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marzo 10, 2026

Cos'è la defogliazione nei bonsai, su quali specie si applica e come si esegue per rimpicciolire le foglie?

Posted By: Fausto Baccino - marzo 10, 2026

Defogliazione

La defogliazione (o taglio delle foglie) consiste nella rimozione totale o parziale della chioma vegetativa durante il pieno della stagione di crescita. È una tecnica avanzata che simula una "falsa primavera": costringe l'albero a consumare le sue riserve energetiche per produrre una seconda cacciata di foglie nella stessa stagione.

Perché si effettua la defogliazione?

  1. Riduzione della dimensione delle foglie: Avendo meno tempo a disposizione prima dell'autunno e dividendo le energie su un numero maggiore di gemme, la nuova vegetazione crescerà notevolmente più piccola e proporzionata al bonsai.

  2. Aumento della ramificazione fine: Stimola il risveglio delle gemme dormienti poste sui rami interni.

  3. Luce e aerazione: Permette al sole di penetrare all'interno della chioma, evitando il disseccamento dei rami più interni e deboli.

Su quali specie si applica (e su quali no)

  • Specie idonee: Latifoglie spoglianti e pianti tropicali vigorose in perfetta salute.

    • Aceri (Acer palmatum, Acer buergerianum)

    • Ficus (Ficus retusa, Ficus microcarpa)

    • Olmo Cinese (Ulmus parvifolia)

    • Carpino, Tiglio, Betulla, Ligustro

  • Divieto assoluto:

    • Conifere: Non defogliare mai pini, ginepri o abeti; l'eliminazione completa degli aghi provoca la morte del ramo o della pianta intera.

    • Alberi deboli, malati o rinvasati di recente: La defogliazione richiede una risposta energetica enorme. Se l'albero non è al massimo del vigore, non riuscirà a ricacciare e morirà per sfinimento.

Come eseguire la defogliazione passo dopo passo

1.Tempistica (Tarda primavera / Inizio estate):Scegli il momento dell'anno ideale.

Esegui la defogliazione tra fine maggio e fine giugno (maggio/giugno per latifoglie, anche luglio per i Ficus). La prima cacciata primaverile deve essersi completamente maturata e le foglie devono risultare scure e consistenze al tatto.

2.Taglio della foglia:Utilizza forbici affilate da defogliazione.

Taglia la lamina fogliare a metà del picciolo (il gambo della foglia), lasciando attaccata al ramo una piccola porzione di picciolo. Non tirare o strappare mai la foglia con le dita: rischieresti di staccare la gemma embrionale situata all'ascella della foglia.

3.Selezione delle zone:Decidi tra defogliazione totale o parziale.

  • Defogliazione totale: Rimuovi tutte le foglie per una risposta uniforme.

  • Defogliazione parziale: Rimuovi solo le foglie più grandi nella parte alta o esterna dell'albero per far prendere luce ai rami deboli in basso, riequilibrando il vigore del bonsai.

4.Cura post-defogliazione:Adatta le annaffiature alla ridotta traspirazione.

In assenza di foglie, la pianta non traspira quasi più acqua: riduci drasticamente le annaffiature per evitare marciumi radicali, mantenendo il terreno solo leggermente umido. Il picciolo residuo seccherà e cadrà da solo nell'arco di 7–10 giorni, lasciando spazio ai nuovi germogli.

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febbraio 23, 2026

Quali sono i principali stili tradizionali per modellare un bonsai di ginepro e come scegliere quello più adatto al mio albero?

Posted By: Fausto Baccino - febbraio 23, 2026

Nel bonsai non si impone mai uno stile rigido alla pianta; al contrario, si osserva la struttura naturale dell'albero per assecondarne il movimento e valorizzarne i punti di forza. Grazie alla straordinaria flessibilità del suo legno e alla facilità di creazione dei legni secchi, il ginepro è l'essenza più versatile in assoluto.

I principali stili tradizionali per il ginepro

1. Moyogi (Eretto Informale)

Juniperus - Moyogi (Erguido Informal), Un bello ejemplar con años de  trabajo, talla de madera muerta y ramificación totalmente definida …  Contáctanos ☀️

È lo stile più classico e diffuso per le conifere. Il tronco sale verso l'alto formando curve sinuose a "S" sfalsate, diminuendo progressivamente di diametro fino alla cima (apice). I rami principali nascono all'esterno delle curve del tronco per creare un equilibrio visivo armonioso.

2. Bunjin-gi (Stile Letterato)

Bunjin-gi / Letterati

Uno stile essenziale, elegante e minimale, particolarmente indicato per il ginepro. Si caratterizza per un tronco molto sottile e lungo, privo di rami nella parte inferiore e media, con curve drammatiche e improvvise. La vegetazione è ridotta al minimo e concentrata solo vicino all'apice.

