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giugno 01, 2008

Il"bonsai" è una pianta in miniatura, rassomigliante in tutto per tutto agli alberi che si osservano in natura.

Il"bonsai" è una pianta in miniatura, rassomigliante in tutto per tutto agli alberi che si osservano in natura.

La riduzione delle dimensioni è il risultato dell'applicazione delle tecniche agronomiche usate per coltivare le pianticelle.

La miniaturizzazione si mantiene quindi fin tanto che queste tecniche di giardinaggio sono applicate. Il "bonsai" coltivato in piena terra tende a riprendere le dimensioni proprie della specie d’origine.

Le tecniche di coltivazione applicate al "bonsai" sono state preparate osservando lo sviluppo che gli alberi hanno in natura quando le condizioni ambientali divengono estreme. Ambienti d’alta montagna che presentano terreni poveri, siccitosi, atmosfere con notevoli sbalzi termici, ambienti sassosi con rocce affioranti, producono la riduzione della struttura degli alberi, che a piena maturità non superano l'altezza di un metro.
I primi "bonsai" erano alberi prelevati in natura da esperti ricercatori che li sceglievano tra quelli
nati in terreni montani, su pareti rocciose, negli acquitrini o nelle zone esposte a venti costa nti.
Il mantenimento della dimensione ridotta e l'aspetto vetusto proprio di queste piante, erano
realizzate dagli antichi giardinieri che le coltivarono in vaso, ricreando il più possibile le
condizioni ambientali in cui queste erano nate e si erano sviluppate.

IL termine "BONSAI" letteralmente significa "VASSOIO-ALBERO" . Questo termine indica
non già una particolare essenza arborea, bensì il rapporto esistente tra un qualunque albero e la
tecnica del suo trasferimento e mantenimento in vaso. Per "bonsai" s’intende dunque il risultato
del rapporto tra il materiale da elaborare e la metodologia dell'elaborazione.

La lavorazione del "bonsai" prevede dunque l'esistenza di un’inscindibile relazione tra la pianta e
giardiniere, questa, proprio per le condizioni d’impianto dell'albero, è costantemente precaria, non ammettendo pause nella cura che il "bonsaista" deve dare alla propria creatura. La capacità
essenziale del costruttore di bonsai é quella di saper tenere conto delle esigenze vitali dell'albero, il suo intervento deve considerare la disponibilità fisiologica del veget ale verso le varie fasi del
procedimento di coltivazione, ciò implica che il rapporto sia improntato ad una profonda
conoscenza: della fisiologia; nell'ambito della quale il bonsai può accettare le nuove condizioni
ambientali, ed i tempi d’accomodamento della pianta a queste condizioni.

I tempi d’accomodamento vanno poi sempre rispettati al fine di consentire all'albero di recuperare le condizioni migliori, per affrontare il travaglio di un nuovo intervento. Non solo, le specie vegetali, hanno reazioni diverse all'intervento umano, e alle avversità naturali che affrontano durante il loro ciclo vegetativo, ma ogni individuo ha poi reazioni che dipendono dallo stato di salute della pianta.

L'arte del bonsai è un’estrinsecazione della spiritualità orientale, che si compendia:

- nella tecnica del trasferimento in vaso;
- nella potatura di riequilibrio della funzionalità vegetativa;
- nella modellatura.

La scelta del terreno, la fertilizzazione, la somministrazione dell'acqua, l'esposizione al sole od
all'ombra , sono tutti accorgimenti fondamentali e importanti nell'esecuzione del "bonsai".

NOTE STORICHE

La nascita del "bonsai" , si perde nella leggenda. I primi accenni storicamente noti, sono cinesi, essi risalgono al II sec. a.C. (dinastia Qin).

I cinesi li chiamavano " PUNSAI" e l'ideogramma che li identifica è uguale a quello giapponese. Furono in ogni caso i cinesi a piantare per primi alberelli in vaso. La leggenda racconta che questa pratica nacque in Mongolia in periodo proto - storico. Sotto la spinta della religione delle culture nomadi della zona nord della Cina, cherichiedeva ai fedeli di pregare giornalmente in un luogo alberato, questi, preso atto di quest’imposizione, e tenuto conto della loro necessità di spostarsi continuamente, a cavallo, nell e steppe semi desertiche, inventarono l'uso di piantare in sacche di pelle alberelli che erano trasportati appesi alla sella e potevano essere posati a terra sul luogo temporaneo della preghiera.

