fogliame assume un aspetto più compatto.

Dall’inizio dell’estate fino all’autunno non bisogna trascurare la nebulizzazione degli aghi a fine giornata.

Terreno.


Il composto ideale è costituito da akadama e sabbia grossolana, che riesce a garantire un drenaggio ottimale.

Rinvaso.


Gli esemplari giovani si trapiantano circa ogni 3 anni, quelli più maturi ogni 5-7 anni. L’epoca più adatta è tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, quando le gemme sono gonfie, ma gli aghi non si sono ancora aperti.
Leggi anche: La Metasequoia come bonsai fino al secolo scorso era considerato estinto da due milioni di anni.
Dopo il rinvaso si bagna a fondo e si posiziona l’albero all’ombra, nebulizzando gli aghi due volte al giorno.

Solo quando gli aghi saranno completamente aperti, si potrà abituare il Pino al sole.

Potatura.


La potatura dei rami o dell’apice si esegue esclusivamente in inverno, quando l’albero è in dormienza e la pressione della linfa è minima, altrimenti la ferita comincerà a gemere resina, anche se protetta con pasta cicatrizzante.

È consigliabile potare, lasciando un moncone, applicare pasta cicatrizzante ed eliminare il moncone l’anno successivo.

La potatura di mantenimento consiste nella sostituzione degli apici: si tagliano i germogli troppo lunghi, sostituendoli con altri laterali più corti.

Allo stesso tempo si eliminano i germogli che crescono direttamente verso il basso, e quelli che crescono in tutte le altre posizioni inopportune.

È bene tener presente che i Pini mostrano una forte tendenza alla crescita apicale e l’unico modo per contenere questo sviluppo verticale, è favorire quello orizzontale.

Pinzatura.


Per quanto riguarda le nuove crescite, quando i germogli si allungano a forma di candela, verso aprile-maggio, è bene pinzarli in modo da equilibrare il loro vigore di crescita.

Cimando con decisione le candele più lunghe e forti e pinzando leggermente o addirittura evitando di applicare questa operazione su quelle più deboli, si conferisce equilibrio allo sviluppo dell’albero.

Avvolgimento.


L’epoca più adatta per questa pratica è l’inverno.


I Pini consentono una piegatura di rami e tronco, impensabili in altre specie, purché vengano prese le dovute precauzioni.

Poiché la legna è molto flessibile, è bene usare filo di spessore maggiore, rispetto a quello che sarebbe adatto per altre specie con dimensioni simili; viceversa il ramo modellato tornerebbe in pochi minuti nella posizione iniziale.

Dopo l’avvolgimento si pone l’albero all’ombra, nebulizzando la ramificazione con acqua, un paio di volte al giorno.

Concimazione.


Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan.

Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.


Durante la stagione vegetativa i Pini possono subire attacchi da parte di parassiti, quali afidi e acari, che dovranno essere trattati immediatamente, utilizzando prodotti specifici.
Leggi anche: L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.
A scopo preventivo è utile nebulizzare la chioma in inverno, con del liquido jin, diluito in acqua (1:30).
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agosto 30, 2019

La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.

Posted By: Fausto Baccino - agosto 30, 2019
In arte bonsai la specie più apprezzata è la Picea Jezoensis.

La Picea si adatta perfettamente a tutti gli stili a tronco eretto, essendo la sua silhouette in natura quasi sempre conica.

Le formazioni consigliabili sono quindi l’eretto formale ed informale.

La specie Picea Jezoensis è particolarmente adatta anche per realizzare boschetti, visto che il suo tronco solitamente non presenta curve pronunciate.

La Picea è una specie tipica delle zone fredde.

In arte bonsai la specie più apprezzata è la Picea Jezoensis. 

Altre peculiarità importanti per l’educazione a bonsai, sono il suo fogliame minuto e la crescita rapida e vigorosa del tronco: caratteristiche che facilitano notevolmente la formazione e la modellatura.


Esposizione.

La Picea è una specie tipica delle zone fredde: ciò potrebbe far pensare che si tratti di una pianta molto robusta, ma in realtà non sopporta bene né il freddo, né il caldo e nemmeno il clima troppo secco.