3. Kengai (Cascata) e Hankengai (Semi-cascata)

Ginepro in stile Han Kengai ( a semi cascata) Lo stile Han Kengai, detto  anche a semi cascata è uno stile base dei Bonsai che tende a richiamare gli  alberi solitari cresciuti

Simula un albero cresciuto in condizioni estreme, come sulla parete verticale di una montagna o di una scogliera. Nel Kengai, il tronco piega drasticamente verso il basso e l'apice scende oltre il fondo del vaso; nel Hankengai (semi-cascata), la vegetazione si estende orizzontalmente poco sotto il bordo del vaso.

4. Shakan (Inclinato) e Fukinagashi (Battuto dal vento)

Bonsai, lo stile “Battuto dal vento” | PolliceGreen

  • Shakan: Il tronco emerge dal terreno con un'inclinazione costante (tra i 60° e i 45°), suggerendo l'effetto di una luce solare proviene da una sola direzione.

  • Fukinagashi: Un'evoluzione più drammatica dello Shakan, in cui sia il tronco che tutti i rami sono orientati verso un unico lato, come se l'albero fosse costantemente esposto a forti raffiche di vento.

Come scegliere lo stile più adatto al tuo albero

Per individuare il progetto migliore per il tuo ginepro, segui questa procedura in 4 passaggi:

  1. Trova il "Fronte" ideale (L'angolo d'osservazione principale):

    Metti l'albero all'altezza degli occhi e ruota il vaso lentamente a 360°. Cerca l'angolazione in cui la base delle radici (nebari) appare più larga e stabile e in cui il primo tratto del tronco svela il suo movimento migliore senza "puntare" direttamente verso chi guarda.

  2. Valuta lo spessore e la conicità del tronco:

    • Tronco sottile e snello: Orienta la scelta verso un Bunjin-gi (Letterato) o un Fukinagashi. Cercare di fare un Moyogi imponente con un tronco esile risulterà poco credibile.

    • Tronco conico e robusto alla base: Si presta perfettamente a uno stile Moyogi o Shakan.

    • Tronco privo di conicità ma molto flessibile: È ideale per uno stile Kengai (Cascata), piegando il tronco verso il basso.

  3. Mappa i rami e integra i legni secchi (Jin e Shari):

    Esamina dove si trova la vegetazione più folta e quali rami sono troppo rigidi o fuori posto. I rami in eccesso non vanno necessariamente eliminati: possono essere trasformati in Jin per dare un senso di vetustà e drammaticità all'impostazione scelta.

  4. Scegli la strada di minor resistenza:

    Il bonsai migliore è quello che richiede il minor numero di trasformazioni drastiche. Asseconda la direzione in cui la pianta si sta già muovendo naturalmente: sforzare un albero con pieghe estreme contro la sua conformazione ne rallenta l'impostazione di molti anni e ne aumenta il rischio di rottura.

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febbraio 25, 2020

Come creare un bonsai passo dopo passo, da zero, partendo da un seme.

Posted By: Fausto Baccino - febbraio 25, 2020

In un precedente articolo avevo spiegato come, a grandi linee, potremmo ottenere un bonsai da un ramo o da un taglio.

In tal caso potrebbe essere un ramo semplice (che dovremmo immediatamente trapiantare e riposare almeno all'anno per generare radici) o raccogliere un tronco normalmente sui pendii di montagne, colline o persino fiumi da cui deriva un ramo ma questo non si è completamente staccato dalla terra.

In questo caso abbiamo il vantaggio che alcune radici sono già state generate e quindi il processo di sviluppo è più veloce.

19. como_hacer_un_bonsai_a_partir_de_una_semilla_2022_orig.jpg


Oggi mi occuperò del processo più lento per realizzare un bonsai, ma in particolare quello che mi piace di più: a partire dal seme.


Crea il bonsai dal seme.

Perché dovresti chiedere?

Perché la pianta si svilupperà in modo armonico dall'inizio e tutti i suoi elementi verranno sviluppati in parallelo e allo stesso tempo: tronco, rami, radici.

Il nostro compito sarà di accorciare le radici di volta in volta per evitare che la pianta si sviluppi troppo e preservi l'estetica e i principi del bonsai.

Non avrà né più né meno valore di qualsiasi altro bonsai. Ma sarà il nostro lavoro dall'inizio alla fine.

I tempi saranno più lunghi, ma la crescita sarà ottimale, anche per la forma della struttura, ordinata e precisa.

Nell'articolo intitolato Bonsai un'arte antica, dai grandi paesaggi alle singole piante. Possiamo vedere bellissimi bonsai che hanno forme diverse. Non necessariamente quello di una pianta come siamo abituati a vedere. E se non sono quindi meno preziosi.


I semi di bonsai dovrebbero essere piantati in primavera o in autunno.

I semi di bonsai, come molti altri in natura, dovrebbero essere piantati in primavera o in autunno. Dobbiamo seminare in abbondanza perché non tutti i semi germineranno naturalmente.

I semi possono essere acquistati da un vivaio specializzato o raccolti dalla pianta che abbiamo già in nostro possesso. Importante: la terra che ospita la nuova pianta deve essere povera in nutrizione.

