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luglio 15, 2026

Come e quando si rinvasa un bonsai di rosa e qual è il terriccio migliore?

Posted By: Fausto Baccino - luglio 15, 2026

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Il rinvaso del bonsai di rosa è un'operazione delicata ma essenziale per rinnovare il terriccio esausto e contenere l'apparato radicale, garantendo una vegetazione sempre vigorosa.

Quando rinvasare

  • Frequenza: I bonsai giovani o in fase di formazione si rinvasano ogni 1–2 anni, mentre gli esemplari più adulti e affrancati si rinvasano ogni 2–3 anni.

  • Periodo ideale: Tardo inverno / inizio primavera (tra febbraio e marzo), quando le gemme iniziano a gonfiarsi ma non si sono ancora aperte le prime foglie. In questo momento la pianta è pronta a reagire rapidamente alla potatura radicale con la spinta della nuova stagione.

Il terriccio migliore per la rosa

Le rose richiedono un substrato altamente drenante per prevenire il marciume radicale, ma al contempo in grado di trattenere una quota costante di umidità e nutrienti.

La miscela ideale è composta da:

  • 50% Akadama (granulometria media, 3–5 mm): argilla giapponese granulata che garantisce ritenzione idrica e permette la respirazione delle radici.

  • 30% Pietra Pomice o Pietra Lavica: mantiene aerato il terreno e ne impedisce il compattamento.

  • 20% Terriccio di qualità o Torba bionda matura: le rose beneficiano di una frazione organica leggermente acida (pH ideale 6.0 – 6.8) e ricca di sostanza nutritiva.

Come effettuare il rinvaso

1.Estrazione e districamento delle radici:Operare a terriccio leggermente asciutto.

Estrai delicatamente la rosa dal vaso. Con l'aiuto di un rastrellino da bonsai o di un bastoncino di legno, districa il pane radicale partendo dall'esterno verso l'interno per eliminare circa la metà del vecchio terriccio esausto.

2.Potatura dell'apparato radicale:Non ridurre mai più del 30-40% della massa radicale.

Taglia le radici più grosse e fittonanti con forbici da radici ben affilate e disinfettate, favorendo lo sviluppo del capillizio radicale fine. Rimuovi le eventuali radici morte, scure o danneggiate.

3.Preparazione del vaso:Predisponi ancoraggi e drenaggio.

Copri i fori di drenaggio del vaso con retine in plastica fissate con filo metallico. Fai passare attraverso i fori di fondo i fili di alluminio o rame che serviranno ad ancorare saldamente l'albero al vaso.

4.Posizionamento e riempimento:Elimina le sacche d'aria tra le radici.

Stendi uno strato di fondo con il terriccio più grosso. Posiziona la pianta, lega il tronco/radici con i fili di ancoraggio per bloccarla e versa il resto del terriccio. Utilizza un bastoncino di bambù per spingere il granulo tra le radici senza lasciare vuoti d'aria.

5.Prima annaffiatura e cure post-rinvaso:Fase critica di assestamento.

Annaffia abbondantemente a pioggia fine finché l'acqua non esce completamente limpida dai fori di drenaggio. Posiziona il bonsai all'ombra e al riparo da venti forti per 2–3 settimane. Non concimare per almeno un mese per permettere alle radici tagliate di cicatrizzare.

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luglio 11, 2026

Il Prunus padus, è un bonsai noto per i suoi fiori bianchi, profumati e raccolti in grappoli penduli

Posted By: Fausto Baccino - luglio 11, 2026

Il Prunus padus, è un bonsai caducifoglie da frutto, noto per i suoi fiori bianchi, profumati e raccolti in grappoli penduli e per le sue bacche nere. Questo bonsai da esterno è apprezzato per le foglie ellittiche di colore verde scuro che in autunno si tingono di una colorazione giallo-rossa, l'eleganza e la crescita compatta lo rendono un elemento di grande fascino naturale.