Bisognerà far attenzione soprattutto all’inizio della primavera, momento in cui il clima cambia bruscamente ed è necessario adottare un controllo molto meticoloso, curando particolarmente l’annaffiatura e la nebulizzazione del fogliame.

Poiché le sue radici hanno bisogno di suolo fresco, è meglio evitare di collocarla in pieno sole, scegliendo invece un luogo a mezzombra e arieggiato. Si evitino anche collocazioni in zone poco luminose. In inverno è necessario proteggerla dalle gelate intense e prolungate.

Annaffiatura.

Soprattutto nei mesi più caldi ama frequenti nebulizzazioni del fogliame.

Per quanto riguarda le radici, si bagna a fondo la terra, lasciandola poi quasi seccare prima di irrigare nuovamente: in questo modo si riesce a fornire anche un’aerazione adeguata.

Terreno.

È necessario che il substrato sia poroso ed evitare che il contenitore possa inzupparsi, fornendogli un buon strato di drenaggio.

Il composto più adatto a questa specie è costituito da: akadama 100% di granulometria medio/grossa.

Rinvaso.

Il trapianto si esegue in primavera ogni due-tre anni, quando le gemme cambiano colore, conservando sempre 1/3 della massa di terra originale, infatti è consigliabile non potare eccessivamente l’apparato radicale.
Leggi anche: Il Morus è coltivato come bonsai da secoli poiché le sue foglie sono la dieta base dei bachi da seta.
Considerando che, anche in natura, le radici della Picea non sono molto profonde si possono utilizzare vasi piani; tuttavia in zone con estati calde e molto secche sono consigliabili contenitori profondi.

Potatura.

Dall’inizio dell’autunno alla fine dell’inverno i rami vanno potati e sfoltiti.

Poiché la Picea ramifica abbondantemente e con facilità, si sfoltisce lasciando ramoscelli alterni con l'obiettivo di creare un profilo triangolare, ecco perché si cercherà di mantenere più lunghi i rami della base e più corti quelli dell’apice.

Pinzatura.

I germogli della Picea sono sottili, minuti e non crescono molto, pertanto anche se non si pinzassero, l’albero non perderebbe la forma, tuttavia la pinzatura è necessaria affinché i rami aumentino in densità. I germogli spuntano a forma arrotondata, ma il momento giusto per pinzarli è quando appaiono come piccole ghiande e raggiungono 1 o 2 cm di lunghezza.

Se i germogli si sono sviluppati al punto di richiedere l’intervento con le forbici, anziché con le dita, significa che è già troppo tardi per pinzare. Si pinzano i germogli forti dell’apice e delle punte dei rami e solo leggermente quelli deboli delle zone interne e basse.

Generalmente i germogli si pinzano dalla base, ma se l’albero non è abbastanza vigoroso si corre il rischio di far seccare l’intero ramo: bisognerà lasciar crescere le parti deboli senza pinzarle, per equilibrare il vigore dell’albero.

È indispensabile applicare anche un’accurata selezione dei germogli: le zone troppo folte vanno alleggerite, lasciando solo 2 o 3 germogli in modo che arrivi sole ed aria all’interno dei rami.




Le gemme rivolte verso l’alto e quelle rivolte verso il basso vanno eliminate, preferendo le crescite orizzontali: trascurare questa operazione, significa trovarsi la stagione successiva con un ammasso confuso di nuovi germogli alle estremità dei rami.

Dopo la selezione delle gemme e la pinzatura, l’albero produce una seconda, vigorosa, vegetazione che dovrà essere controllata soprattutto nelle zone forti.

Avvolgimento.

L’avvolgimento si applica in autunno. Ha un legno molto flessibile pertanto ai rami si può fare assumere qualsiasi forma.

Considerando che la sua silhouette è generalmente triangolare, spesso è più comodo utilizzare tensori per abbassare la posizione dei rami; in questo modo si evita anche di schiacciare gli aghi con il filo.