Le prime menzioni dei "PUNSAI" Cinesi risalgono dalla dinastia Qin (221-2O2 a.C.); la successiva dinastia Han (202 a.C. -220d.C.), vede nascere i paesaggi in vaso chiamati "PUNJING".

Circa 150 anni dopo un famoso poeta e funzionario statale, Ton-Gien-Ming (365-427 d.C.) si dedica alla coltivazione delle piante in vaso. I primi dipinti in cui si vedono rappresentate pianticelle in vassoio, risalgono alla dinastia Tang (618-907 d.C.); nel successivo periodo Song (960 -1276 d.C.) non solo questi alberi sono citati nei poemi, ma esisteva anche una letteratura specifica che dava indicazioni sulla loro prod uzione.


L'esportazione del "Punsai", e quindi la sua conoscenza fuori della Cina si realizza, tra il X e l'XI secolo, dinastia Song (960-1276 d.C.), attraverso i monaci buddisti, che durante i loro pellegrinaggi, usavano i "punsai" come oggetti sacri che rappresentavano la concezione che la vita si realizzi nell'armonia, e che attraverso l'identificazione della tendenza dell'albero a crescere verso l'alto, si evidenzi il collegamento tra la terra e il cielo o meglio ancora la tendenza dell'uomo verso la perfezione Nirvanica.

E' nel periodo della dinastia Yuan (1280-1368d.C.) che compaiono le prime notizie certe sull'uso che i giapponesi benestanti avevano di regalare i punsai cinesi agli ospiti di riguardo, (pergamena dipinta dai fratelli TAKAAKI e TAKAMASA FUJIWARA-1351-d.C.)

Nella prima metà del XVII sec. CHU SHUN-SUI, funzionario statale cinese, rifugiatosi, in seguito all'esito sfavorevole di una congiura di palazzo, in Gi appone, portò, in questo paese, l'intero compendio della letteratura specifica sulla produzione d’alberi in miniatura, creando il presupposto per la nascita di una cultura originale giapponese sulla produzione di queste piante-vassoio. Furono poi i giapponesi a far conoscere all'occidente i loro "BONSAI", esponendoli per la prima volta alla mostra universale di Parigi nel 1878.

 

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A proposito dell'autore: Fausto Baccino

Un bonsai non è semplicemente una pianta. È una filosofia, un simbolo d’armonica condivisione con la natura. È un essere vivente sul quale vanno riversate tante attenzioni. Alcuni ritengono che per curarne uno sia necessario essere sereni con se stessi, in armonia con la natura.

1 commenti:

  1. Le origini del bonsai si ritiene di aver iniziato almeno 2000 anni fa, durante la Dinastia Han in Cina. [Citazione necessaria] Si è poi sviluppata in nuove forme in alcune parti della Cina, Giappone, Corea e Vietnam.

    In un primo tempo, il giapponese utilizzato miniaturizzati alberi cresciuti in contenitori per decorare le loro case e giardini. [2] Durante il periodo Tokugawa, il paesaggio giardinaggio raggiunto un nuovo rilievo. Coltivazione di piante di azalea come aceri e divenne un passatempo dei ricchi. Coltivare piante nane in contenitori è stata anche popolare. In questo momento, il termine per il nano alberi in vaso è stato "un albero in una pentola" (鉢の木, hachi-no-ki?).

    La rima c.1300 prosa saggio, Rhymeprose su un giardino in miniatura, dal monaco zen giapponese Kokan Shiren, delinea i principi estetici per bonsai, bonseki architettura e il giardino stesso.

    Il più antico conosciuto di vita bonsai alberi sono nella raccolta a Happo-it (un giardino privato ed esclusivo ristorante) a Tokyo, in Giappone, dove sono bonsai tra 400 a 800 anni

    -Gabbriella
    dr natura colonix

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