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agosto 10, 2013

Suiban, vasi senza foro generalmente smaltati ed impermeabili.

Posted By: Fausto Baccino - agosto 10, 2013

I suiban sono vasi senza foro, generalmente smaltati ed impermeabili.

"Sui : " significa acqua e "Ban:" significa vassoio per cui si puo' tradure vassoio per l'acqua(ciotola o bacinello).

Le forme piu' comuni sono l'ovale e la rettangolare ma si possono trovare anche circolari, quadrati, a forma di fiore( Hanagata:) e a forma di foglia( Habon):).

.

L'ampiezza e la profondita' sono variabili da molte piccola a grande e da poco profonda.

suiban vaso bonsai

I suiban possono essere di ceramica, di porcellana, in leghe di rame (chiamanto Dohban[do~ban] o Douban:). I dohban hanno diversi colori come verde, vermiglio, porpora o ancora, se trattasi di vasi metallici, colorazioni naturali dovute all'ossidazione del metallo(chiazzato vermiglio, chiazzato porpora:nota 2).

 

I vasi di ceramica hanno colori piu' "caldi" e sono i piu' tilizzati mentre quelli di porcellana sono "freddi" essendo la porcellana un materiale molto duro.

 

Quelli i lega(Dohban hann contorni precisi e ben marcati e possono avere delle lavorazioni in rilievo sulle pareti. Questi vasi inoltre trasmettono una sensazione "greve".

 

I suiban sono utilizzati prevalentemente nelle composizioni con le pietre(Suiseki:) per poterle apprezzare nella loro bellezza e valorizzarle nella forma.

Per le composizioni si puo' utilizzare la sabbia per riemire il vaso ma, se il colore del vaso col tempo e' sbiadito, si puo' fare anche senza. Le pietre devono essere scelte in modo da creare un paesaggio naturale dando l'impressione di grandezza e nello stesso tempo semplicita' della natura. Inoltre, per crearel'armonia nelle tonalita' di colore, bisogna scegliere icui colori ben armonizzano con quelli del vaso. Un'altra applicazione dei vasi suiban e' nelle composizioni con erbe(Kusamono:) oppure nello stile bonsai

 

Ishizuki:: (pianta sulla roccia). In queste composizioni e' indispensabile studiare come disporre le pietra o l'erba per trasmettere quell'armonia che normalmente e' in natura. E' da aggiungere che se i Suiban sono di pregevole fattura sono apprezzati anche da soli.

 

ban sono usati per Ikebana: (composizioni floreali).

 

Nota 1:

"Kusamono:" si puo traduce, utilizzate per creare piccole d'accompagnamento.

"kusa:"" significa "erba".

"mono:" significa "roba".

"Hanagata:" a forma di fiori

"hana:" significa "fiore".

"gata o kata:" significa "forma".

"Habon:" a forma di foglia

"ha:" significa "foglie".

"bon:" significa "contenitore(vassoio)".

"Dohban{do~ban] o douban:" significa "leghe di rame"

""doh o dou:" significa "rame".

"Suiseki:" la composizionre con la pietra.

"seki o ishi:" significa "sasso o pietra".

Nota 2:

Vali tipi di Dohban in base al colore::Seidoh[seido~]: Il Dohban fatto da "bronzo".

"sei "   colore verde.

Shudoh[.do~]:    colore vermiglio

"shu: " significa "vermiglio".

Shidoh[.do~]:   colore porpora

"Shi: " significa porpora/viola.

Murashudoh[.do~]:   colore chiazzato vermiglio

"Han o mura: " significa chiazza

Murashidoh:    colore chiazzato porpora

Nota 3:

 

Esempio del Suiban

Douban


Esempio del Suiseki

Esempio del Kusamono

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Lo Spirito del Bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - agosto 10, 2013

E' stato intorno al 1960 che, in tutto il mondo, si e' cominciato a sentire una nuova parola:  naturalmente pochi appassionati la conoscevano da prima ma, per i piu', queste piante erano note come piante nane, piante in vaso o piante in miniatura.