Si tenga presente che pur essendo l’avvolgimento una tecnica efficace di modellatura, con la Picea capita sovente che i rami tendano a rialzarsi quando si toglie il filo. Se ciò accadesse, occorre avvolgere nuovamente.

Durante l’operazione di avvolgimento è importante vaporizzare spesso la pianta.

Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan.

Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

Le malattie che più frequentemente si manifestano sulla Picea sono quelle fungine, ma anche gli acari sono suoi acerrimi nemici: durante l’inverno è consigliabile applicare un paio di trattamenti preventivi con liquido jin in soluzione di 1:30.
Leggi anche: Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.
Se si manifestasse qualche attacco, utilizzare subito il rimedio appropriato, applicando almeno tre trattamenti a distanza di 10 giorni uno dall’altro.
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luglio 28, 2019

L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 28, 2019
Non è da molto tempo che l'Olivo è entrato nel mondo del bonsai: con le prime coltivazioni non si va più indietro del 1970.

In ogni caso, si possono già fornire delle indicazioni per poter avere successo con questo tipo di pianta.

Essere consapevoli delle reazioni di tale specie all'applicazione delle varie tecniche che l'arte bonsai comporta, è sicuramente l'aspetto più importante da tenere in considerazione.

I rischi legati al clima sono molto alti, poiché essendo una specie da esterno è completamente esposta alle variazioni atmosferiche.


L'Olea europaea come bonsai.


Il suo punto debole è rappresentato dall’apparato vegetale, e considerando la facilità di emissione delle radici superficiali, un grave pericolo è costituito dalle gelate prolungate che possono addirittura portare alla morte dell’albero: è un aspetto, quest’ultimo, da tenere particolarmente in considerazione soprattutto quando si trapianta in vaso bonsai.

Esposizione.

Ama la coltivazione in pieno sole. In caso di poca luce produrrà una crescita allungata, con internodi distanziati ed inclinazione dei nuovi germogli verso la sorgente di luce.


Se il bonsai si trova molto vicino ad una parete, e le ore in cui riceve il sole sono ridotte, è bene girare il vaso affinché possa ricevere irradiazione solare da ogni lato e le punte dei rami non tendano a seguire la direzione della luce.

L'Olivo necessita di protezione dalle gelate prolungate e tardive, oltre che dai venti secchi e caldi.

Durante l’inverno, nelle zone in cui il clima è particolarmente rigido, è consigliabile collocarlo in una serra fredda o in un locale della casa poco riscaldato, posizionandolo molto vicino ad una finestra.

Annaffiatura.

Occorre annaffiare ogni qualvolta il terreno risulta asciutto al tatto. Durante la stagione estiva è bene nebulizzare spesso la chioma.

Se all'Olivo non venisse garantita l'acqua di cui necessita, si produrrebbe il processo di disidratazione, che si manifesta con l'avvizzimento dei nuovi germogli e successiva caduta delle foglie.

Anche un'eccessiva annaffiatura porta a conseguenze negative, i cui primi sintomi sono una crescita sproporzionata, con internodi molto distanziati e foglie grandi e flosce; in seguito appaiono macchie scure sui germogli e sulle foglie, con conseguente arresto della crescita.

Terreno.

Terra composta da: 100% akadama oppure da 50% di akadama mescolata ad altrettanta sabbia grossolana.

Rinvaso.

Sarà sufficiente effettuarlo ogni due o tre anni, all'inizio della primavera. Il momento ideale dipende sia dai fattori climatici, sia dalle caratteristiche proprie di ogni bonsai; comunque, nell'Olivo, l'arrivo della primavera si manifesta in modo evidente per il rigonfiamento dei germogli del ceppo e dell'apice.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
Se si tratta di un albero raccolto, il primo trapianto è quello che va effettuato con maggiore attenzione poiché, in questa occasione, va eliminata tutta la terra originale.

Per quanto riguarda le radici, quelle attorcigliate, grosse e indesiderabili vanno potate, considerando che non è possibile eliminarne più di 1/3; la diminuzione dell’apparato radicale dovrà essere compensata da una conseguente potatura dei rami.