Collocazione
Predilige il pieno sole, avendo però l'accortezza di proteggere la pianta dai raggi diretti nei mesi estivi più caldi. Non presenta particolari problemi durante la stagione invernale, salvo necessitare di un'adeguata protezione in caso di gelate continue.
Annaffiatura
La regola comune dell’annaffio che indica di bagnare ogni qualvolta il terreno risulta asciutto al tatto, è ideale anche in questo caso, considerando però che nei periodi più caldi e in presenza di forte vento, bisogna intervenire con maggior frequenza. Spesso, infatti, in questi casi il terreno rischia di rimanere completamente asciutto. È bene inoltre tener presente che sia la mancanza, sia l’eccesso d’acqua possono creare gravi scompensi alla pianta. Bisogna porre anche particolare attenzione a non spruzzare mai direttamente l'acqua sui fiori, per non causarne l'appassimento.
Rinvaso
Poiché trattasi di una specie molto vigorosa, quando giovane è necessario trapiantare tutti gli anni, solo per gli esemplari più maturi si può portare la frequenza a ogni 2-3 anni. Il periodo ideale in cui intervenire è l'autunno, tra ottobre e novembre, subito dopo la caduta delle foglie. In questo momento è possibile anche potare le radici grosse. Si può trapiantare anche subito dopo la fioritura, questa alternativa però deve essere adottata solo in casi eccezionali come, ad esempio, la rottura del vaso, l'esigenza di presentare la pianta ad una mostra, ecc. Terra composta da: 60% akadama, 30% terra pronta e 10% pozzolana.
Potatura
Per questa specie è necessario distinguere due differenti tecniche di potatura, a seconda che l'albero sia in formazione o sia ben delineato e si desideri solo favorirne la fioritura. La potatura di formazione si effettua nell'arco della stagione vegetativa, in primavera, quando le gemme cominciano a gonfiarsi, mentre è assolutamente sconsigliato potare in inverno poiché si può andare incontro a ritiri di linfa. I risultati migliori si ottengono potando e lasciando solo due gemme, così si riescono a creare rami con curve interessanti. In questa fase è molto importante mantenere delle gemme da foglia, altrimenti si rischia di perdere il ramo. Se la base del ramo è ormai definita si torna a potare a fine luglio-inizio agosto. Una volta rifinita la ramificazione secondaria, la potatura sarà diretta all'ottenimento di fiori e bacche, cercando di favorire il maggior numero possibile di gemme da fiore. Questa specie fiorisce a fine inverno, ma comincia a formare le gemme in estate. Se la ramificazione è formata, si attende il termine della fioritura per potare l'eccesso di crescita dell'anno precedente, in cui si eliminano i fiori e si potano i rami a piacimento. Il taglio successivo viene praticato quando le gemme si saranno già differenziate; su questa specie il segnale si riscontra quando le foglie si arricciano. Le gemme da fiore, si distinguono da quelle da foglia poiché sono più grosse.
Pinzatura
Il Prunus padus necessita di una costante pinzatura, che va effettuata utilizzando le forbici, al termine della fioritura: ogni volta che un ramo presenta 4 foglie se ne lasciano solo 2, smettendo di pinzare all'inizio dell'estate. È indispensabile applicare questa tecnica nel periodo corretto poiché ritardandola i germogli si svilupperebbero con internodi lunghi. Non conviene, però, neanche pinzare troppo presto visto che le gemme da fiore non si formano su legno molto giovane. Terminato il periodo di pinzatura, si lascia che l'albero si sviluppi liberamente per formare le gemme da fiore.
Avvolgimento
È meglio evitare di applicare questa tecnica: si forma soprattutto con le potature.
Concimazione
Alla fine della fioritura, dopo la potatura, si somministra Concime Liquido Bonsan ogni 10 giorni sino all’autunno, escludendo il periodo di luglio e agosto.
Cure
Se la pianta è coltivata come indicato, le patologie che possono verificarsi, sono quasi insignificanti.

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maggio 04, 2026

Come gestire l'esposizione, le annaffiature e la concimazione del bonsai nelle settimane immediatamente successive al rinvaso?

Posted By: Fausto Baccino - maggio 04, 2026

Come rinvasare un bonsai di ficus ginseng? Istruzioni

Le prime 3-6 settimane dopo il rinvaso rappresentano la fase più critica: l'apparato radicale ha subito ferite e una drastica riduzione, per cui la pianta deve bilanciare la ripresa delle radici con la traspirazione delle foglie.

