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agosto 08, 2025

L’Eleagno, frequentemente coltivato in forma bonsai, è popolare anche per le sue alte potenzialità

Posted By: Fausto Baccino - agosto 08, 2025

L’Eleagno, frequentemente coltivato in forma bonsai, è popolare non solo come specie da frutto, ma anche per le sue alte potenzialità proprio a livello bonsaistico. Ne esistono diverse specie, che maturano i frutti dalla tarda primavera all’autunno e tutte rappresentano un materiale splendido per la formazione. Tra queste l'Elaeagnus pungens è robusto e facile da formare. Se si considerano le foglie, i frutti, il tronco, tutto lo rende una specie particolarmente adatta per essere trasformata in un bonsai. Generalmente se si domanda ad un amatore come mai non coltivi l’Eleagno, la risposta più frequente fa riferimento alla difficoltà di vederli in frutto. Tuttavia sono alberi con caratteristiche spettacolari, come la corteccia che diventa quasi nera con la maturità, e che se curati adeguatamente danno grandi soddisfazioni anche nella fruttificazione. In arte bonsai, gli stili a cui maggiormente si adatta sono: eretto informale, inclinato, prostrato e a cascata. Oltre all’Elaeagnus pungens, specie di origine giapponese, le specie più diffuse nel nostro Paese sono l’angustifolia e la multiflora.

ESPOSIZIONE


Se posto in vaso non sopporta i climi rigidi, pertanto in inverno va collocato in un luogo riparato, garantendo una posizione luminosa e fresca, con temperature sopra i 2°C. Dalla primavera fino a settembre andrà collocato all’esterno: la posizione ideale è in pieno sole in un luogo ben ventilato, posizione che permetterà di prevenire anche i facili attacchi di afidi a questa specie.

ANNAFFIATURA


Durante la stagione vegetativa necessita di abbondanti annaffiature, che verranno diradate in autunno-inverno, facendo però attenzione che il terreno non arrivi mai ad inaridirsi. In caso di mancanza d’acqua le foglie cadono, perdendo di conseguenza anche i frutti che si formano a lato delle foglie stesse. In estate è necessario controllare scrupolosamente le annaffiature, poiché è una specie che necessita di molta acqua.

TERRENO


Uno dei composti utilizzabili per questa specie è costituito da: 80% akadama e 20% terra pronta, ma se lo scopo è quello di far sviluppare più rapidamente le radici, si trapianta ad intervalli di due anni in akadama pura.

RINVASO


Si effettua ogni 2/3 anni all’inizio della primavera sulle specie a foglia caduca, a tarda primavera (aprile-maggio) su quelle sempreverdi. Gli alberi di questa famiglia producono, come le leguminose, dei noduli benefici a livello di apparato radicale, che non bisogna potare: sono batteri Azoto-fissatori che vivono in simbiosi con la pianta.

POTATURA


La sua facilità di formazione è rappresentata dalla possibilità di intervenire tre volte all'anno con la potatura. Nella fase di formazione i rami vanno lasciati crescere liberamente, potandoli solo quando appariranno eccessivamente lunghi. È indispensabile applicare mastice cicatrizzante con ormoni sulle grosse ferite, in modo da non provocare ritiri di linfa ai quali l’Elaeagnus è soggetto. Fiorisce da maggio a settembre a seconda delle specie e porta i frutti fino ai mesi di ottobre-novembre, ma per ottenere la fruttificazione bisogna evitare la potatura nel periodo di riposo invernale, rinviandola alla fine della primavera. Per riuscire ad avere un’abbondante fioritura l’anno successivo, si pota la pianta dopo la fioritura e un’altra volta alla fine dell’estate. Se si coltiva la varietà pungens, è possibile intervenire con la potatura praticamente in qualsiasi momento dell’anno.

PINZATURA


Le gemme da fiore si formano generalmente sui rami corti, pertanto la coltivazione sarà rivolta all’ottenimento di una grande quantità di questo tipo di rami. In primavera ed in estate si accorciano i nuovi germogli mentre si sviluppano. Generalmente si riduce ad un paio di foglie quando il germoglio presenta otto foglioline nuove. Se defogliato in giugno, non forma i fiori sulle specie a fioritura più tardiva. Quando si desidera presentare il proprio esemplare ad un'esposizione conviene limitarsi perciò alla pinzatura dei germogli.

AVVOLGIMENTO


La pratica dell’avvolgimento su questa pianta può essere eseguita tutto l’anno, in quanto i rami dell’Elaeagnus sono flessibili anche in inverno. Si tratta di una peculiarità che rende quasi nulli i pericoli di rotture durante l’applicazione del filo.

CONCIMAZIONE


Si fertilizza in primavera ed in autunno con concime organico a lenta cessione tipo aburukasu della linea Bonsan. Garantirle un nutrimento costante significa riuscire a stimolare efficacemente la fioritura e la fruttificazione. Utilizzare un concime a base di polvere d’osso è un piccolo trucco per ottenere più facilmente i frutti. Durante i mesi più caldi e quelli invernali, momenti in cui l’attività della pianta è ridotta, non si concima.

CURE


È soggetto soprattutto agli afidi, che compaiono sulle cime tenere dei germogli, alla cocciniglia e alla fumaggine. Si tratta comunque di patologie che si riescono a debellare senza problemi, se si agisce prontamente utilizzando i prodotti specifici.
Questa pianta molto resistente, che cresce rigogliosa dando un piacevole senso di natura selvaggia, è caratterizzata da una grande ricchezza di rami e di foglie. In maggio-giugno si ricopre di fiori penduli a campanula, che saranno poi sostituiti da deliziosi frutti commestibili di color ruggine all'inizio dell'autunno. Esistono sia varietà a foglia caduca che sempreverde.

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agosto 01, 2025

La coltivazione del Diospyros kaki come bonsai è relativamente facile.

Posted By: Fausto Baccino - agosto 01, 2025

Il Diospyros kaki come bonsai

Sono soprattutto i Cachi selvatici che portano i frutti del tipo astringente ad essere utilizzati per la coltivazione come bonsai, e nel nostro Paese essi sono particolarmente diffusi nei boschi del centro. La sua formazione non è difficile e risulta anche piuttosto semplice da seguire nel suo processo di crescita. Per questi motivi, è particolarmente consigliato ai principianti e ai bonsaisti meno pazienti, poiché, se curato adeguatamente, offre soddisfazioni in brevissimo tempo: si riesce a farlo fruttificare in un anno o due dalla coltivazione in vaso. Per conferirgli, invece, il carattere che solo un bonsai maturo riesce ad esprimere, saranno necessari anni di lavorazione e applicazione delle tecniche. Una delle qualità di questa specie è la possibilità di poterlo coltivare in numerosi stili tra i quali: eretto, cascata, litterati, due tronchi, tronco multiplo, a zattera e a bosco.

Esposizione.

La posizione ideale per questa specie è quella ventilata e soleggiata. Anche durante l'estate, il Diospyros kaki non ha bisogno di particolare protezione: solo nel caso in cui non si abbia la possibilità di controllare costantemente lo stato della terra è consigliabile ombreggiarlo. Nei mesi invernali, non vanno adottate particolari precauzioni, ad eccezione dei momenti in cui la temperatura scende sotto lo zero: in questo caso è necessario collocare l'albero in un luogo riparato, in modo che la terra non geli.