Per i trapianti successivi, generalmente, si eliminerà sempre 1/3 del ceppo originale e si collocherà la pianta in un vaso perfettamente pulito e disinfettato, utilizzando ad esempio il prodotto Labiosan della linea Bonsan, come misura preventiva.

I vasi più indicati per questa specie sono quelli in grès non smaltati, o smaltati con colori neutri e poco brillanti.

Potatura.

La potatura drastica o di formazione si effettua solo su materiale raccolto in natura o proveniente da vivaio, durante la stagione di stasi vegetativa; è la potatura più importante poiché è quella che forma il futuro bonsai.

Potando in primavera o in estate, sebbene la ferita tenda a cicatrizzare più rapidamente, si corre il rischio di avere una nuova germogliazione con conseguente rigonfiamento della zona.

La potatura di sfoltimento si esegue dopo la crescita primaverile ed autunnale.

L'obiettivo è la creazione di palchi di vegetazione: si eliminano i germogli che crescono direttamente verso l'alto o il basso, cercando di ottenere una ramificazione alterna a destra e sinistra dei rami principali.

I polloni presenti alla base del ceppo e i succhioni che nascono dai calli delle ferite vanno eliminati al più presto.

Pinzatura.

La pinzatura si effettua durante il periodo di crescita, accorciando i nuovi germogli quando presentano la lunghezza desiderata.


Sugli esemplari molto giovani si cima nel momento in cui i rami da violacei assumono il colore del legno maturo, lasciando da una a tre paia di foglie: il taglio va effettuato dopo due foglie che presentano crescita orizzontale, a secondo dello sviluppo dei rami.

Potando in questo modo, dalle ultime due foglie si svilupperanno solo due germogli.

Sulle piante più mature si interviene quando il ramo è ancora verde e nella sua prima parte tende al violaceo, eliminando l'ultimo paio di foglie, i germogli e le foglie che crescono verso il basso.

La pinzatura si effettua durante tutto il periodo di crescita ad eccezione del mese di agosto, ma non quando la temperatura scende al di sotto dei 10° C o supera i 40° C.

Avvolgimento.

Per l'avvolgimento dell'Olivo bisogna fare una distinzione tra esemplari molto giovani ed esemplari più maturi.

Per quelli giovani, l'applicazione del filo non può essere effettuata fino al secondo o terzo anno.

Superato questo periodo si avvolge con filo di alluminio ramato prima del riposo invernale; fino alla germogliazione primaverile non si interverrà in alcun modo, mentre successivamente occorrerà controllare la situazione tutte le settimane, procedendo immediatamente alla rimozione del filo non appena si notano i primi segni di incisione sulla corteccia.

Alla fine della primavera è bene rimuovere il filo, se necessario.

Nel caso invece di alberi più maturi, si avvolge ogni due-tre anni nei periodi di riposo, applicando il filo di rame sui rami vecchi, mentre per i germogli nuovi si utilizza filo di alluminio ramato nel momento in cui il colore del ramo da verde comincerà a diventare violaceo.

Questo è il periodo di formazione della parte legnosa, quindi sarà breve il tempo impiegato dai rami per fissarsi nella posizione corretta, perciò bisognerà fare più attenzione affinché il filo non incida la corteccia.

Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan.

Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Naturale Organico Minerale con vitamine B al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

L'Olivo non solo è una specie longeva, ma possiede anche una buona resistenza alle malattie. Come bonsai però, difetti di coltivazione e lunghe permanenze in zone chiuse  possono debilitare la pianta, che quindi diviene più vulnerabile alle malattie.
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Può essere colpito da cocciniglia, afidi, fumaggine e tripidi.
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luglio 27, 2019

Il Morus è coltivato come bonsai da secoli, le sue foglie sono la dieta base dei bachi da seta.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 27, 2019
Originario dell'Asia, viene coltivato da secoli poiché le sue foglie rappresentano la dieta base dei bachi da seta.

È un albero di dimensioni contenute, molto robusto e longevo, caratterizzato da un'abbondante fruttificazione.

I suoi frutti (more rosse e nere) maturano all'inizio dell'estate e sono piccoli, commestibili e deliziosamente proporzionati.