I semi dovrebbero essere sepolti e bagnati e la pianta dovrebbe essere mantenuta all'ombra fino a quando, nel tempo, inizia a germogliare e poi si trasforma in una pentola.

Due esempi di bonsai: il melo e il faggio.

Se vogliamo creare un albero bonsai che non troviamo in commercio o vogliamo vederlo crescere e svilupparsi fin dall'inizio come pianta, possiamo optare per l'alternativa del seme.

In questo articolo vedremo come vengono piantati i semi di un albero da frutto (in questo caso un albero di mele) e un albero comune, il faggio.

Il melo è una delle piante da frutto, di coltivazione domestica piuttosto diffusa, che si adatta meglio alla coltivazione dei bonsai.

Il faggio è un albero di lunga durata e a crescita lenta che può raggiungere i 35-40 metri di altezza, con un tronco dritto e non ramificato, e una corona ovale nel suo terzo superiore che si adatta perfettamente per l'uso come bonsai. È diffuso nell'Europa centrale mettendo in evidenza le foreste della Foresta Nera (Germania), la Foresta di Soignes e anche Sart-Tilman in Belgio e la Foresta di Irati a Navarra (Spagna). In America Latina è in Patagonia.

In Argentina e Cile , ad esempio, le specie del genere ricevono nomi diversi attraverso la loro gamma e anche diverse specie diverse vengono chiamate allo stesso modo.

È importante notare che non tutti i semi di piante o arbusti sono adatti allo sviluppo di un bonsai.

Nel primo caso a portata di mano, vale a dire i semi di mela, è consigliabile separarli dalla polpa, qualcosa che può essere fatto bene nella mela e asciugato perfettamente.

19. bonsai-semi-mele.png

Altri semi (in particolare gli alberi forestali che fioriscono in primavera e producono frutti in estate) sono ricoperti da uno strato legnoso che li protegge dalle intemperie e dalla durezza invernale, soprattutto quando i semi cadono a terra e rimangono nel terreno fino a La primavera successiva germogliano.

Esempi sono castagni, noci, mandorli e altre specie simili.

Preparazione di semi e terreno.

Prima di seminare questi semi dobbiamo simulare artificialmente l'inverno in modo che possano riposare in condizioni "naturali". Presumiamo di aver raccolto questi semi alla fine dell'estate raccogliendoli direttamente da terra.

In una bustina contenente sabbia e substrato di bonsai mettiamo i semi e mettiamo tutto in frigorifero per alcune settimane.

19. bonsai-semi-faggio-1.png

Trascorso questo periodo, rimuoviamo il sacchetto dal frigorifero e con una carta vetrata (quella fine usata per levigare il legno) levigiamo bene la corteccia per cercare di non essere così spessa e in questo modo viene facilitata la germinazione del seme (il caso per eccellenza è la noce).

19. bonsai-semi-faggio-2.png

Possiamo anche fare alcuni buchi nella corteccia facendo attenzione a non "ferire" il seme all'interno.

Con un setaccio o un setaccio rimuoviamo le impurità che sono state lasciate in modo che i semi siano più puliti possibile, come vediamo nell'immagine.

19. bonsai-semi-faggio-3.png

A questo punto siamo già all'inizio della primavera e con i semi già pronti e in grado di essere seminati. Mescolare in una pentola uguali quantità di sabbia e substrato per i bonsai. Seppelliamo i semi a una profondità ridotta - non più di un paio di centimetri - e annaffiamo regolarmente fino a quando le piante germinano completamente.

19. bonsai-semi-faggio-4.png

Le seguenti immagini illustrano il processo di semina finale.

19. bonsai-semi-faggio-5.png

19. bonsai-semi-faggio-6.png

È importante che il terreno all'interno del vaso non sia troppo compatto. Devi riordinarlo con le mani ma senza schiacciarlo troppo. Innaffia preferibilmente con un nebulizzatore d'acqua da giardino come mostrato nell'immagine.

19. bonsai-semi-faggio-7.png

Ho raccolto questi comuni semi di faggio nel mezzo dell'inverno italiano 2015 - gennaio - in una foresta ligure (in particolare nella Val Bormida) e li ho piantati un paio di mesi dopo (marzo) all'inizio della primavera.

Il risultato

Questo è il risultato della pianta di Haya (futuro bonsai) completata nel primo anno di vita.

19. bonsai-piantina-faggio.png

E questo è come appaiono oggi cinque (5) anni di vita.

19. bonsai-di-faggio_NG2.jpg

Lavoro finito?

No. Niente affatto. Ora arriva il più divertente:

a) Dai la forma che vuoi ai bonsai, cioè personalizzala o, come dicono i bonsaisti, definisci il tuo stile .

b) Accorciare sistematicamente la radice per impedire la crescita della pianta, ma allo stesso tempo mantenere la sua forma.

Alla prossima!

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luglio 27, 2019

Il Morus è coltivato come bonsai da secoli, le sue foglie sono la dieta base dei bachi da seta.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 27, 2019
Originario dell'Asia, viene coltivato da secoli poiché le sue foglie rappresentano la dieta base dei bachi da seta.