 

Per l'Expo di Osaka, nel 1970, fu allestita una eccezionale mostra; io credo che questa sia stata l'occasione che ha fatto conoscere i Bonsai e la parola Bonsai non solo ai molti visitatori stranieri ma in tutto il mondo.

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Sia in occasione dell'Expo che in seguito, sono state poste alcune domande: qual e' la definizione del Bonsai? Quale differenza c'e' tra il Bonsai e l'Hachiue o pianta in vaso? Le risposte non sono semplici. Io do, generalmente, la seguente definizione: il Bonsai e' una pianta vivente collocata in un vaso, su roccia o su pietra dove puo' vivere in maniera semi-permanente. Esso non ha solo la naturale bellezza di quella particolare pianta, ma il suo aspetto riporta alla mente qualcosa di piu' che non la pianta in se stessa. Potrebbe essere una scena, una foresta o una parte di essa, un maestoso albero solitario, un paesaggio marino o un lago, un fiume, un ruscello o uno stagno. E' possibile che la sua visione riporti alla mente il vento che passa fra i rami e stormisce le fronde.

 

Lo scopo principale del Bonsai in Giappone e' di ricreare una scena naturale in vaso, usando le piante come materiale principale. Se voi, invece, guardate un Hachiue vedrete solo la "graziosita' della pianta o dei suoi fiori", esso non vi dara' nessun altra particolare sensazione. E', comunque, possibile trasformare l'Hachiue in un Bonsai usando quelle che noi chiamiamo "tecniche Bonsai". Con le tecniche per l'Yoseue (boschetto) o quelle del Ne-Tsuranari (boschetto a radici connesse) noi possiamo far si' che la scena del vaso sia simile a una foresta o a una parte di essa. Lo stile Shakan (obliquo) vi fara' sentire il vento che soffia, mentre lo stile Kengai (cascata) vi ricordera' un inaccessibile picco di montagna.

 

Un'altra domanda e': si deve aggiungere piante erbacee o altro materiale al Bonsai? Ci sono molte persone che credono che piante erbacee, muschi o pietre siano un complemento indispensabile al Bonsai. Poiche' esse servono a mettere in risalto l'aspetto della pianta, io sono, in un certo modo, d'accordo, ma non direi che ogni specie di pianta erbacea possa essere usata; qualcuna certamente si' e, qualche volta, questo aiuta a completare la bellezza di un Bonsai.

 

Ci sono certe specie di piante o muschi che possono ricordare un prato erboso e pietre o rocce che rammentano una cascata o un ruscello mormorante. Al limite, io credo che si possano usare con i Bonsai perfino giacinti o tulipani. Ai primi anni del 1950 era comune vedere, nel mio paese, Bonsai di banano non piu' alti di una venticinquina di centimetri: adesso sono scomparsi, in qualche modo mi sento dispiaciuto di non vederne piu'.

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LO SPIRITO DEL BONSAI.

Ho scritto finora delle concezioni generali sul mondo del Bonsai giapponese e, sono certo, che queste idee vi siano gia' familiari. Procedero' adesso ancor piu' avanti e ancora piu' a fondo nell'argomento.

 

L'arte del Bonsai si e' sviluppata in Giappone, un paese dove ci sono quattro stagioni, acqua e aria pulita, un paese con 1500 anni di storia e di antiche e solide tradizioni e costumi. Fra queste cose l'arte del Bonsai si e sviluppata e cresciuta fino ad essere quello che e' oggi. Non credo che il Bonsai avrebbe potuto svilupparsi in zone tropicali, glaciali o desertiche. L'associazione del Bonsai con i cambiamenti di stagione, le montagne, le vallate, i fiumi, i laghi, le tempeste, le brezze, la pioggia, la neve, il gelo e con altri fenomeni naturali e' piu' importante di quanto si possa immaginare. Il Giappone e' uno dei pochi, fortunati paesi che hanno tutto questo.