Negli esemplari bonsai, il tronco robusto, la corteccia rugosa e le foglie dentate creano interessanti combinazioni di forme e strutture diverse. Gli stili a cui si adatta questa specie sono l’eretto, l’inclinato, il prostrato, a cascata, su roccia e a due tronchi.

Il Morus come bonsai.


È una specie che si coltiva senza difficoltà, ricavandone notevoli soddisfazioni.

Esposizione.

In estate posizionare all'ombra. Durante il resto dell'anno è preferibile il pieno sole, evitando però l'esposizione ai forti venti.



Annaffiatura.

I Morus consumano acqua in abbondanza, quindi vanno annaffiati frequentemente, soprattutto in estate.

Terreno.

Terra composta da: 50% terra pronta, 40% akadama e 10% pozzolana.

Rinvaso.

Il trapianto si opera ogni anno o al massimo ogni due anni, all'inizio della primavera oppure in ottobre.

Potatura.

La potatura su questa specie si applica prima del risveglio vegetativo. Produce facilmente gemme sul tronco a seguito di potature aggressive, ma è importante proteggere i grossi tagli con pasta cicatrizzante, altrimenti la corteccia in prossimità del taglio tende a seccare.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
Per aumentare la ramificazione fine e frenare il vigore di crescita, risulta molto efficace la defogliazione, che va operata tra la fine di maggio e l'inizio di giugno, momento in cui la spinta alla crescita tende ad arrestarsi. Questa tecnica può essere adottata sia su alberi giovani, sia su esemplari maturi.

Pinzatura.

Il Morus ha uno sviluppo rapido e vigoroso, pertanto è importante operare correttamente la pinzatura, accorciando costantemente le nuove crescite a due foglie.

Avvolgimento.

Si ricorre all'applicazione del filo, solo quando è proprio necessario, in primavera ed estate, avendo l’accortezza di proteggerlo con la carta adesiva.

Concimazione.

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni.

Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni.



Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

È soggetto soprattutto a cocciniglie.
Leggi anche: L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.
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luglio 08, 2019

La Metasequoia come bonsai fino al secolo scorso era considerato estinto da due milioni di anni.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 08, 2019
Fino al secolo scorso, si conoscevano solamente i resti fossili di questo albero, considerato estinto da due milioni di anni.

Poi nel 1945, in una remota regione della Cina, ne furono trovati degli esemplari giganteschi e da allora è iniziata la coltivazione di questa magnifica essenza, soprannominata Abete d'acqua.

Come si può immaginare, l'appellativo nasce dal fatto che la Metasequoia predilige i luoghi umidi e acquitrinosi, dove cresce vigorosa fino a raggiungere i 40 metri d'altezza, producendo una enorme quantità di foglie composite, lunghe fino a 20 centimetri, a loro volta formate da foglioline contrapposte lunghe 2-3 cm.

Pur appartenendo alla famiglia delle cupressacee, la Metasequoia è un albero spogliante e questo la rende particolarmente affascinante, per la vegetazione abbondante ma leggera e per la veste invernale, inusuale per una conifera.

La Metasequoia come bonsai.

Nella coltivazione a bonsai, si rivela una essenza di facile coltivazione e di grande soddisfazione, senza problemi di parassiti e senza bisogno di particolari interventi oltre la normale cimatura di inizio estate.



La configurazione nella quale esprime il massimo della sua bellezza è quella dello stile a bosco, ma può essere coltivata anche come pianta singola.

Esposizione.


In primavera, il bonsai va collocato in pieno sole; questo permette di ottenere ciuffi di foglie compatti, con internodi corti e rami robusti.

In estate, per evitare che il sole provochi la "sbiancatura" delle foglie, conviene tenerlo in posizione ombreggiata; inoltre, le irrigazioni devono essere costanti, in modo che il terreno non rimanga asciutto per più giorni.

In autunno, ci si può regolare come in primavera, rimettendo il bonsai al sole. Una esposizione ben illuminata, permette al bonsai di vegetare ancora e di arrivare all’inverno in condizioni ottimali.

In inverno, la Metasequoia non teme il gelo, perciò si può tenere tranquillamente all'aperto, anche nelle zone più fredde.