È un albero di dimensioni contenute, molto robusto e longevo, caratterizzato da un'abbondante fruttificazione.

I suoi frutti (more rosse e nere) maturano all'inizio dell'estate e sono piccoli, commestibili e deliziosamente proporzionati.

Negli esemplari bonsai, il tronco robusto, la corteccia rugosa e le foglie dentate creano interessanti combinazioni di forme e strutture diverse. Gli stili a cui si adatta questa specie sono l’eretto, l’inclinato, il prostrato, a cascata, su roccia e a due tronchi.

Il Morus come bonsai.


È una specie che si coltiva senza difficoltà, ricavandone notevoli soddisfazioni.

Esposizione.

In estate posizionare all'ombra. Durante il resto dell'anno è preferibile il pieno sole, evitando però l'esposizione ai forti venti.



Annaffiatura.

I Morus consumano acqua in abbondanza, quindi vanno annaffiati frequentemente, soprattutto in estate.

Terreno.

Terra composta da: 50% terra pronta, 40% akadama e 10% pozzolana.

Rinvaso.

Il trapianto si opera ogni anno o al massimo ogni due anni, all'inizio della primavera oppure in ottobre.

Potatura.

La potatura su questa specie si applica prima del risveglio vegetativo. Produce facilmente gemme sul tronco a seguito di potature aggressive, ma è importante proteggere i grossi tagli con pasta cicatrizzante, altrimenti la corteccia in prossimità del taglio tende a seccare.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
Per aumentare la ramificazione fine e frenare il vigore di crescita, risulta molto efficace la defogliazione, che va operata tra la fine di maggio e l'inizio di giugno, momento in cui la spinta alla crescita tende ad arrestarsi. Questa tecnica può essere adottata sia su alberi giovani, sia su esemplari maturi.

Pinzatura.

Il Morus ha uno sviluppo rapido e vigoroso, pertanto è importante operare correttamente la pinzatura, accorciando costantemente le nuove crescite a due foglie.

Avvolgimento.

Si ricorre all'applicazione del filo, solo quando è proprio necessario, in primavera ed estate, avendo l’accortezza di proteggerlo con la carta adesiva.

Concimazione.

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni.

Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni.



Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

È soggetto soprattutto a cocciniglie.
Leggi anche: L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.
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luglio 09, 2018

Lo Juniperus rigida è divenuta una delle specie più ricercate ed apprezzate a livello bonsaistico.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 09, 2018

Sicuramente nell’arte bonsai i Ginepri sono tra le piante maggiormente utilizzate: in Giappone e in Cina, lo Juniperus rigida e lo Juniperus chinensis, costituiscono addirittura gruppi a sé stanti nelle esposizioni e nelle collezioni e questo sia per il gran numero di esemplari esposti, sia per la bellezza che li distingue.

Anche nel nostro Paese sono particolarmente diffusi poiché, grazie alla loro adattabilità alle più svariate condizioni, sono piante ideali per la coltivazione a bonsai.

Rispondono bene a tutte le tecniche, in modo particolare a quelle legate alla lavorazione della legna secca con le quali gli alberi assumono un carattere forte e suggestivo.

A causa della loro lenta crescita i risultati della coltivazione affiorano col tempo, ma attenendosi alle regole di coltivazione e applicando correttamente le tecniche, si otterranno esemplari dalle qualità eccezionali.

juniperus-rigida


Originario di Cina, Giappone e Mongolia, ha caratteristiche diverse a seconda dell'età: nelle piante giovani le foglie sono aghiformi, lunghe, chiare e compatte; nelle piante adulte sono piccole e squamiformi. Sul tronco bruno rossastro la corteccia si sfalda facilmente. Le bacche sono blu-verdognole prima della maturazione, e brune quando maturano.

Sopporta bene sia il caldo che il freddo, e buona resistenza al gelo. Ama posizioni ariose e teme i luoghi poco ventilati. Fondamentale anche un ottimo drenaggio.

Spesso utilizzata come pianta ornamentale nei templi in Giappone e anche divenuta una delle specie più ricercate ed apprezzate a livello bonsaistico.

Esposizione.

La sua collocazione ideale, come facilmente intuibile, è esterna, in luogo ben ventilato e soleggiato. Va protetto unicamente dagli eccessi di calore e dal freddo molto intenso. Difficilmente queste piante presenteranno problemi dovuti alle condizioni atmosferiche, poiché in natura si sviluppano anche in zone particolarmente impervie, sottoposte alle più avverse condizioni climatiche, che anziché danneggiarle, ne esaltano il loro particolare carattere forte e maturo.


Annaffiatura.

La terra deve rimanere sempre leggermente umida, evitando sia di annaffiare eccessivamente, sia di far mancare l’acqua. È utile applicare anche una vaporizzazione quotidiana sugli aghi e sui rami, preferibilmente nelle prime ore della giornata, o verso mezzogiorno in inverno. Attenzione a non lasciarsi ingannare dal fatto che in natura vivano in terreni quasi aridi, i Ginepri hanno sempre bisogno di una certa umidità per crescere in modo vigoroso.
Terreno

L’akadama può sicuramente essere considerata come il terriccio migliore per questa specie.