Annaffiatura.

Il Diospyros kaki necessita, per il proprio sviluppo, di abbondante acqua, soprattutto durante il periodo di fioritura. È bene annaffiare, accertandosi dello stato della terra, poiché va bagnata solo quando risulterà leggermente asciutta al tatto.

Terreno.

Il composto più adatto a questa specie è costituito da: 80% di akadama e 20% di sabbia.

Rinvaso.

Il periodo migliore per trapiantare questa specie è la primavera, prima del risveglio vegetativo. La frequenza con cui effettuare il trapianto è ogni 2-3 anni; superata la fase di crescita, a causa del rapido sviluppo delle radici, è meglio operare ogni anno.

Potatura.

Per quanto riguarda questa operazione, vanno tenuti presenti gli obiettivi per cui viene applicata: se lo scopo è la formazione dei rami, la potatura dovrà essere effettuata da ottobre a febbraio, successivamente alla caduta delle foglie; nel caso in cui invece l'obiettivo riguarda la fruttificazione, nel mese di giugno, quando i frutti interrompono la loro crescita, si potano i rami, selezionando quelli che si intende lasciare. È sempre meglio intervenire sui rami giovani, poiché quando raggiungo i 15-20 cm di lunghezza, diventano estremamente rigidi.

Pinzatura.

Poiché il Caco, diventa particolarmente affascinante nel momento in cui porta i suoi frutti, l'obiettivo primario della pinzatura è quello di ottenere il maggior numero possibile di gemme da fiore. Il metodo migliore consiste nel pinzare a due gemme il ramo, ogni volta che ne presenta quattro, durante il periodo vegetativo.

Avvolgimento.

Due sono i periodi ideali per applicare il filo sul Caco. Se è necessario curvare grossi rami, il momento migliore è l'autunno, quando le foglie cominciano ad ingiallire. Il filo va applicato, facendo attenzione a non schiacciare nessuna gemma. Si tenga presente che i rami di questa pianta sono piuttosto fragili, quindi è meglio provvedere alla piegatura in due tempi: inizialmente si curva leggermente e dopo due/tre giorni si completa la curvatura. Generalmente, il filo verrà rimosso dopo la fioritura dell'anno successivo. Se invece occorre modellare le nuove vegetazioni, si opera in giugno, prima che si lignifichino: si riuscirà a dare forma ai rami senza sforzo e senza correre rischi di rottura. Non appena il filo inizia ad incidere la corteccia, occorre toglierlo.

Concimazione.

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni. Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni. Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

Se si esclude la cocciniglia, non è particolarmente soggetto a malattie. In ogni caso, per evitare che, come tutti gli alberi da frutto, venga attaccato da funghi e virus è importante effettuare periodicamente dei trattamenti preventivi.

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luglio 25, 2025

In arte bonsai, la Cydonia è molto apprezzata per la bellezza dei suoi frutti.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 25, 2025

In arte bonsai, la Cydonia è molto apprezzata per la bellezza dei suoi frutti e per la forte dinamicità del suo tronco. Inoltre, essendo un albero vigoroso e robusto, risulta piuttosto semplice da formare. Gli stili a cui meglio si adatta sono: eretto, inclinato, prostrato, a cascata, a 2 tronchi, a ceppo comune, a tronco multiplo, a zattera e a gruppo.


ESPOSIZIONE


Ama essere esposta tutto l’anno in pieno sole.

 

ANNAFFIATURA


Durante la stagione vegetativa deve essere quotidiana. In particolar modo si abbia cura di controllare meticolosamente le annaffiature dopo la fioritura, poiché la causa principale della perdita dei frutti, quando sono ancora immaturi è proprio la mancanza d’acqua.

TERRENO

 

Il composto più adatto a questa specie è costituito da: 90% akadama e 10% terra pronta

 

RINVASO


Il rinvaso si effettua ogni due-tre anni in primavera.

 

POTATURA


L’obiettivo principale della potatura degli apici dei rami di questa specie è quello di deviare l’energia di crescita concentrata nelle zone periferiche, verso l’interno, in modo da stimolare la formazione di gemme. Questo intervento, quando necessario, si effettua in primavera.

 

PINZATURA


Durante la fase di formazione dei rami, che può durare anche qualche anno, non ci si deve preoccupare della comparsa dei fiori, ma pinzare ogni qual volta serve per far ramificare i nuovi germogli. Superato questo periodo, bisognerà concentrarsi sulle gemme da fiore, rinviando ogni pinzatura dei nuovi germogli alla fine di giugno, lasciando solo un paio di internodi, allo scopo di conservare le gemme da fiore.

 

AVVOLGIMENTO


Si applica il filo sui rami allo scopo di abbassarli.

 

CONCIMAZIONE

 

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni. Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni. Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.
CURE


È soggetta soprattutto a muffe e marciume.

In arte bonsai, la Cydonia è molto apprezzata per la bellezza dei suoi frutti e per la forte dinamicità del suo tronco

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luglio 18, 2025

Bonsai di Baobab africano e ciliegio nero!

Posted By: Fausto Baccino - luglio 18, 2025

Ciao a tutti, cosa posso dirvi? Il mio hobby preferito è coltivare degli splendidi bonsai e sapere quanto stanno bene!

Ecco il mio ciliegio nero che cresce benissimo, ho intenzione di farlo crescere tagliando i rami e lasciando solo le foglie alle estremità, buona idea?

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I miei due salici stanno crescendo molto bene e tra un anno o due dovrebbero crescere di nuovo robusti e frondosi!

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Splendido albero di Boaobab africano che sta davvero bene, ora che sta per entrare l'inverno, questi stagneranno e perderanno le foglie fino alla primavera, attualmente ne ho 3 di questi adorabili alberi

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Sopra e sotto il mio epico Fever Tree, così come un'altra acacia (Thorn Tree) e il delizioso Boabab africano del mio piccolo Jesse!

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Qui abbiamo il mio albero leopardo, uno dei miei preferiti, che promette di diventare un albero straordinario una volta maturo; l'altro è un adorabile albero della fortuna!

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Allora, cos'è questo? L'ho piantato da un seme che ho trovato in giardino, ma non ho idea di cosa sia. Qualche idea? Mi piace comunque!

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La natura è incredibile!

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aprile 08, 2025

La Cryptomeria è un simbolo del Giappone, venerato come sacro per il suo aspetto maestoso e la sua longevità.

Posted By: Fausto Baccino - aprile 08, 2025

La Criptomeria è molto ricercata come specie bonsai grazie alla sua chioma ed al suo portamento. Anche se può essere formata in diversi stili, eretto formale, su roccia, a doppio tronco e a tronco multiplo, quello a cui meglio si adatta è sicuramente il formale poiché ricalca proprio la tipica forma di crescita della Cryptomeria. La sua tendenza a crescere diritta è talmente marcata che anche avvolgendone il tronco per curvarlo, presto riprenderebbe la posizione verticale. Il suo sviluppo verticale è garantito da un nebari particolarmente forte; la pianta stessa è molto vigorosa, in continua crescita dalla primavera all’autunno, compresa l’estate. Questa caratteristica, se da un lato comporta una facile coltivazione, dall’altro fa perdere facilmente all’albero le giuste proporzioni e perciò è necessaria una costante attenzione nella modellatura. La grande popolarità che riscuote fra gli appassionati dell’arte bonsai riguarda soprattutto la sua velocità di sviluppo, grazie alla quale la Cryptomeria raggiunge un buono stato di maturità in pochi anni. Si tratta di una caratteristica che si può riscontrare anche osservandone la corteccia che rapidamente assume un magnifico aspetto vetusto e rugoso.

