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febbraio 29, 2012

La costruzione dei tavolini per suiseki (seconda parte).

Ricapitolando, cornice o non cornice, alcuni abbinamenti possono essere appropriati, molti sono "miseri". Forse dipende dal fatto che si ha la tendenza di tenere i tavoli "scarsi" vuoi per gli ingombri, vuoi per gli spazi sempre più stretti alle mostre? E' un bene eliminare la cornice per far sembrare i tavoli più grandi?
Io non ho seguito corsi specifici sull'argomento, sono un autodidatta ho preso un po' qua e un po' la, ho fatto mie le esperienze altrui. Confido sul mio buon senso, ascolto qualche consiglio e poi seguo la mia testa unita a questa passione che sono il suiseki e il legno. Ho fatto anch'io le mie brave cappelle, ma non me la sono presa più di tanto: tutta esperienza in più che non ha prezzo.
Ultimamente mi sono accorto che se tralasciavo, in fase di costruzione del piano-tavolo, la fuga tra la cornice e il piano, quindi tutto liscio, continuo, lo spazio a disposizione per la pietra, come dire aumentava (otticamente) e nel tempo questa cornice piano piano diventava sempre più sottile fino a sparire. Per fuga intendo quella linea scavata sul piano.


Nella prima foto la "fuga" è presenta, mentre nella seconda no.
Fino a quando qualcuno ci dirà regole più precise noi appassionati andremo avanti accontentando "l'occhio".
In merito a questo voglio raccontarvi la storia di una pietra e del suo tavolino. La pietra è "L'ultima neve".

questo daiza l'ho costruito nell'inverno 07-08, subito dopo ho costruito un tavolino che al momento mi sembrava il più opportuno.

per me era un ottimo abbinamento e l'esperimento riuscito. La pietra verrà presentata ad una mostra e salta all'occhio la pesantezza del tavolino. Urge un nuovo tavolino più snello. Io con il Virtual non ho a che fare, faccio un altro progettino con squadre e matita e costruisco il nuovo tavolino

non contento questa primavera rifaccio il daiza alla pietra.

siccome ho ritenuto di tingere il daiza più scuro del precedente, l'ultimo tavolino costruito non andava più bene in quanto scuro pure lui. Altro progettino e ho tirato fuori una tipologia nuova, quasi strana, non avevo ancora visto in giro nel mio piccolo.

Quindi, non solo bisogna rispettare le misure ma anche l'estetica. Lascio a voi tutti i commenti di questa storia, voglio solo dire che quando si ama una cosa bisogna dargli tutte le attenzioni come alla propria innamorata. Ultima cosa, per me il tavolo in se meglio riuscito è il primo.
Cominciamo ora a parlare di costruzione e quindi di forme, dei nostri tavoli. Tenete presente che dovete avere bene in mente, meglio su un pezzo di carta, il vostro progetto di tavolo.
Nei primi esperimenti, per affinare le tecniche, usavo legno di conifera recuperato da bancali: da una parte erano piallati e ho sfruttato questo particolare. Ricordate l'articolo scritto da Sergio, lui usava legno di pavimenti (parquet) assi con incastri, io ho usato la tecnica "dell'anima": sulle assi, ad un determinato spessore, praticavo un taglio con la sega circolare (la classica squadratrice con piano superiore movibile da hobbistica, nel mio caso una Stayer 261) inserivo un'anima di compensato 5 strati intrecciati, relativamente lenta, incollavo le assi ed ottenevo da una parte un piano quasi perfetto.

Rifilato e squadrato il piano ottenuto, passiamo alla cornice, vi ricordo che questi erano i miei primi esperimenti.

La tecnica era buona e sono passato a legni pregiati.

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A proposito dell'autore: Fausto Baccino

Un bonsai non è semplicemente una pianta. È una filosofia, un simbolo d’armonica condivisione con la natura. È un essere vivente sul quale vanno riversate tante attenzioni. Alcuni ritengono che per curarne uno sia necessario essere sereni con se stessi, in armonia con la natura.

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