Rinvaso

L’epoca ideale per trapiantare i Ginepri è la metà primavera, nel momento in cui le gemme iniziano a gonfiarsi. Le piante giovani, in fase di crescita, si trapiantano ogni 2 anni, mentre quelle già formate ogni 4/5 anni. In entrambi i casi, durante la potatura delle radici bisogna intervenire con molta cura su quelle fini per non comprometterne il loro importantissimo sviluppo.


Potatura.

Bisogna distinguere due tipi di potatura: quella di formazione e quella di mantenimento. Nel primo caso la potatura serve per eliminare tutte le crescite indesiderate, per mantenere uno sviluppo ed un equilibrio armonico delle diverse parti, in base alla forma che si intende raggiungere. La potatura drastica dei rami primari si può effettuare durante i mesi di riposo vegetativo, soprattutto tra febbraio e marzo del terzo o quarto anno di vita della pianta. Alla potatura drastica è comunque sempre preferibile quella graduale e progressiva. La potatura di mantenimento di un Ginepro ben formato consiste essenzialmente nell’eliminare tutti i germogli che nascono sul tronco e nell’accorciare quelli sui rami principali. Quando si vuole ringiovanire una parte della pianta, si mantengono uno o più germogli nuovi.


Pinzatura.

I Ginepri vegetano continuamente dall’inizio della primavera fino all’autunno, pertanto bisogna pinzare durante tutta la stagione di crescita. Dirigendo il vigore dell’albero verso l’interno, si ottengono palchi folti di vegetazione in breve tempo. Per quanto riguarda i Ginepri ad aghi, si pinza tirando con la punta delle dita il cuore del nuovo germoglio quando si presenta a forma di pignetta.


Avvolgimento.

Il processo di formazione si completa mediante l’avvolgimento, che si effettua con filo di alluminio ramato o di rame (se si ha una certa esperienza), da applicare direttamente sulla corteccia se il ramo non è molto rigido; in caso contrario è meglio prevedere una protezione, avvolgendo prima la ramificazione, sui cui va applicato il filo, con della rafia inumidita. L’epoca adatta per questa operazione è l’inverno (da ottobre a febbraio). Il filo può essere lasciato anche per lungo tempo, ma va rimosso tempestivamente non appena comincia ad incidere la corteccia per evitare che poi si formino antiestetiche cicatrici.


Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.


Cure.

I Ginepri sono piante generalmente forti, non particolarmente soggette ad attacchi parassitari. Bisogna in ogni caso fare attenzione ad afidi, cocciniglia e ragnetto rosso, cercando di prevenire eventuali attacchi attraverso una collocazione ottimale (luminosa e ventilata) e con frequenti nebulizzazioni della vegetazione.


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novembre 23, 2017

Il Juniperus chinensis è un genere di arbusti di conifere molto popolare come Bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - novembre 23, 2017
Sicuramente nell’arte bonsai i Ginepri sono tra le piante maggiormente utilizzate: in Giappone e in Cina, lo Juniperus rigida e lo Juniperus chinensis, costituiscono addirittura gruppi a sé stanti nelle esposizioni e nelle collezioni e questo sia per il gran numero di esemplari esposti, sia per la bellezza che li distingue.

Anche nel nostro Paese sono particolarmente diffusi poiché, grazie alla loro adattabilità alle più svariate condizioni, sono piante ideali per la coltivazione a bonsai. Rispondono bene a tutte le tecniche, in modo particolare a quelle legate alla lavorazione della legna secca con le quali gli alberi assumono un carattere forte e suggestivo.

A causa della loro lenta crescita i risultati della coltivazione affiorano col tempo, ma attenendosi alle regole di coltivazione e applicando correttamente le tecniche, si otterranno esemplari dalle qualità eccezionali.
juniperus-chinensis

I Ginepri tra i bonsai pié utilizzati.


Esposizione.

La sua collocazione ideale, come facilmente intuibile, è esterna, in luogo ben ventilato e soleggiato.
Leggi anche: Il Lagerstroemia è un piccolo albero abbastanza apprezzato come pianta da bonsai.
Va protetto unicamente dagli eccessi di calore e dal freddo molto intenso. Difficilmente queste piante presenteranno problemi dovuti alle condizioni atmosferiche, poiché in natura si sviluppano anche in zone particolarmente impervie, sottoposte alle più avverse condizioni climatiche, che anziché danneggiarle, ne esaltano il loro particolare carattere forte e maturo.

Annaffiatura.


La terra deve rimanere sempre leggermente umida, evitando sia di annaffiare eccessivamente, sia di far mancare l’acqua. È utile applicare anche una vaporizzazione quotidiana sugli aghi e sui rami, preferibilmente nelle prime ore della giornata, o verso mezzogiorno in inverno.



Attenzione a non lasciarsi ingannare dal fatto che in natura vivano in terreni quasi aridi, i Ginepri hanno sempre bisogno di una certa umidità per crescere in modo vigoroso.