ESPOSIZIONE

Questa specie ama situazioni di caldo e umidità, ma gli esemplari più giovani non sopportano il sole diretto intenso. In climi particolarmente secchi, la posizione più adatta è a mezzombra, mentre in climi freddi è bene proteggere la pianta in inverno collocandola in serra fredda o in un luogo riparato, ma non riscaldato. In nessun caso, comunque, deve essere sottoposta a gelate continue. Va considerato inoltre che le piante adulte, contrariamente a quelle giovani, amano essere esposte in pieno sole poiché esso favorisce lo sviluppo di un fogliame minuto e compatto.

ANNAFFIATURA

Generalmente richiede annaffiature più frequenti rispetto alle altre specie sempreverdi; in estate può essere necessario bagnare anche 3, 4 volte al giorno, tenendo presente che, dalla primavera all’autunno, necessita costantemente di cospicue somministrazioni d’acqua. Anche in inverno però non bisogna trascurare di garantirgli l’indispensabile grado di umidità, intervenendo regolarmente sia sulla parte aerea attraverso la nebulizzazione degli aghi, sia sul terriccio con l’annaffiatura, evitando di farlo seccare completamente.

TERRENO

Il composto più adatto a questa specie è costituito da: akadama 70%, terra pronta 20% e sabbia 10%.

RINVASO

Poiché la Cryptomeria produce radici nuove in abbondanza, il trapianto è molto semplice e non comporta grossi rischi. Si interviene una volta ogni 2-3 anni per gli esemplari in formazione ed ogni 3-5 anni per quelli più maturi, sempre a metà primavera.

POTATURA

Visto che lo stile tipico di crescita della Cryptomeria è l’eretto formale, significa che la collocazione dei rami lungo il tronco è ben definita: ramificazione alternata, a destra e a sinistra, rami posteriori a partire dal primo ramo e frontali nell’ultimo terzo superiore dell’albero. Praticata la prima potatura di formazione, con la quale si modella la struttura di base, raramente capiterà di dover potare dei rami importanti; tuttavia se fosse necessario, si usi pasta cicatrizzante per evitare fuoriuscite di linfa, ricordando che l’epoca migliore in cui intervenire è la fine dell’inverno. Per quanto riguarda la potatura di mantenimento, è bene tener presente che questa pianta tende a crescere compatta, producendo un’infinità di germogli e foglie secche all’interno: per modificare questo processo naturale, è necessario sfoltire costantemente i rami, separando i palchi di vegetazione, in modo che ogni ramo possa risultare chiaramente delimitato e la luce riesca a raggiungere anche le zone più interne.

PINZATURA

La pinzatura è il lavoro più importante per questa specie e si pratica durante tutto il periodo di crescita, all’incirca fino alla fine di settembre. L’obiettivo è quello di ottenere rami sufficientemente folti e distribuiti a palchi. L’intervento deve essere effettuato solo utilizzando le dita, strappando la cima di ciascun germoglio; in nessun caso si utilizzino le cesoie, altrimenti le punte tagliate seccano. Prima di procedere indiscriminatamente con questa operazione, bisogna considerare che con la pinzatura si mantiene una buona silhouette della pianta, ma se ne rallenta lo sviluppo, di conseguenza se è necessario far ingrossare un ramo ci si deve astenere dal pinzarlo.

AVVOLGIMENTO

Si tratta di una tecnica che si applica solo in fase iniziale per correggere il tronco o collocare i rami nella posizione adeguata, tenendo presente che il periodo migliore in cui intervenire va dalla tarda primavera all’autunno. In seguito, poiché i rami diventano molto densi, l’avvolgimento sarà piuttosto difficile da applicare: se fosse assolutamente indispensabile, converrà ricorrere all’impiego di tiranti.

CONCIMAZIONE

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

 

CURE

Le patologie che più frequentemente interessano questa specie sono il ragnetto rosso e la cocciniglia. Per entrambe, la soluzione consiste nell’utilizzo di un acaricida e di un insetticida sistemico, mantenendo l’albero pulito da aghi secchi. Tendenzialmente non subisce attacchi da parte di funghi se il composto è caratterizzato da un drenaggio adeguato e se la collocazione è in un luogo ben ventilato.

Nei paesi d'origine, Cina e Giappone, questa confiera ad alto fusto dal tronco rugoso e dalle foglie aghiformi, perenni, che diventano rosse in inverno, raggiunge i 60 metri d'altezza. Con la coltivazione a bonsai è possibile miniaturizzare questa pianta senza ridurne la suggestione: infatti nei boschetti di Cryptomeria si crea uno scorcio di bosco montano, mantenendone integra la magia.

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dicembre 24, 2024

Nonostante tutte le spine, il biancospino è un amico del bonsaista

Posted By: Fausto Baccino - dicembre 24, 2024

l biancospino o Crataegus è una pianta fantastica per fare bonsai.

E' di facile coltivazione e perdona gli eventuali errori emettendo molti germogli che possono essere selezionati come nuovi rami. I bruschi cambiamenti di direzione di crescita, le caratteristiche della corteccia e le foglie piccole ne fanno una varietà molto adatta alla coltivazione bonsai.

La crescita bizzarra che cambia direzione di almeno 90 gradi è una delle caratteristiche principali- Il metodo del taglia e lascia crescere è molto efficace su questa specie, ma spesso è difficile indovinare il punto esatto da cui nascerà il germoglio.

Le ferite grandi impiegano un po' di tempo per cicatrizzare, quindi se vi trovate a dover lavorare su un biancospino, la stagione migliore è la primavera.

Consiglio di applicare del mastice cicatrizzante su ogni ferita che si provoca dopo la potatura. Noterete che se potate regolarmente, la vegetazione continuerà a svilupparsi per tutta la stagione vegetativa.

I primi germogli che si sviluppano in primavera non devono essere necessariamente potati subito in quanto non tendono ad ingrossarsi rapidamente, tuttavia i germogli delle piante più giovani dovrebbero essere potati a 2 o a 5 foglie a seconda della lunghezza che si vuole ottenere del ramo. Se si tratta di una pianta matura la potatura deve essere più precoce per mantenerne la forma.

Se si fila si deve fare attenzione, i rami più spessi non sono molto flessibili, conviene quindi concentrarci sui rami più giovani.

I rami più grossi possono essere modificati aiutandosi con dei tiranti, ma si deve usare della gomma a protezione in modo che il filo non segni la corteccia. Dato che il biancospino non ingrossa velocemente il filo può essere lasciato più a lungo del solito.

Biancospino, la specie.