 

Il Bonsai non dovrebbe essere solo l'abbozzo o una prolissa ripetizione tridimensionale di una fotografia. Se e' giusto usare la natura come soggetto, lo scopo finale dovrebbe essere qualcosa che e' stata studiata e rifinita nella vostra mente prima di cominciare a crearla. Solo in questo caso potrete chiamarla arte.

 

In Giappone, per esempio, noi abbiamo il teatro tradizionale "Noh" o la danza classica giapponese che sono la sintesi tridimensionale di musica e storia. Voi, in occidente, avete il balletto. Se il balletto puo' essere definito come una fusione, come l'unione della sensibilita' umana e l'arte, cosi` il Bonsai puo` essere definito l’uomo della natura con l’arte. Il teatro "Noh" o il balletto si esprimono e si concludono in un tempo relativamente breve. La crescita e lo sviluppo del sono cosi' lenti che a malapena si possono notare. L'obiettivo del Bonsai e' di simulare quanto avviene in natura, e la natura esprime la sua eternita' con lenti, lentissimi cambiamenti. Il Bonsai dimostra il lento procedere della natura.

 

Quando sentirete questo, quando la vostra comprensione del Bonsai arrivera' cosi' lontano, allora non potrete fare a meno d'entrare nel mondo del "Wabi" o "Sabi". E' impresa ardua, quasi impossibile, cercare di spiegare il significato di questi termini perche' essi sono stati coniati per descrivere sentimenti creati, e attualmente sentiti, solo dai giapponesi, sentimenti maturati in un lento processo di generazioni. Essi erano sconosciuti agli occidentali fino a poco tempo fa.

 

Wabi e' uno strato della mente o un luogo o l'atmosfera di una cerimonia del te' o un Haiku (breve pensiero poetico tipicamente giapponese N.d.T.). E' un sentimento di semplicia', di calma, di dignita'.

 

Sabi e' un sentimento di pace interiore, di semplicita' che proviene da qualcosa antico usato e riusato in cui e' visibile, assieme al trascorrere del tempo, il tocco degli uomini che lo hanno creato o posseduto.

 

Pensate per un momento, di essere seduti in un angolo del Ryoanji - il famoso giardino di pietra a Kyoto - e' una serata nebbiosa del tardo autunno, state guardando il giardino, poi chiudete gli occhi e sgombrate la mente. In quel momento non c'e' alcun pensiero nella vostra mente, e' vuota ... eppure il vostro cuore e la vostra mente si riempiono di un sentimento d'appagamento, di serenati'. Questo e' Wabi.

 

Credo fermamente che l'obiettivo finale nel creare un Bonsai sia la ricerca del sentimento di Wabi o Sabi, questo dovrebbe essere lo scopo ultimo dell'arte del Bonsai. Non ho conoscenze sufficienti per spiegare l'essenza della filosofia sia ricercare la verita', la virtu' e la bellezza. Tutte cose altrettanto importanti anche per il Bonsai.

 

Il sentimento Wabi o Sabi e' qualcosa di quasi stoico che si rifa' al buddismo Zen. Non sono sentimenti facili, provengono da una disciplina calma ma severa, questi sentimenti sono comuni alle persone molto religiose e fra quelle che creano Bonsai. Credo di poterlo spiegare dicendo che questi sentimenti sono fondamentalmente amore. Amore per le piante, amore per gli esseri umani.

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NON SOLAMENTE TECNICA.

Bene, ritorniamo alla realta'. Il Bonsai e' un'arte strana con cui si puo' creare sensazioni di realta' e naturalezza attraverso le manipolazioni, per un lungo periodo di tempo, di alberi, pietre, rocce e vasi. Ogni Bonsai e' un originale di cui non esiste la copia, la sua creazione non potra' mai essere considerata finita, essa andra' avanti per sempre.

L'arte del Bonsai non si puo' insegnare completamente con tecniche esatte come, per esempio, avviene con l'Ikebana o arte di comporre i fiori. Questo perche' noi dobbiamo cercare, prima di tutto, di proteggere la vita della pianta.