Terreno.


L’akadama può sicuramente essere considerata come il terriccio migliore per questa specie.

Rinvaso.


L’epoca ideale per trapiantare i Ginepri è la metà primavera, nel momento in cui le gemme iniziano a gonfiarsi. Le piante giovani, in fase di crescita, si trapiantano ogni 2 anni, mentre quelle già formate ogni 4/5 anni. In entrambi i casi, durante la potatura delle radici bisogna intervenire con molta cura su quelle fini per non comprometterne il loro importantissimo sviluppo.

Potatura.


Bisogna distinguere due tipi di potatura: quella di formazione e quella di mantenimento. Nel primo caso la potatura serve per eliminare tutte le crescite indesiderate, per mantenere uno sviluppo ed un equilibrio armonico delle diverse parti, in base alla forma che si intende raggiungere. La potatura drastica dei rami primari si può effettuare durante i mesi di riposo vegetativo, soprattutto tra febbraio e marzo del terzo o quarto anno di vita della pianta.

Alla potatura drastica è comunque sempre preferibile quella graduale e progressiva. La potatura di mantenimento di un Ginepro ben formato consiste essenzialmente nell’eliminare tutti i germogli che nascono sul tronco e nell’accorciare quelli sui rami principali. Quando si vuole ringiovanire una parte della pianta, si mantengono uno o più germogli nuovi.

Pinzatura.


I Ginepri vegetano continuamente dall’inizio della primavera fino all’autunno, pertanto bisogna pinzare durante tutta la stagione di crescita. Si prende tra le dita ciascun ciuffetto di vegetazione e si spezzano delicatamente le scaglie nuove che fuoriescono dal profilo a forma di ventaglio. Questa pinzatura favorisce lo sviluppo di germogli laterali, per cui occorrerà ripetere varie volte la stessa operazione. Dirigendo il vigore dell’albero verso l’interno, si ottengono palchi folti di vegetazione in breve tempo.
Il Juniperus chinensis è un genere di arbusti di conifere molto popolare come Bonsai.Twitta
A seguito delle potature drastiche del fogliame o dell’avvolgimento, l’albero può produrre foglie a forma di ago. L’albero recupererà la sua forma naturale, se non si interviene eliminando questi germogli ad aghi, quindi si seguirà il normale ritmo di coltivazione, fino a che non riappariranno germogli a forma di scaglie.

Avvolgimento.


Il processo di formazione si completa mediante l’avvolgimento, che si effettua con filo di alluminio ramato o di rame (se si ha una certa esperienza), da applicare direttamente sulla corteccia se il ramo non è molto rigido; in caso contrario è meglio prevedere una protezione, avvolgendo prima la ramificazione, sui cui va applicato il filo, con della rafia inumidita.

L’epoca adatta per questa operazione è l’inverno (da ottobre a febbraio). Il filo può essere lasciato anche per lungo tempo, ma va rimosso tempestivamente non appena comincia ad incidere la corteccia per evitare che poi si formino antiestetiche cicatrici.

Concimazione.


Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.



Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Patologie.


I Ginepri sono piante generalmente forti, non particolarmente soggette ad attacchi parassitari.

Bisogna in ogni caso fare attenzione ad afidi, cocciniglia e ragnetto rosso, cercando di prevenire eventuali attacchi attraverso una collocazione ottimale (luminosa e ventilata) e con frequenti nebulizzazioni della vegetazione.
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dicembre 30, 2016

Il Frassino è un diffuso albero nativo di gran parte d'Europa dove cresce oltre i 30 metri di altezza.

Posted By: Fausto Baccino - dicembre 30, 2016
Il Fraxinus come bonsai.
Questa pianta dal portamento slanciato è caratterizzata dal tronco dritto e cilindrico e dalla rigogliosa chioma ovale. Il Frassino è molto apprezzato in tutte le stagioni per la sua bella corteccia che assume un piacevole aspetto vetusto anche in esemplari non particolarmente vecchi. Gli stili a cui meglio si adatta sono l’eretto, l’inclinato, quello a due tronchi e a tronco multiplo.

Esposizione.
Questa specie durante i mesi invernali va collocata all'interno. È possibile farla sopravvivere anche con la sola luce artificiale, utilizzando però le lampade specifiche per piante: questo consente di collocare il Fraxinus anche nelle zone più buie della casa. Dalla primavera all’inizio dell'autunno, si posiziona all’esterno al riparo però dai raggi diretti del sole.

Annaffiatura.
Come regola generale per garantire la giusta annaffiatura, occorre tener conto delle esigenze di ogni singola pianta, comunque in linea di massima questa specie necessita di ricevere acqua in abbondanza e frequente durante le assolate giornate estive e in primavera in presenza di venti forti. Durante tutto l'anno invece si bagna quando il terreno risulta asciutto per il 70-80%. In inverno quando vengono riparate all'interno, è necessario nebulizzare spesso la chioma e porre sotto al vaso un vassoio con della pozzolana in modo che possa assicurare una certa umidità. È bene tener presente che dopo la potatura le annaffiature andranno ridotte poiché il fabbisogno idrico sarà minore.