Nome comune: Biancospino
Genere: Crataegus
Famiglia: Rosaceae
livello tecnico:Da neofita ad esperto.
Substrato:Mediamente ricco e ben drenato, con il 50% di lapillo o Kiryu
Fiori: Bianchi, fioriscono a mazzetti in primavera.
Frutti: Bacche. I biancospino
forniscono cibo e riparo a molte specie di uccelli e mammiferi ed i fiori sono importanti per molti insetti.
Foglie:Le foglie della maggior parte delle varietà hanno margini lobati o seghettati e molte hanno forme diverse.
Corteccia: Grigia e liscia sugli alberi giovani, con il tempo sviluppa fessure dai bordi netti. Gli aghi sono piccoli ed acuminati e crescono sui rami e sul tronco, di solito lunghi 1 - 3 cm.Analisi della pianta

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dicembre 22, 2024

Il ginepro sabina è una specie con radici poderose che sono in grado di crescere tra le rocce

Posted By: Fausto Baccino - dicembre 22, 2024
ginepro sabina

 

Il ginepro sabina (Juniperus sabina), fa parte della famiglia delle Cupressaceae, è un cespuglio di dimensioni variabili e dalla vegetazione fine.

Il colore della sua corteccia è marrone tendente al rosso e la sua vegetazione ha un odore pungente caratteristico.

Le sue radici poderose sono in grado di crescere tra le rocce. In natura si può trovare questo cespuglio sui pendii soleggiati delle montagne, nei boschi con terreno pietroso o sui dirupi.

Il ginepro sabina (Juniperus Sabina) è un albero di montagna nativo del centro e del sud dell'Europa e dell'Asia occidentale e centrale, cresce ad altitudini di 1,000-3,300 m SLM (sul livello del mare) dalla Spagna alla Siberia orientale. Durante il periodo invernale la neve schiaccia i cespugli a terra, rompedone i rami e spaccando la corteccia.

Con il passare degli anni la nuova vegetazione che cerca la luce del sole subirà lo stesso trattamento negli inverni successivi. Tuttavia la neve non è l'unica avversità a cui i ginepri devono andare incontro, le pietre che franano ed i venti sono altri fattori che contribuiscono alla creazione delle loro forme eccentriche ed estreme.

La facilità con cui lo si trova in natura, rende il ginepro una pianta perfetta per la coltivazione Bonsai.

Gli aspetti positivi di questa pianta che mi hanno ispirato sono molti, in particolare la struttura del legno secco considerata come una cosa in continuo cambiamento e non semplicemente come una massa di materia senza vita. Il legno, così come la vegetazione e gli spazi vuoti, è un elemento essenziale nei miei progetti.

Come realizziamo e scolpiamo un bonsai?

Osservando gli alberi sui dirupi delle zone montane. Quando un ramo si stacca dal tronco si porta via anche una porzione di legno mettendo in risalto le fibre naturali e ferendo la corteccia, uno shari naturale.

La caratteristica principale di questo ginepro è la quantità di legno secco ed il numero dei jin presenti. Questo aspetto un po' lugubre ha ispirato il nome della pianta: l'Arcigno.
E' stato affascinante scoprire come, strato dopo strato, la bellezza e le proporzioni tra legno secco e vene vive veniva rivelato. A causa delle condizioni atmosferiche avverse parte del legno secco era marcito

La trappola


I giapponesi hanno codificato la natura definendo una lista di stili bonsai. Possiamo far riferimento a queste regole o seguire le nostre idee in modo da arricchire 'l'arte bonsai'. Se scegliamo questa seconda opzione dobbiamo stare attenti, è fin troppo facile cadere nella trappola della banalità data dal 'l'importante è che sia diverso'. L'arte d'avanguardia si fonda su alcune regole tradizionali sfruttandone i principi.

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novembre 10, 2024

Bonsai di Pino.

Posted By: Fausto Baccino - novembre 10, 2024
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Scegliere un bonsai da esterno è il modo migliore per vivere in pieno contatto con la natura.

Proprio perché vive all'esterno, questo tipo di bonsai consente di assaporare le meravigliose trasformazioni legate al mutare delle stagioni.

È in particolare nelle piante a foglia caduca che i cambiamenti stagionali si presentano con caratteristiche davvero spettacolari.

Tutto questo, è bene ricordarlo, è possibile anche vivendo in città: basta disporre di un piccolo balcone e di un poco di tempo da dedicare a questa passione.

Generalità

Nel panorama bonsaistico il pino ricopre un ruolo importante. Sia nelle varietà autoctone che in quelle orientali (Pinus Pentaphylla, Pinus Thunbergii, ecc.) è ai primi posti tra le specie più apprezzate come bonsai. Si tratta di una specie molto longeva, che ha dimostrato di poter vivere per centinaia di anni. È una pianta austera e rustica che mal sopporta la permanenza in casa per più giorni. Vive in esterno, esposta al sole e non teme né il caldo né il freddo.

Coltivazione

Terreno

Si consiglia di usare una miscela al 70% di Akadama (terriccio drenante a base limo-argillosa utilizzato per rinvasi bonsai, con granulometria variabile grossa - media – fine: permette un drenaggio eccellente e trattiene bene le sostanze nutrienti fornite con la concimazione; dal suo colore è semplice stabilire il grado di umidità della terra: la pianta andrà infatti bagnata quando l'Akadama assumerà un colore chiaro) e al 30% di lapillo vulcanico, in quanto ama vivere in terreno sciolto e ben drenato.

Gradisce presenza di pietrisco e tollera bene i suoli calcarei. La presenza di un buon terriccio è immediatamente evidente dall'abbondanza della fioritura.

Annaffiatura, concimazione

Non sopporta un eccesso d'acqua, quindi bisognerà fare molta attenzione alle annaffiature e lasciare asciugare molto bene il terreno tra un'irrigazione e l'altra. È una pianta molto spartana e quindi anche dal punto di vista dei fertilizzanti bastano poche concimazioni da Aprile a Giugno e da Settembre a Novembre con concimi Aburukasu. 2 i-bei giardini Negozio ebay gestito da Brasi74 http://stores.ebay.it/i-bei-giardini

Moltiplicazione

La riproduzione da seme è molto facile ed economica, ma richiede più tempo. Seminare al coperto, durante tutto l’anno, collocando il vaso in zona illuminata e alla temperatura di 18-20°C.

Il metodo più semplice è la raccolta in natura. La raccolta deve essere effettuata solo previa autorizzazione del proprietario del fondo o della Regione.

In ogni caso bisognerà intervenire nella stagione opportuna (in primavera o in autunno) e con molta delicatezza, scavando intorno alla pianticella, recuperando un grande ceppo con molta della sua terra originale.

Dopo l'espianto il pino andrà sistemato in un ampio contenitore e lì lasciato per almeno un paio di anni. Passato questo tempo si potrà potare, avvolgere e rinvasare in un vaso più adatto.

Potatura

La potatura dei pini differisce da quella per le caducifoglie: è infatti una specie che non germoglia dove non ci sono aghi.

Per quanto riguarda la potatura di formazione bisogna ricordare di mantenere una forma triangolare e soprattutto di non eliminare mai completamente i rami non necessari, lasciare sempre un moncone che verrà poi eliminato l'anno successivo.