 

Limitare il Bonsai con una tecnica o stile significa ignorare la fisiologia delle piante. Se tentate di forzare con un vostro particolare disegno la pianta, senza considerare la sua natura, questa potra' anche morire. Questo perche la fisiologia della pianta e' limitata e voi dovrete conoscere questi limiti e averli presenti quando create il vostro Bonsai.

A parte alcuni alberi che si trovano nelle campagne o nelle foreste, i Bonsai sono, io credo, le cose viventi piu' vecchie, cose che voi aiutate a vivere curandole con amore, esse dividono con voi le vostre gioie e le vostre pene. Si dice che la vita di un ciliegio selvatico sia, in natura, di circa 120 anni, ma non e' cosa rara vedere queste piante ancora piu' vecchie come Bonsai. E' come un sentimento religioso che si prova curando e amando un Bonsai che ' molto piu' vecchio di noi stessi.

 

Tutti voi che siete, oggi interessati all'arte del Bonsai avete in un modo o nell'altro studiato sotto la guida di qualche buon maestro e avrete imparato la tecnica per creare un Chokkan o stile verticale, il Moyogi e stile pseudo verticale, lo Shakan o stile inclinato, il Kengai o stile a cascata, ma quando arrivate al Nejikan (corteccia a spirale) o al sistema di educare l'apparato radicale o i rami, vi renderete conto che non tutto va come avreste pensato.

 

Io ho lavorato con i Bonsai per circa 60 anni, eppure devo superare problemi quasi quotidiani, per i fertilizzanti, per la terra, per l'annaffiatura, per le pietre o le rocce o per legare i rami. Non c'e' mai un modo rapido per prendere importanti decisioni, spesso occorrono molti anni per arrivare ad una soddisfacente soluzione. Proprio recentemente sono arrivato ad una mia personale conclusione: la piu' entusiasmante tecnica nell'arte Bonsai sta nel trasformare una pianta dall'aspetto innaturale in una pianta dall'aspetto naturale. Faccio un esempio: esiste una famosa Zelkova appartenuta all'ex primo ministro giapponese Shigeru Yoshida che fu anche presidente della Nippon Bonsai Association. Questo Bonsai fu creato dal Sig. Ogata tagliando l'apice superiore del tronco principale della pianta e dandogli cosi' un aspetto totalmente diverso. Quando lo vidi, per la prima volta, presentato all'annuale esposizione di Kokufu(Kokufu Bonsai Ten), risi e cosi' fece il direttore del museo nazionale che partecipava all'esposizione. Alcuni anni dopo la pianta fu di nuovo presentata all'esposizione di Kokufu e riconosciuta come uno degli esemplari piu' belli del Giappone. In realta' si tratta di una pianta dall'aspetto singolare, non trovereste mai una pianta dall'aspetto cosi' "innaturale" in nessuna parte del mondo, eppure essa ricorda con esattezza un'enorme solitaria Zelkova sviluppatasi forte e poderosa in natura. Lasciatemi spiegare meglio il discorso con un esempio. Nel teatro Kabuki un uomo recita il ruolo femminile, noi lo chiamiamo "Oyama". Gli spettatori sanno che "lei" e', in realta', un "lui", ma egli si muove e recita proprio come una donna. Questa e' arte e la stessa cosa puo' essere detta dell'arte Bonsai.

 

In Giappone e in Cina esiste quella che è chiamata l'arte della calligrafia. Ci sono tre modi basilari di scrivere Kanji (ideogrammi) proprio come gli occidentali hanno due modi principali di scrittura: le maiuscole e le minuscole; credo che si possa applicare le stesse variazioni al Bonsai. Quando vorrete ricreare uno scenario naturale, potrete usare sia le maiuscole che le minuscole, perche lo scopo basilare rimarra' lo stesso, cambiera' solo il modo di raggiungere lo scopo.