Terreno.
Terra composta da: 40% terra pronta, 30% akadama, 20% pozzolana e 10% sabbia di fiume.

Rinvaso.
L’epoca migliore è la primavera inoltrata. La frequenza dipende dall’età dell’albero: per alberi giovani ogni uno o due anni; per quelli già formati, ogni due o tre anni al massimo. È consigliabile eliminare le forti radici fittonanti dalla base.
Leggi anche: Anche nella coltivazione a bonsai, la Forsythia manifesta copiosamente la sua stupenda fioritura.
Potatura.
Si interviene sui rami di grosso diametro in inverno, usando un tronchese concavo e coprendo le ferite con pasta cicatrizzante. Per sfoltire i rami, si potano quelli che crescono direttamente verso l’alto o verso il basso o che si incrociano. Seguendo un buon schema, sulla base della direzione del ramo principale, i rami secondari e terziari non devono incrociarsi, ma formare una densa e completa rete orizzontale.

Pinzatura.
Per la pinzatura del Fraxinus si lasciano crescere i germogli fino a 8/10 foglie, tagliando poi a 2/4 foglie, secondo la zona dell'albero in cui si trovano. Per mantenere la silhouette, si pinza continuamente con le dita, strappando le ultime due foglioline incipienti di ciascun germoglio quando questo presenta già due foglie.

Avvolgimento.
Questo albero può essere educato con il filo, dalla primavera fino alla fine dell’estate.

Concimazione.
Alla ripresa vegetativa (marzo-aprile) concimare ogni 8-10 giorni abbinando il Concime Bonsan ad Azione Stimolante al Concime Liquido Organico Bonsan. Da aprile a settembre concimare ogni 8-10 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan oppure ogni 15-20 giorni con Bonsan Concime Solido Organico Aburukasu, evitando i mesi di luglio e agosto. Da settembre a febbraio utilizzare ogni 15-20 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.
È soggetto soprattutto ad afidi, ragnetto rosso e cocciniglia.
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febbraio 04, 2016

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Gennaio 2016.

Posted By: Fausto Baccino - febbraio 04, 2016
1.- I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese. I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati. L’
2.- In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti. La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno,

Il Ficus Retusa è il bonsai da interno per antonomasia e si adatta a quasi tutte le condizioni ambientali.
l genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
Il ficus di Formosa è il bonsai da interno per antonomasia.
Il genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
5.- La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
Di indubbia grande antichità geologica, il Faggio, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, è diffuso con solo una decine di specie nell’emisfero nord, nell'Europa centrale e meridionale-montuosa, nel Caucaso e nell'Asia Occidentale; nell'emisfero sud appare invece in forma diversa, ovvero come Nothofagus. Il rinvenimento di alcuni relitti archeologici ha portato i botanici a formulare
6.- L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonymus è una pianta talora a foglie decidue, talora sempreverde con aspetto arbustivo, appartenente alla famiglia delle Celastraceae. È un genere rappresentato da più di un centinaio di specie, la cui area di distribuzione nella flora spontanea si estende principalmente nell’India, nell’Himalaya e nell’Asia orientale, mentre sono ancora poche quelle abitatrici del nostro continente e dell’
7.- L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
Sono tre i generi che formano le Eleagneacee, piante dicotiledoni, che prendono la loro denominazione dal genere Elaeagnus, un genere che comprende una quarantina di specie e che forma da solo quasi l’intera consistenza della famiglia. Fu il Tournefort a creare ed introdurre poi, nella sistematica delle piante, questa denominazione di genere, riconfermata nel 1735 da Linneo, che attribuì al
8.- Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Ancora ai nostri giorni questa specie conserva il fascino di una tradizione millenaria: i suoi frutti, grazie al loro delicato e particolare sapore, furono talmente apprezzati dai popoli antichi al punto che individuarono in essi il "cibo degli dei". La sua patria di origine è la Cina dove viene chiamato "Mela d'Oriente"; da qui si è diffuso anche in Giappone e oggi ricopre un ruolo di
9.- Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
In questo genere, ascritto alla famiglia delle Taxodiaceae, s’incontra una delle principali essenze resinose forestali delle regioni centrali del Giappone e della Cina meridionale. Conosciuta anche come Cedro del Giappone, la sua denominazione Cryptomeria è stata coniata alla metà del ’800, e letteralmente tradotta significa “divisione, ripartizione nascosta”. Proprio in quel periodo la
10.- All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
L’Università del Bonsai, fondata da Luigi Crespi nel 1991, è una realtà che non ha eguali in Europa. Nata dal desiderio di mettere a disposizione di tutti gli amatori una struttura didattica professionale e completa, si avvale della collaborazione del maestro Kajiwara, presente sia in qualità di docente che di supervisore dei corsi, ed è guidata da un comitato scientifico internazionale.
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gennaio 09, 2016

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Dicembre 2015.