La potatura di mantenimento consiste nella sostituzione di apici e quindi si tagliano i germogli troppo lunghi, sostituendoli con altri laterali, più corti. Allo stesso tempo si devono eliminare i germogli che crescono direttamente verso il basso, come pure quelli che crescono verso l'interno dell'albero.

Le ferite più grandi vanno ricoperte con mastice specifico, onde evitare attacchi fungini spesso presenti sulla legna secca.

Malattie

Le infezioni più comuni sono gli attacchi di cocciniglia cotonosa e la fumaggine.

Come preventivo invernale conviene irrorare le piante con una soluzione di acqua e solfuro di calcio (liquido per Jin) in rapporto 30 a 1, avendo l'accortezza di coprire per bene il terreno.

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agosto 29, 2024

Principi di base Come coltivare un Bonsai

Posted By: Fausto Baccino - agosto 29, 2024
acer-bonsai

 

La maggior parte delle persone ha iniziato a coltivare Bonsai dopo aver acquistato un albero in negozio (online). Anche se questo è senza dubbio un buon modo per iniziare; forse sarebbe più interessante (e meno costoso) imparare a creare e progettare un albero da soli.

La maggior parte delle persone inizia a coltivare un Bonsai dopo averne acquistato uno da un negozio di Bonsai (ce ne sono alcuni anche online). Anche se è senza dubbio un buon modo per iniziare, sarebbe più interessante e meno costoso realizzare un Bonsai da soli. Sebbene il 'bon-sai' sia un'arte asiatica, studiata e perfezionata per molti secoli, non credo che non saresti in grado di coltivarne una tu stesso. In effetti, tutti sono perfettamente in grado di farlo, anche se ti consiglio di scegliere tra le specie di alberi adatte al tuo ambiente in modo da potertene prendere cura adeguatamente. In questo articolo spiegherò come iniziare con la coltivazione dei Bonsai e presenterò le tre parti principali di questo sito web: coltivazione, modellazione e cura dei Bonsai!

Coltivazione e crescita degli alberi

PrimoIl primo passo è acquisire un albero per trasformarlo in un Bonsai; Un'opzione potrebbe essere quella di acquistare un pre-Bonsai (un po' di materiale avanzato pronto per essere potato e legato) e un'altra potrebbe essere l'utilizzo di una delle numerose tecniche di formazione possibili. Tuttavia, è molto importante selezionare una specie di albero che si adatti alle condizioni ambientali. Sei interessato a tenere l'albero in casa (questo limita le opzioni agli alberi tropicali o subtropicali che possono sopravvivere in casa) o vorresti mettere il tuo Bonsai all'aperto? In quest'ultimo caso, la maggior parte degli alberi non tropicali crescerà perfettamente se protetta dalla luce solare intensa o da temperature estremamente basse, prossime allo zero. Una scommessa sicura è selezionare una specie corrispondente agli alberi autoctoni. Con questa breve introduzione dovresti essere in grado di selezionare un albero che si adatta ai tuoi desideri con la nostra Guida alle specie bonsai .

Ora che abbiamo selezionato il tipo di albero, procediamo a procurarcene uno vero e proprio. Un modo è acquistare un Bonsai già formato da un negozio specializzato (può essere online). Questi negozi di solito hanno un'ampia varietà di specie di alberi, nonché di forme e dimensioni, ma questo ha un prezzo e molte volte ti divertirai solo a guardare. Come accennato in precedenza, potresti anche acquistare un pre-Bonsai, che è "materiale quasi vergine" (con potenziale per essere convertito in Bonsai) e che formerai tu stesso, un modo molto appropriato per ottenere risultati rapidi Esiste la possibilità di raccogliere alberi selvatici (con la possibilità di trasformarli in Bonsai), ma questo può essere difficile e dovrebbe essere fatto solo con il permesso.

Un metodo meno costoso, divertente ma dispendioso in termini di tempo è coltivare un albero da soli; attraverso semi o talee. Normalmente ci vorranno circa 3-5 anni prima che l'albero possa essere completamente modellato, quindi puoi farlo come progetto parallelo a lungo termine (e acquistare un pre-Bonsai per iniziare con le tecniche di allenamento).

Per ulteriori informazioni sulle tecniche di coltivazione sopra menzionate, leggi il significato di Bonsai o continua a leggere sulla formazione e il modellamento dei Bonsai nel testo seguente.

 

Bonsai di acero di Walter Pall. Puoi trovare altre immagini nella nostra galleria Bonsai !

Tecniche di modellazione e styling

Ora che abbiamo acquistato o coltivato un albero, è tempo di iniziare ad allevarlo, modellarlo e modellarlo. Questa è la parte creativa della coltivazione del Bonsai, nonché la parte più complicata. Anche se ci sono voluti molti decenni per perfezionare tecniche come la potatura e la recinzione per mantenere gli alberi miniaturizzati, alcuni concetti di base correlati possono essere facilmente insegnati e appresi. È giunto il momento di esaminare le basi della potatura e del cablaggio, assicurati di leggere anche la sezione "modellatura".

Il Bonsai non è una corsa, né una destinazione. È un viaggio senza fine.

Cominciamo esaminando la tecnica più importante per il Bonsai; potatura La potatura è fondamentale per mantenere gli alberi miniaturizzati e modellarli. In definitiva, l'obiettivo è creare un Bonsai che assomigli il più possibile alla natura. L'inverno e l'inizio della primavera sono le stagioni più adatte per effettuare potature importanti, anche se ciò dipenderà dal tipo di albero che avete. Non dimenticare di acquistare un buon potatore concavo per potare i rami spessi. Le ferite a coppa lasciate da questi tagliacapelli guariscono molto meglio di quanto farebbero quando si usano normali tagliacapelli dritti. Anche se è impossibile dirti quali rami potare per formare il tuo albero senza vederlo, aiuta molto guardare alcune evoluzioni del Bonsai , averle come riferimento e partire da lì. Alcuni esempi di casi in cui normalmente sarà necessario rimuovere un ramo sono:

  • Se sull'albero due rami crescono alla stessa altezza, mantenetene uno ed eliminate l'altro.
  • Rimuove i rami con torsioni e svolte innaturali.
  • Rimuovi i rami sproporzionatamente spessi, soprattutto se crescono dalla cima dell'albero.

Un'altra tecnica importante per modellare un Bonsai è l'avvolgimento. Il filo di alluminio anodizzato (o di rame ricotto) deve essere avvolto con cura attorno ai rami per consentire loro di piegarli, almeno in una certa misura. La scherma può essere praticata durante tutto l'anno, anche se ci sono indubbiamente periodi più adatti di altri; Ad esempio, i rami possono essere più flessibili in certi periodi, e soprattutto, se la torsione da fare è importante, è consigliabile farla nel momento più opportuno, che solitamente è durante l'inverno. Assicurati inoltre di rimuovere il filo prima che inizi a scavare nei rami mentre crescono e si ispessiscono. Assicurati di leggere la pagina di cablaggio nella sezione di modellazione per una spiegazione dettagliata.

Come realizzare un bonsai - Scopri di più sulle tecniche di formazione sopra menzionate o continua a leggere su come realizzare bonsai e cura dei bonsai.