 

Fortunatamente c'e' una copia esatta del giardino di pietra Ryoanji al Brooklyn Botanic Garden. Quelli che non hanno visto l'originale di Kyoto, se hanno la possibilita' di visitare questa copia a New York, lo facciano. Non dovete far altro che sedervi e aspettare, se siete stanchi chiudete gli occhi. Sono certo che questa esperienza vi aiutera' a capire piu' e meglio il Bonsai.

 

    I nostri piu` sentiti ringraziament alla sig.ra Elizabeth Scholtz, direttrice del Brooklin Botanic Garden di New York, per aver permesso la traduzione e la publicazione di questo importante testo. Grazie anche al Sig.Mike Myano di Los Angeles che ha curato la traduzione del giapponese all’inglese. Traduzione dall’inglese di Gian Franco Giorgi.

    Da Revista: Bonsai News(Crespi editori:Parabiago)(1983 numero 1) -

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luglio 04, 2013

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Giugno 2013: i 10 articoli più cliccati.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 04, 2013
1.- La potatura serve per dare al bonsai la forma desiderata.


La potatura serve per dare al bonsai la forma desiderata, definisce la struttura del bonsai, si eliminano i rami non necessari, o con dei difetti e si crea spazio tra foglie e rami per consentire a tutta la pianta di ricevere aria e luce. Nella potatura di impostazione si lasciano dei rami non necessari per aumentare il vigore di alcune zone o per fare ingrossare il tronco.
Per equilibrare il vigore dei rami si potano i rami forti e si lasciano crescere quelli deboli, generalmente il vigore maggiore dei rami è verso l'apice e nei rami più alti, controllando le gemme in inverno si può determinare la zona più forte ( gemma grande più vigore, gemma piccola meno vigore).

2.- Creare un bonsai da una pianta comune.

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Intanto scegliamo una pianta adatta, qui’ una lista di piante che si prestano in modo facile a diventare bonsai: azalea, cipresso, melograno, ficus, bosso, acero.
per i principianti e’ meglio scegliere le piante sopra elencate che sono meno delicate e facili da gestire. Consiglio di scegliere gia’ piante formate, comprate in vivaio. Scegliete con cura la pianta e scegliete piante non piu’ alte di 30 centimetri.

3.- Azalea, bonsai del portamento elegante e dalla fioritura spettacolare.

AZALEA (Rhododendron). L’Albero delle rose (rhododendron) è il nome in latino di questo bonsai dal portamento elegante e dalla fioritura spettacolare. Le specie esistenti sono centinaia, con variazioni notevoli di struttura e di colore dei fiori, ma tutte sono adatte alla coltivazione a bonsai. Infatti, la splendida fioritura, le piccole foglie, il tronco rugoso con le radici di base (nebari) che si allargano a raggiera, sono qualità che permettono di realizzare in pochi anni, degli esemplari di notevole effetto.

4.- L’Acero palmato è sicuramente uno degli alberi più belli da coltivare come Bonsai.

L’Acero palmato è sicuramente uno degli alberi più belli da coltivare come Bonsai. Le foglie a cinque punte, che cambiano colore a seconda della stagione, conferiscono a questa pianta un fascino ed un’eleganza difficilmente riscontrabili in altre essenze.
Le specie esistenti sono centinaia, con variazioni notevoli di forma, grandezza e colore ma, volendo descrivere solo quelle normalmente reperibili sul mercato, possiamo dividere gli Aceri palmati in tre categorie: Acer palmatum, Acer palm. rubrum, Acer palm. deshojio.


5.- L’olmo è sicuramente l’albero più utilizzato nella tecnica bonsai.