Posted By: Fausto Baccino - gennaio 09, 2016
1.- I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese. I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati. L’
2.- In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti. La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno,

Il Ficus Retusa è il bonsai da interno per antonomasia e si adatta a quasi tutte le condizioni ambientali.
l genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
Il ficus di Formosa è il bonsai da interno per antonomasia.
Il genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
5.- La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
Di indubbia grande antichità geologica, il Faggio, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, è diffuso con solo una decine di specie nell’emisfero nord, nell'Europa centrale e meridionale-montuosa, nel Caucaso e nell'Asia Occidentale; nell'emisfero sud appare invece in forma diversa, ovvero come Nothofagus. Il rinvenimento di alcuni relitti archeologici ha portato i botanici a formulare
6.- L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonymus è una pianta talora a foglie decidue, talora sempreverde con aspetto arbustivo, appartenente alla famiglia delle Celastraceae. È un genere rappresentato da più di un centinaio di specie, la cui area di distribuzione nella flora spontanea si estende principalmente nell’India, nell’Himalaya e nell’Asia orientale, mentre sono ancora poche quelle abitatrici del nostro continente e dell’
7.- L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
Sono tre i generi che formano le Eleagneacee, piante dicotiledoni, che prendono la loro denominazione dal genere Elaeagnus, un genere che comprende una quarantina di specie e che forma da solo quasi l’intera consistenza della famiglia. Fu il Tournefort a creare ed introdurre poi, nella sistematica delle piante, questa denominazione di genere, riconfermata nel 1735 da Linneo, che attribuì al
8.- Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Ancora ai nostri giorni questa specie conserva il fascino di una tradizione millenaria: i suoi frutti, grazie al loro delicato e particolare sapore, furono talmente apprezzati dai popoli antichi al punto che individuarono in essi il "cibo degli dei". La sua patria di origine è la Cina dove viene chiamato "Mela d'Oriente"; da qui si è diffuso anche in Giappone e oggi ricopre un ruolo di
9.- Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
In questo genere, ascritto alla famiglia delle Taxodiaceae, s’incontra una delle principali essenze resinose forestali delle regioni centrali del Giappone e della Cina meridionale. Conosciuta anche come Cedro del Giappone, la sua denominazione Cryptomeria è stata coniata alla metà del ’800, e letteralmente tradotta significa “divisione, ripartizione nascosta”. Proprio in quel periodo la
10.- All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
L’Università del Bonsai, fondata da Luigi Crespi nel 1991, è una realtà che non ha eguali in Europa. Nata dal desiderio di mettere a disposizione di tutti gli amatori una struttura didattica professionale e completa, si avvale della collaborazione del maestro Kajiwara, presente sia in qualità di docente che di supervisore dei corsi, ed è guidata da un comitato scientifico internazionale.
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ottobre 07, 2015

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Settembre 2015.

Posted By: Fausto Baccino - ottobre 07, 2015
1.- I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese. I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati. L’
2.- In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti. La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno,
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settembre 07, 2015

I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.

Posted By: Fausto Baccino - settembre 07, 2015

Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese.


I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati.

 

L’acqua, simbolo di purezza, può essere presente in laghetti e torrenti, o anche solo all’interno di uno chozubachi (pietra scavata), mentre nel giardino secco è rappresentata dalla ghiaia. Un altro elemento chiave del giardino giapponese è la pietra. In generale essa rappresenta la grandezza della natura, o anche forza di volontà e tenacia.

Giardini_giapponesi

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All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.

Posted By: Fausto Baccino - settembre 07, 2015

L’Università del Bonsai, fondata da Luigi Crespi nel 1991, è una realtà che non ha eguali in Europa.

 

Nata dal desiderio di mettere a disposizione di tutti gli amatori una struttura didattica professionale e completa, si avvale della collaborazione del maestro Kajiwara, presente sia in qualità di docente che di supervisore dei corsi, ed è guidata da un comitato scientifico internazionale.

 

Nata dal desiderio di andare ben oltre il semplice nozionismo didattico, la scuola offre un programma completo per amatori e professionisti, dando l’opportunità a chiunque sia interessato, di avvicinarsi alla natura e di scoprire i segreti della filosofia e dell’arte racchiuse in queste piccole piante.

università bonsai

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maggio 09, 2015

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Aprile 2015: i 10 articoli più cliccati.

Posted By: Fausto Baccino - maggio 09, 2015
1.- Il Ficus Retusa è il bonsai da interno per antonomasia e si adatta a quasi tutte le condizioni ambientali.
Il Ficus Retusa è il bonsai da interno per antonomasia e si adatta a quasi tutte le condizioni ambientali.
l genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico.   Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli




2.- La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco. Di indubbia grande antichità geologica, il Faggio, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, è diffuso con solo una decine di specie nell’emisfero nord, nell'Europa centrale e meridionale-montuosa, nel Caucaso e nell'Asia Occidentale; nell'emisfero sud appare invece in forma diversa, ovvero come Nothofagus.   Il rinvenimento di alcuni relitti archeologici ha portato i botanici a formulare
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