Cura e manutenzione

Una parte cruciale delle informazioni su come coltivare un albero Bonsai è la sua cura e manutenzione. Sebbene ogni specie di albero abbia linee guida specifiche per la cura, in questa parte discuterò alcune nozioni di base generali, a partire dall'irrigazione.

La frequenza con cui i bonsai devono essere annaffiati dipende da una vasta gamma di fattori, tra cui la specie di albero, la dimensione e la forma del vaso e il clima, tra gli altri. L’irrigazione eccessiva può causare la putrefazione delle radici, una delle cause più comuni di morte delle radici. Tuttavia, poiché i Bonsai sono piantati in vasi così piccoli, tendono anche a seccarsi molto facilmente. Scegliere la giusta miscela di terreno e rinvasare regolarmente (in media ogni due anni, per garantire che la zolla radicale dell'albero non diventi un vero e proprio groviglio di radici e terreno indurito, rendendo difficile immagazzinare e assorbire l'acqua) è fondamentale per mantenere l'albero sano . Una regola importante per l'irrigazione è sapere nello specifico di quanta acqua hanno bisogno i tuoi Bonsai di determinate specie e che quando innaffi devi farlo bene (devi assicurarti che il terreno assorba l'acqua correttamente).

Oltre all'irrigazione e al trapianto, la fertilizzazione è un altro punto importante da tenere in considerazione. Poiché questi alberi vivono in vasi molto piccoli, con poco spazio e poco nutrimento a disposizione, concimare regolarmente durante la stagione di crescita dell'albero è fondamentale per mantenerli sani. Anche in questo caso, dipende dalle specie arboree sapere quando, quanto e quanto spesso necessitano di essere concimate. La marca o il tipo di fertilizzante (liquido o solido) non ha molta importanza, purché ti ricordi di applicare quantità inferiori a quelle richieste dalle piante normali.

Infine, posizionare un albero all'aperto all'interno di una casa (o viceversa) è un modo sicuro per ucciderlo. Acquista e fai crescere un albero che si adatti bene al luogo in cui vuoi metterlo, invece di acquistare semplicemente un albero! Gli alberi subtropicali in genere necessitano di molta luce e di temperature relativamente elevate e possono vivere all'aperto solo se si vive in un clima con ambiente sufficientemente caldo, soprattutto in inverno; Tuttavia, questi alberi vivranno perfettamente all'interno di una casa se presenta le condizioni necessarie. Se preferisci un albero da esterno, una scommessa sicura è scegliere un albero che provenga dal suo ambiente, cioè un albero autoctono. Se vivi in ​​zone con inverni molto freddi, è consigliabile una protezione aggiuntiva contro il gelo, poiché i bonsai vivono in vasi molto piccoli e le radici possono essere danneggiate.

In conclusione, come faccio ad avere un Bonsai? / come realizzare un Bonsai?

Questo articolo introduttivo spiega i tre passaggi principali per scegliere e prendersi cura di un Bonsai , la sua coltivazione, addestramento e cura. Sebbene il Bonsai sia una forma d'arte secolare, iniziare con questo affascinante hobby non è poi così difficile! Questo sito web ti aiuterà a iniziare e il loro forum Bonsai è un ottimo posto per chiedere consigli. Abbiamo anche creato un corso online pensato appositamente per i principianti. Per una lezione gratuita e il programma del corso, consultare il Corso Bonsai per principianti . Inoltre, i club Bonsai locali organizzano corsi e workshop altamente consigliati. Buona fortuna!!

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agosto 28, 2024

Come ottenere ogni anno una buona fioritura dei Melograni.

Posted By: Fausto Baccino - agosto 28, 2024
melograno

 