L’Olmo è sicuramente l’albero più utilizzato nella tecnica bonsai. Non esiste bonsaista che non abbia nella sua collezione, uno o più esemplari di questa bellissima essenza. I motivi della sua grande popolarità si possono spiegare con: la possibilità di vivere sia in casa, sia all’aperto,il portamento elegante e proporzionato, l’estrema facilità di coltivazione e la grande resistenza agli attacchi dei parassiti, sia animali, sia vegetali. Inoltre, la sua notevole adattabilità gli permette di sopravvivere alle intemperanze dei bonsaisti meno esperti, i quali trovano in questo bonsai il miglior banco di prova per saggiare le proprie capacità, allontanando il rischio di “lasciare morti sul campo”.

6.- Le azalee sempreverdi del Lago Maggiore.

AzaleaJaponica_02Arbusto d’origine orientale, adattatosi ai nostri climi sin dall’Ottocento, possiede oggi una vastissima offerta varietale, composta da differenti specie, da vecchie cultivar del lago e da recenti ibridi belgi ed americani.
E’ una pianta rustica, molto longeva, ed il suo apparato radicale ridotto è ideale per la coltivazione in vaso, ma splendida per la formazione di macchie policrome nei parchi e giardini.
La produzione interessa arbusti accestiti, compatti e molto fioriferi, con una gamma cromatica assai ampia ed una miriade di variazioni intermedie, composte anche da variegature e marginature dei petali.

7.- Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Maggio 2013: i 10 articoli più cliccati.
La semina (Misho) è la metodologia più corretta per aumentare al massimo le possibilità di germinazione delle sementi
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APRILE.
Periodo di grande ripresa vegetativa con ancora qualche rischio di gelate tardive, attenzione quindi a proteggere le specie da esterno più sensibili.
Sospendere le rinvasature delle piante decidue da metà aprile in avanti e quello delle conifere e delle sempreverdi dalla fine di questo mese.
Cominciare a fare margotte di conifere, e preparare talee di sempreverdi, usando la vegetazione dell'anno precedente.
Innaffiamento.

8.- Quercia, simbolo di forza e maestosità.


La quercia, fin dall’antichità, è citata come simbolo di forza, di maestosità e di lunga vita. In effetti, il bonsai di Quercia irradia una senzazione di potenza e vigoria, che poche altre piante riescono a trasmettere. Il tronco è robusto e squamato, i rami sono potenti e affusolati, mentre le foglie, alterne e dentate, possono resistere anche due anni prima di cadere; infine, la produzione delle ghiande evoca nell’osservatore dolci ricordi giovanili. Le specie di questa famiglia sono moltissime ( Farnia, Rovere, Cerro, Leccio, Sughera, ecc.) ma in questo capitolo parleremo della Roverella

9.- Il calendario dei lavori da fare per mantenere un bonsai: Aprile, Maggio e Giugno.

GIUGNO.
E' l'inizio dell'estate. Dobbiamo aver cura delle specie a foglia delicata in quanto a rischio di disidratazione. Da questo mese, specialmente nelle regioni del sud, è necessario ombreggiare le piante; gli Aceri e i Faggi sono i primi a dover essere protetti dal sole per evitare che le foglie si “brucino”, mentre i Pini e le conifere in genere possono stare ancora in pieno sole.
Innaffiamento.
Le annaffiature dovranno essere più frequenti e a seconda delle condizioni ambientali sarà necessario procedere ad annaffiature anche più volte al giorno. Il momento migliore per annaffiare diventa la sera.

10.- Come ottenere ogni anno una buona fioritura dei melograni.

Quest’articolo spiega come ottenere ogni anno una buona fioritura dei Melograni. Applicando le tecniche adeguate i risultati non tarderanno ad arrivare.
Famiglia: Punicaceae Genere: Punica
Specie: Punica granatum; Punica Protopunica
Punica granatum var. Nana
Punica granatum var. Nejikan
Il melograno (Zakuro, in giapponese) può raggiungere i 3-5 m d’altezza; si presenta eretto e molto ramificato, con rami un poco spinosi. I più giovani hanno la corteccia rossiccia e liscia, mentre nel tronco e nei rami vecchi la corteccia è grigio-cinerea e screpolata. In soggetti annosi, si nota un movimento di corteccia con andamento attorcigliato.
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