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ottobre 26, 2013

Come creare un mame da una talea di Olmo cinese (1a parte).

Ciao a tutti, vi voglio raccontare la storia di questa piantina: partendo da una piccola talea di olmo cinese sto provando a realizzare un bonsai mame, ovvero di piccole dimensioni: i mame non dovrebbero superare i 10 cm circa di altezza dal nebari e personalmente mi affascinano molto, anche per l'emozione di poter tenere un albero sul palmo di una mano!


A Marzo del 2009 feci una talea con un rametto di una Zelkova nire, perchè il suo movimento mi sembrava interessante.

 

Feci la talea in un bicchiere forato sul fondo riempito di perlite al 100% senza l'uso di ormoni radicanti: interrai il rametto nella perlite per un tratto di circa 3 cm e lo tenni sempre annaffiato con sola acqua, e radicò tranquillamente (le talee di olmo cinese radicano facilmente).

 

Ad Aprile del 2010 la tirai fuori dalla perlite e si presentava così:

come creare un mame da una talea di olm o cinese
La parte che avevo adocchiato come interessante è la sola prima parte del tronchetto, che aveva un buon movimento (in foto non si vede ma era tridimensionale e non una S piatta) come evidenziato in questa foto:
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Per progettare un bonsai (soprattutto di latifoglia) da zero, partendo da una piantina normale, da vivaio o come qui da talea, bisogna prima di tutto pensare alla base e al tronco; tutto quello che c'è oltre non potrà mai far parte del disegno finale, infatti se il tronco è ancora piccolo, i rami presenti ora saranno troppo grandi e quindi inservibili per quando il tronco avrà raggiunto le dimensioni volute. Se invece la pianta è già abbastanza grande, si può valutare anche la dimensione, la partenza e la posizione dei primi rami bassi, che potrebbero essere utili per il disegno finale. Tutto il resto però non bisognerebbe considerarlo proprio, perchè la gran parte della ramificazione presente andrà eliminata e via via ricostruita, il bonsai cioè si costruisce un passo alla volta, partendo dal basso, quindi prima la base e il tronco, poi il primo ramo basso, poi il secondo, e via via i successivi.


Tornando alla piantina, la sistemai in una ciotola da coltivazione, ovvero piuttosto grande rispetto alle sue dimensioni:
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A questo punto la lasciai crescere assolutamente indisturbata, cioè senza potature o legature o altro, per un anno intero. Il mio scopo in questa fase, infatti, era far sviluppare un buon apparato radicale, una buona base, e allargare un po' il tronchetto, e la cosa migliore per fare ciò è la crescita indisturbata, ovviamente con la giusta concimazione. Io concimai questa piantina esattamente come le altre piante in coltivazione più grandi, con un concime bilanciato a titoli non troppo bassi.


A Maggio del 2011, un anno dopo il trapianto in ciotola, la piantina si presentava così, era cresciuta parecchio ma ovviamente in modo completamente disordinato:
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In questa foto si può vedere che il tronchetto poco sopra la base si biforcava in due rami praticamente dello stesso diametro:
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Secondo il mio progetto, il ramo che avevo scelto come prosecuzione del tronco è quello di sinistra, mentre quello di destra era destinato ad essere eliminato completamente. A questo punto dunque applicai la tecnica del "ramo di sacrificio": potai drasticamente il ramo di sinistra, quello appunto prescelto, e durante tutta la stagione lo tenni sempre potato cimandolo più volte, mentre il ramo di destra (il ramo di sacrificio), quello cioè destinato ad essere eliminato, lo lasciai crescere ancora indisturbato per tutto il resto dell'anno.


Nell'inverno 2011-2012 la pianta si presentava quindi così: il rametto di sinistra è quello cimato e potato, il rametto di destra è invece il ramo di sacrificio, e come si può notare, lasciandolo crescere indisturbato, raggiunse un diametro quasi doppio dell'altro:
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La tecnica del "ramo di sacrificio" è una tecnica essenziale e irrinunciabile nella costruzione (ma anche nel mantenimento) di un bonsai. A grandi linee funziona così: si lascia andare indisturbato un ramo (il ramo di sacrificio) in un punto strategico, mentre si tiene potato il resto della vegetazione, in questo modo il ramo che si allunga e si ingrossa liberamente fa ingrossare più velocemente la parte di tronco o ramo che sta prima della sua attaccatura rispetto alla parte che sta dopo. Nel mio caso, il mio ramo di sacrificio ha fatto crescere il diametro del tronchetto dalla base fino al punto di biforcazione, mentre il ramo di sinistra, essendo stato tenuto potato, è cresciuto pochissimo: ho creato così una differenza di diametro tra la base e la parte apicale, ovvero un po' di conicità . Ottenuto il risultato voluto, il ramo di sacrificio, come suggerisce il nome, viene eliminato completamente. Di solito i rami di sacrificio lasciati crescere fin dall'inizio della primavera vengono eliminati completamente a fine Maggio-inizio Giugno; se però l'effetto desiderato non è stato raggiunto, si possono lasciare ancora per eliminarli un anno dopo, alla fine dell'inverno, contemporaneamente alle normali potature.


I rami di sacrificio sono molto utili per far ingrossare un ramo più velocemente di altri e creare conicità , ma sono utili anche per concentrare energie in una specifica parte della pianta in vista di una potatura dalla quale si desideri ottenere numerosi nuovi getti arretrati con il risveglio di più gemme dormienti e avventizie, infine si utilizzano anche in fase di mantenimento di un bonsai per riequilibrare la vigoria (solitamente nei palchi più bassi che tendono a indebolirsi).
A Febbraio del 2012 ho fatto un rinvaso con potatura abbastanza drastica delle radici e della parte aerea.


Prima di tutto ho eliminato completamente il ramo di sacrificio: questo ha ovviamente lasciato una cicatrice sul tronco, ma avevo già previsto che questa sarebbe stata sul retro della pianta. Ho poi potato il ramo di interesse all'essenziale; ecco la foto:
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A proposito dell'autore: Fausto Baccino

Un bonsai non è semplicemente una pianta. È una filosofia, un simbolo d’armonica condivisione con la natura. È un essere vivente sul quale vanno riversate tante attenzioni. Alcuni ritengono che per curarne uno sia necessario essere sereni con se stessi, in armonia con la natura.

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