Quest’articolo spiega come ottenere ogni anno una buona fioritura dei Melograni. Applicando le tecniche adeguate i risultati non tarderanno ad arrivare.
Famiglia: Punicaceae Genere: Punica
Specie: Punica granatum; Punica Protopunica
Il melograno (Zakuro, in giapponese) può raggiungere i 3-5 m d’altezza; si presenta eretto e molto
ramificato, con rami un poco spinosi. I più giovani hanno la corteccia rossiccia e liscia, mentre nel tronco
e nei rami vecchi la corteccia è grigio-cinerea e screpolata. In soggetti annosi, si nota un movimento di
corteccia con andamento attorcigliato. Originario della Persia, fu introdotto nel Mediterraneo già
nell'antichità; in Italia si può trovare, inselvatichito, al sud. E’ una pianta che s’incrocia molto facilmente,
perciò esistono infinite varianti tra pianta e pianta, che tuttavia non devono essere considerate come
varietà, salvo che non presentano caratteristiche stabili attraverso generazioni successive. Predilige
terreni argilloso-sabbiosi e tendenzialmente calcarei. Sopporta difficilmente temperature inferiori ai –
10°C. Le foglie sono ellittiche, intere, e lunghe 5-7 cm di colore verde tenue, lucenti, e opposte, ottuse e
subacute; prima di cadere, nel tardo autunno, assumono una colorazione giallo-dorata. Il Melograno
fiorisce in giugno/luglio al nord e in aprile/maggio al sud della nostra penisola. Questa prima fioritura
produce, sulla cima dei rami, da uno a cinque fiori, che molto raramente fruttificano. Dopo la prima
fioritura, la vegetazione si allunga e prepara la seconda fioritura, che potrebbe fruttificare. I fiori, molto
appariscenti, solitari, (ogni singolo fiore è ermafrodito) si sviluppano alla sommità dei rami. Sono sessili,
lunghi 3-4 cm ed hanno un calice fuso con l'ovario infero (situato di sotto al calice), campanulato e
carnoso, di colore rosso-vermiglio, col tubo saldato all'ovario e il lembo diviso in cinque-sette lobi valvati e
persistenti. La corolla è composta di cinque-otto petali anch'essi di colore rosso-vermiglio, presto caduchi
e da numerosi stami, con antere gialle. I frutti (balauste) sono globiformi e di grandi dimensioni; dapprima
verdognoli, poi gialli e, a maturazione completa, assumono un colore rosso-corallo con sfumature
scarlatte. La buccia, lacerandosi, scopre, nelle tre logge, i numerosissimi semi rosei e translucidi,
irregolarmente sfaccettati (si sostiene che abbia 613 semi così come l’Antico Testamento contiene 613
leggi). Il frutto, sostenuto da uno pseudo-peduncolo, è commestibile, gradevolmente dolce-acidulo. Esiste
anche una varietà nana di melograno, con foglie e frutti di proporzione ridotte. Questa varietà purtroppo
richiede maggiori attenzioni. Il melograno è considerato uno dei migliori materiali bonsai, sopporta le
potature drastiche e la pinzatura continua delle gemme, è facile da raccogliere, da far radicare, possiede
un gran vigore di crescita, e si adatta molto bene al vaso bonsai. Il melograno assume aspetti molto
attraenti, soprattutto per quanto riguarda la sua ramificazione che diviene finissima se si presta
particolare attenzione alla potatura dei nuovi germogli. Il suo legno alquanto duro, permette di attuare con
buon risultato jin dall'aspetto molto naturale.La fioritura ed i bellissimi frutti completano le qualità di
quest’albero. Le sue caratteristiche ne fanno anche una delle specie più adatte ad essere trattate come
shohin (varietà nana). Il melograno tuttavia ha anche degli aspetti poco favorevoli quali la sua scarsa
longevità e la tendenza a seccare i rami giovani in inverno. E' soggetto inoltre ai ritiri di linfa, dovuti alla
potatura di grossi rami.
Propagazione
Propagazione per seme: i semi in autunno, vanno estratti dal frutto, asciugati e stratificati in sabbia.
Vanno seminati al caldo, tra i 16 ed i 20°C. ad inizio primavera, in un semenzaio composto di (1/3 di
sabbia di fiume grossa, 1/3 di torba e 1/3 di akadama) collocandolo al sole: nel giro di tre settimane i semi
dovrebbero cominciare a vegetare.
Propagazione per talea: si prelevano le talee semi legnose in giugno-luglio, meglio se con piede. La talea
deve essere lunga circa 10/12 cm e provenire da un ramo che è fiorito l'anno precedente. Dalla talea
raccolta si eliminano le ultime due foglie e si tagliano le rimanenti a metà, per evitare un'eccessiva
traspirazione. Si riempie il contenitore con il medesimo terriccio indicato per i semi e si piantano le talee
singolarmente a distanza di 5 cm l'una dall'altra; in seguito vanno bagnate a fondo e collocate in un luogo
molto luminoso, al riparo però da sole e vento. A distanza di un mese bisognerà iniziare a somministrargli
concime, ma durante il primo anno non si dovranno potare. L’anno seguente, appena dopo il risveglio
vegetativo, si trapianteranno in vasi singoli di coltivazione, tagliando le radici. Proteggere le giovani
piantine durante l'inverno dal troppo freddo e dalla troppa pioggia.
Propagazione per margotta: si deve eseguire in maggio. Si scorteccia la parte di tronco dove si desidera
che nascano nuove radici, si ricopre il taglio con sfagno bagnato e si avvolge il tutto con della plastica,
legata saldamente alle due estremità. Il melograno radica facilmente: dopo trenta-quaranta giorni si
saranno sviluppate numerose radichette, quindi si potrà già dividere la nuova pianta dalla pianta madre
per collocarla in un vaso di coltivazione.
Esposizione
Predilige i luoghi caldi con molto sole; l'ideale è che possa ricevere anche una buona ventilazione. Inoltre
una buona luminosità è indispensabile per assicurarsi una considerevole fruttificazione. Bisogna valutare
però che, mentre è molto resistente al caldo estivo più intenso, sopporterà difficilmente temperature
inferiore ai – 10°C e soprattutto alle gelate invernali: per questo motivo, al nord ai primi abbassamenti di
temperatura la pianta andrà protetta, riparandola in serra fredda.
Annaffiatura
E’ importante, che tra un'annaffiatura e l'altra il terriccio abbia il tempo di asciugarsi. Un buon drenaggio,
è indispensabile al fine di un rapido assorbimento dell'acqua. Vanno comunque assolutamente evitati sia
gli eccessi sia le insufficienti annaffiature. Dalla primavera in poi si deve innaffiare abbondantemente,
prima e dopo la fioritura per favorire la maturazione dei frutti. A volte la mancanza d’acqua durante la
formazione dei fiori e dei frutti, provoca il loro aborto; mai bagnare i fiori. In inverno, anche per i vasi ritirati
in luoghi temperati, occorre mantenere il terreno umido ma non inzuppato.
Potatura e Pinzatura
La potatura di formazione, con tagli anche di rami importanti, si esegue esclusivamente prima della
ripresa vegetativa, evitando di tagliare i rametti corti e spinosi. Il segreto per ottenere i frutti da un bonsai
di Melograno è di compiere la pinzatura subito dopo la prima fioritura. Anche se è possibile tentare di
impollinarlo artificialmente, si riesce ad ottenere il frutto naturalmente, pinzando nel momento giusto e
ponendo l’esemplare in pieno sole, all’aria aperta.Dato che il Melograno fiorisce sempre sulla cima dei
rami, l’obiettivo è ottenere rami corti. Bisogna impostare la pinzatura in modo tale che, dopo la seconda
vegetazione (fine giugno inizio luglio al sud, agosto/settembre a nord), fiorisca dai nuovi germogli. Anche
se ogni albero è differente, quando la vegetazione arriva ai 15-20 cm di lunghezza, (fine giugno) si pota il
bonsai di Melograno lasciando due nodi. Si può anche pinzare l’albero normalmente ogni volta che un
ramo ha sette od otto paia di foglie lasciandone due paia, (anche se le due inferiori non sono realmente
foglie) alla fine di giugno.