Annaffiatura.

Leggi anche: L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.
Le irrigazioni vanno effettuate frequentemente, appena il terreno inizia ad asciugarsi, per tutto il periodo vegetativo; mentre d'inverno, quando sono cadute le foglie, è sufficiente controllare ed eventualmente annaffiare il terreno ogni 10-15 giorni.

Potatura.


La potatura di rami importanti va effettuata d'inverno quando il bonsai è spoglio; invece la cimatura dei nuovi germogli, che si sono allungati eccessivamente, fa fatta a maggio-giugno.

Rinvaso.


Trattandosi di una specie particolamente vigorosa,  gli esemplari giovani possono aver bisogno di essere rinvasati ogni anno, mentre quelli più "anziani" ogni 2-3 anni. In ogni caso, prima di procedere al trapianto, bisogna togliere il bonsai dal vaso e controllare se ce n’è veramente bisogno.

Il periodo migliore per il rinvaso è quello invernale e si effettua riducendo l’apparato radicale di circa la metà. In caso di necessità si può anche operare a "radice nuda" cambiando completamente il terreno.



Il terriccio da usare al rinvaso deve avere un drenaggio non eccessivo, perciò, non è consigliabile utilizzare la terra Akadama, bensì un substrato contenente torba e sostanza organica (tipo Terriccio Pronto).

Concimazione.


Le concimazioni devono essere costanti per tutto il periodo vegetativo (da marzo a settembre, interrompendole da luglio a metà-agosto). Si possono usare fertilizzanti a lenta cessione (tipo Biogold o Hanagokoro) una volta al mese, oppure un concime liquido ogni 10 giorni.

Applicazione filo.

Per orientare i rami nella direzione voluta, si utilizza il filo di alluminio ramato.

L’avvolgimento può essere eseguito tutto l’anno, usando un filo dello spessore adeguato alla grandezza del ramo (in genere, 1/3 del diametro).

I rametti piccoli posso essere avvolti solo quando hanno lignificato.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
Nella stagione vegetativa, controllare il filo ogni 15 gg. per evitare che il legno resti segnato.

Difesa dai parassiti.


Questo bonsai normalmente non viene attaccato da parassiti, ma se vive assieme ad altre piante è conveniente estendere gli eventuali trattamenti antiparassitari anche alla Metasequoia.
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luglio 02, 2019

Le specie più utilizzate come bonsai sono il Malus evereste, sieboldii e il Malus halliana.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 02, 2019
Le specie più utilizzate nella coltivazione a bonsai sono il Malus evereste, sieboldii e il Malus halliana.

Il secondo ha una caratteristica corteccia chiazzata, rami fini piuttosto rigidi di colore violaceo e fiorisce in primavera alle estremità dei rami.

Fra le varie caratteristiche, è sicuramente la sua fine ramificazione a renderlo ideale come bonsai.

Il terzo, il Malus halliana, fin dall’antichità in Cina era particolarmente amato come albero da fiore: anch’esso possiede una ramificazione fine ed ha una particolare corteccia liscia e grigia.

Il Malus come bonsai.

Uno dei vantaggi maggiori di queste specie ai fini della formazione a bonsai è la rapidità di crescita che permette di ottenere buoni esemplari in pochi anni. Gli stili a cui maggiormente si adattano sono l’eretto informale o inclinato.

Esposizione.


Come tutti gli alberi da frutto necessita di molta luce per dar luogo alla fioritura e alla fruttificazione.



Si espone, quindi, in pieno sole durante tutto l’anno, naturalmente ad esclusione dei mesi estivi più caldi, quando è consigliabile ripararlo sotto una rete ombreggiante al fine di evitare bruciature alle foglie.

La protezione è utile anche in inverno nei periodi caratterizzati da forti gelate.

Annaffiatura.



Ama acqua in abbondanza, in modo particolare dopo la fioritura, quando sta formando il frutto: in questa fase potrà essere necessario annaffiare anche 2-3 volte al giorno.

Generalmente, per tutto il periodo vegetativo, le somministrazioni dovranno essere quotidiane.