Questo procedimento fa sì che la successiva vegetazione nasca direttamente dalla base del ramo, più piccola e con le
foglie sensibilmente ridotte. Da questo momento si può lasciar crescere liberamente. Cominceranno a formarsi
gemme da fiore sulle punte dei rami; allora si scelgono quelle che interessano e si tagliano le altre. Da quest’ultima
fioritura si può essere quasi certi di ottenere frutti. Dato che le foglie dei Melograno nascono sempre a coppie ogni
volta che si pota i rami nascono sempre a due a due. Se si accorcia molto dopo la prima fioritura i germogli non, si
allungheranno eccessivamente prima di fiorire di nuovo. Quindi per la buona riuscita della fioritura bisogna tenere
presente: 1) la fioritura avviene in due momenti, maggio-giugno e agosto; 2) fioriscono unicamente i rametti corti e
spinosi; 3) le gemme da fiore sono presenti solo sull’estremità dei germogli nuovi; 4) il frutto compare durante la
seconda fioritura; 5) non sempre si manifestano due fioriture. Inoltre bisogna ricordare che al successo della fioritura
del melograno concorrono innumerevoli fattori, tutti indispensabili: concimazione, rinvaso, annaffiatura, pinzatura.
Applicazione del filo
Per la formazione della ramificazione si adotta principalmente la potatura. Inoltre essendo una specie
piuttosto delicata, l'avvolgimento va effettuato con la massima attenzione, si consiglia pertanto di
utilizzare filo di alluminio ramato coperto con carta crespata o rafia per proteggere la corteccia dei rami
più fragili. Il momento più opportuno per applicare il filo è in maggio-giugno (momenti di minore vigore
vegetativo) perché la nuova crescita non è ancora interamente lignificata, e quindi i rami possono essere
sagomati più facilmente, evitando il rischio di rotture. Per quanto riguarda i germogli, si riesce a frenare la
crescita anche solo con il filo: si avvolgono dirigendoli verso il basso.Se si prevede di avvolgere un ramo
di grosse dimensioni, è bene non annaffiare la pianta nei giorni precedenti al lavoro.
Rinvaso e substrati
Essendo un’essenza che produce un vigoroso apparato radicale, ha bisogno di frequenti rinvasi (al massimo ogni 2/3
anni), anche per esemplari vecchi. E’ importante eseguire quest’operazione in primavera avanzata, quando le gemme
iniziano ad attivarsi. Il substrato non acido, deve essere molto drenante (ottimo un composto costituito da 70% di
akadama, 15% di sabbia grossolana e 15% terriccio universale precedentemente setacciato per eliminare le particelle
di terriccio inferiori a 1 mm. oppure un 85% di akadama con un 15% di terriccio di foglie ) al fine di evitare ristagni
d’acqua, che risulterebbero molto pericolosi per il melograno. In occasione del rinvaso, controllate attentamente che
non ci siano delle asfissie all'apparato radicale e, prima di accorciare la radice primaria, assicuratevi che a monte
della stessa ci siano sufficienti radichette in grado di assicurare la sopravvivenza della radice e del ramo legato ad
essa. Il melograno sopporta poco i trapianti, poiché ha Ia tendenza a sviluppare i capillari all'apice delle radici,
perciò il taglio delle stesse dovrà essere fatto molto attentamente e moderatamente affinché la pianta produca fiori e
frutti.
Fertilizzazione
Il Punica granatum ha bisogno di abbondanti concimazioni, soprattutto nei periodi che precedono la
fioritura: aprile-maggio e luglio. Anche in settembre, momento in cui appariranno i frutti occorre
fertilizzare. Per ottenere una buona fruttificazione è necessario somministrare fertilizzante ricco di fosforo
e potassio, ma con basso contenuto di azoto. L'ideale sono i concimi organici per bonsai in pastiglie, a
base di semi di colza, farina di pesce e farina di ossa ( hanagokoro). Il periodo in cui si dovrà provvedere
alla concimazione è piuttosto lungo poiché va dalla primavera (concimare moderatamente) all'autunno.
Ed è importantissimo non interrompere le somministrazioni soprattutto in settembre-ottobre, si tenga
presente però, che né prima, né durante il periodo di fioritura bisogna concimare. Il migliore segnale di
salute della pianta sono i germogli nuovi: se di colore rossiccio le cure prestate l’anno prima sono state
corrette; se giallognoli qualcosa non va.
Stili appropriati
Gli stili per il melograno sono illimitati. Può essere a tronco inclinato, eretto casuale, ( Moyogi),
multitronco, a gruppo di piante, a zattera, a cascata o Bunjin (astratto o libero), ecc., perché ha tutte le
caratteristiche necessarie. Si possono realizzare dei Bonsai piccoli, medi, grandi.
Malattie
Durante la fioritura gli alberi sono in maggior misura esposti agli attacchi di parassiti, ma nella
somministrazione dei prodotti insetticidi occorre avere prudenza, altrimenti si rischia di impedire
l'impollinazione naturale. E’ quindi preferibile applicare dei trattamenti invernali di prevenzione, (ad
esempio quando l’albero è spoglio, si applica liquido jin diluito in acqua (1: 20) al fine di eliminare
eventuali uova di afidi e cocciniglie) anziché dover intervenire quando la pianta si trova nella fase di
fioritura. Questa specie è soggetta soprattutto a mosca bianca, ragnetto rosso e afidi.
Parassiti animali
Afide verde
Le lesioni sono visibili sulle foglie e l’esistenza di questo parassita si nota con presenza delle goccioline di
melata che l'afide espelle. Dopo poco tempo la pianta cosi impiastricciata e rovinata dalle punture, finisce
per perdere vitalità e le foglie, nel caso di forti attacchi, disseccano e cadono precocemente. Intervento:
irrorare con un getto violento di acqua per staccarli dalla foglia una volta caduti sul terreno non riescono
più a salire sulla pianta. Intervento chimico: da effettuare in aprile-maggio ed in estate con:
• Dimetoato g 3 x litro d'acqua
• Ethiofencarb g 4 x litro d'acqua, oppure piretro e piretroidi g 1 x litro d'acqua.
Ragnetti rossi
Sono aracnidi piccolissimi e non piccoli insetti come molti li chiamano: hanno 4 paia di zampe ed un
corpo unico e non suddiviso come quello degli insetti. Quelli che a noi interessano vivono a spese delle
piante, succhiandone la linfa. Le piante colpite assumono un colore giallo-grigiastro o rugginoso,
deperiscono visibilmente e possono morire se non le aiutiamo a combattere questi fastidiosi parassiti. Il
primo intervento è irrorare violentemente con acqua le foglie o meglio tutta la pianta, perché se il
parassita si stacca dalla foglia e cade, non è più in grado di risalire. Con questo sistema si limita la
presenza degli adulti, ma dopo poco tempo dalle uova deposte nella pagina inferiore nasceranno altri
individui, che per vivere succhieranno altra linfa. L'operazione va ripetuta se la presenza degli individui si
è fatta numerosa. Intervento chimico: da maggio fino all'estate, ogni 15-20 gg. trattare le piante con
• Amitraz g 2-,5 x litro d'acqua oppure
• Propargite g 1,5-2 x litro d'acqua.
Defogliatori
Occorre analizzare quale tipo di defogliatori ha colpito la pianta e se sono bruchetti tipo tentredini delle
rose, è sufficiente spruzzare acqua con violenza per staccarli dalla foglia. Intervento chimico: trattare le
piante con
• Carbaryl g 2 x litro d'acqua oppure
• Phosalone g 2-2,5 x litro d'acqua.
Parassiti vegetali
Ruggini
I danni si hanno sulle foglie dove sulla pagina inferiore si notano pustole di colore giallo-arancione, cui
coincidono sulla pagina superiore macchie clorotiche che tendono a necrotizzare, facendo cadere le
foglie. La pianta non riesce più a completare la fotosintesi clorofilliana per questo s'indebolisce, sarà
attaccata da altri parassiti e poi morirà. Un mezzo valido per opporsi alle ruggini non esiste. In ogni modo
si possono provare dei prodotti che possono dare qualche soddisfazione se la malattia è nel primissimo
stadio d’attività. Si consiglia:
• Benomyl g 1 x litro d'acqua oppure
• Mancozeb g 3 x litro d'acqua.
Oidio o mal bianco
Il fungo si rende evidente con macchie bianche feltrose sulle foglie, sugli steli, e sui fiori, interruzione
dello sviluppo fino all’appassimento e al disseccamento.
Intervento chimico trattare le piante con:
zolfo colloidale g. 0,8-1 x litro
Ticchiolatura
I segni più appariscenti si hanno sulle foglie, dove si compongono delle macchie rotondeggianti di colore
bruno-olivastro e d’aspetto vellutato per l’esistenza di conidi. Durante i mesi primaverili ed estivi i parassiti
si spandono per mezzo delle loro forme conidiche. A primavera, questi organi saranno maturi perciò si
avrà un'espulsione d’ascospore le quali daranno inizio alle prime infezioni.
Intervento chimico trattare le piante con:
• Mancozeb g 3 x litro d'acqua oppure
• ossicloruro di rame g 4,5 x litro d'acqua
• idrossido di rame g 2,5 x litro d'acqua
ALCUNI CONSIGLI
I rami che fruttificano rimangono molto deboli l’anno successivo; evitare che lo stesso ramo porti i frutti per due
anni di seguito. Per la stessa ragione non si lasci più di un frutto per ogni ramo. Il frutto non cade spontaneamente
fino a che non ha raggiunto una colorazione scura, ormai in pieno inverno, ma è meglio staccarlo dall’albero quando
la buccia comincia a striarsi, oppure quando si spacca mostrando i semi all’interno. Qualora il melograno abbia il
tronco cavo, (sabamiki) si deve applicare il liquido jin per evitare i marciumi.

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