Durante la fioritura, bisognerà fare molta attenzione a non bagnare mai direttamente i fiori altrimenti non arrivano a fruttificare.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
È bene spruzzare periodicamente anche le foglie, poiché sono facilmente soggette a muffe.

Terreno.


Per quanto riguarda il composto da utilizzare, si consiglia di mescolare 60% di akadama, 20% di terra pronta e 20% di sabbia di fiume.

Rinvaso.


Lo stesso vigore che caratterizza la parte aerea di questa pianta, lo si ritrova ovviamente anche nell’apparato radicale.

Questo rende necessario trapiantare gli esemplari giovani tutti gli anni, e quelli più maturi ogni due.

I periodi in cui intervenire sono l’inizio dell’autunno o la primavera, prima del risveglio vegetativo: nel primo caso, l’anno successivo si potrà godere la fioritura, mentre rinvasando in primavera per quell’anno si dovrà rinunciare ai frutti.

Potatura.


Durante il periodo di sviluppo si accorciano i nuovi rami, mentre nella fase di dormienza ci si dedica alla formazione della silhouette, potando a due o tre nodi.

Come per tutte le piante da frutto, la scopo primario è riuscire ad ottenere le gemme da fiore.

Queste si sviluppano da metà giugno a metà luglio sulle cime dei rami corti dell’anno precedente.

I rami che rimangono corti formano un gruppo di foglie sulla cima, che diventeranno le gemme da fiore per l’anno seguente.



Quindi, se si vogliono ottenere i fiori è indispensabile riuscire ad avere molti rami corti, pertanto si interverrà con la potatura solo sui germogli lunghi. È meglio evitare potature troppo drastiche poiché, in tal caso, le gemme da fiore non si formano e l’anno seguente la fioritura non si manifesta.

Per ovviare a questo inconveniente si lasciano allungare dei rami guida, detti “di sacrificio”.

Concentrando il suo vigore su questi rami, l’albero sviluppa un gran numero di rametti corti che favoriranno la formazione di gemme da fiore.

Dopo la formazione di queste gemme, nel mese di giugno, i rami troppo lunghi vanno accorciati, lasciando quattro o più foglie. I germogli della seconda vegetazione cresceranno in maniera stentata, ma la primavera successiva saranno carichi di fiori.

Pinzatura.


Se l’albero produce frutti ogni anno, i rami forti tenderanno a diventare sempre più vigorosi, mentre quelli deboli, sempre più stentati.

Per evitare questo inconveniente, ed equilibrare il vigore sull’intero albero, è importante intervenire con la defogliazione in modo da frenare l’energia di crescita delle parti più forti.

Si defogliano i rami dell’apice e quelli più giovani, allo scopo di aumentare la ramificazione sottile. Come risposta, i rami vecchi producono subito germogli da fiore.

È bene tener presente che per ottenere buoni risultati da questa operazione, bisognerà prendere le dovute precauzioni: accertarsi che l’albero goda di buona salute e provvedere, nei due mesi precedenti alla defogliazione, ad una concimazione abbondante dell’esemplare, evitando di utilizzare concimi ad alto contenuto di Azoto che provocherebbero un eccessivo ingrossamento delle foglie nuove; la fertilizzazione non sarà necessaria se la defogliazione sarà solo parziale.

Avvolgimento.


Affinché l’albero porti a maturazione i frutti, pur mantenendo il proprio vigore, si interviene con l’avvolgimento dei nuovi rami.

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, prima che lignifichino, i nuovi rami vengono abbassati con il filo: in questo modo si frena la crescita e si favorisce lo sviluppo di un maggior numero di rametti corti.
Leggi anche: Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.
Si consiglia l’utilizzo di filo di alluminio ramato, da rimuovere dopo circa un mese dalla sua applicazione.

Concimazione.


Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni.

Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni.

Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.


Batteri, funghi ed insetti sono problemi frequenti per i Meli.

Si consiglia un trattamento preventivo mensile adatto agli alberi da frutto. In caso di deformazioni tumorali sulle radici, tagliare completamente la parte infetta e trattare con nematocida.
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