1. Esposizione: Luce, Vento e Temperatura

  • Ombra o mezz'ombra per 3-4 settimane: Posiziona il bonsai in un luogo luminoso ma rigorosamente protetto dal sole diretto. I raggi solari intensi scaldano le foglie aumentando la traspirazione: se le radici ridotte non riescono ad assorbire acqua a sufficienza, i margini fogliari seccano e la pianta va in stress idrico estreme.

  • Protezione dal vento: Il vento forte asciuga rapidamente la chioma e muove l'albero nel vaso. Se il tronco dondola, i microscopici capillari radicali appena nati si spezzano continuamente.

  • Protezione da sbalzi termici: In caso di rinvasi di fine inverno, assicura alla pianta un riparto da gelate tardive (es. serra fredda o sotto un porticato).

2. Annaffiature e Gestione dell'Umidità

  • Riduci la frequenza di bagnatura del terreno: Dopo il lavaggio abbondante fatto al momento del rinvaso, rispetta il fatto che la massa radicale ridotta assorbe meno acqua rispetto a prima. Bagna il substrato solo quando il primo strato in superficie (Akadama) inizia ad asciugarsi e schiarirsi. Mantenere il terreno continuamente inzuppato soffoca le nuove radici per mancanza di ossigeno e causa marciume.

  • Nebulizzazione della chioma: Vaporizza acqua demineralizzata o piovana sulle foglie 1-2 volte al giorno nei periodi caldi. La nebulizzazione idrata la vegetazione per via fogliare, allentando la pressione di idratazione sulle radici in ripresa.

3. Concimazione e Biostimolanti

  • STOP ai concimi tradizionali per 4-6 settimane: Non applicare alcun concime (né organico né chimico/liquido). I sali minerali presenti nei concimi creano un effetto osmotico che disidrata e "brucia" i tagli radicali freschi, bloccando la formazione di nuove radici.

  • Quando riprendere a concimare: Solo quando noti chiari segnali di ripartenza vegetativa (gemme che si allungano e aprono nuove foglie sane).

  • Uso dei biostimolanti (consigliato): Fin dal primo giorno puoi somministrare prodotti non nutritivi che stimolano il radicamento e la guarigione dei tessuti:

    • Fitostimolanti / Vitamina B1: Favoriscono lo sviluppo dei capillari senza alterare la salinità del terreno.

    • Acidi umici/fulvici o Amminoacidi per via radicale o fogliare: Aiutano la pianta a superare lo shock da trapianto.

Cronoprogramma di recupero post-rinvaso

Fase
Esposizione
Annaffiatura / Cura
Concimazione

Settimane 1–2
Ombra completa, zero vento
Bagna solo se il substrato si asciuga; nebulizza la chioma giornalmente
Nessun concime (eventuali biostimolanti)

Settimane 3–4
Mezz'ombra (sole filtrato o del primo mattino)
Ripresa graduale dell'assorbimento idrico
Nessun concime

Settimane 5–6
Rientro nella posizione definitiva
Annaffiatura normale in base alla specie
Prima concimazione a dosaggio dimezzato se ci sono germogli

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aprile 27, 2026

Quali sono i passaggi pratici da seguire durante il rinvaso di un bonsai e quali attrezzi servono?

Posted By: Fausto Baccino - aprile 27, 2026

Il rinvaso del bonsai richiede un'organizzazione meticolosa: avere gli attrezzi giusti a portata di mano garantisce di svolgere le operazioni rapidamente, evitando di far asciugare le radici capillari esposte all'aria.

Attrezzi e materiali necessari

Attrezzo / Materiale
Funzione principale

Rastrellino / Uncino per radici
Districa delicatamente il pane di terra senza spezzare le radici capillari.

Forbici per radici
Permettono tagli netti e puliti sulle radici più grosse e sfilacciate.

Bacchetta di bambù
Indispensabile per far penetrare il substrato inorganico tra le radici ed eliminare le bolle d'aria.

Retine di drenaggio
Coprono i fori sul fondo del vaso per non far uscire il substrato.

Filo di alluminio/rame
Fissa le retine al vaso e ancora saldamente il bonsai al recipiente.

Tronchese per filo
Taglia i cavi di alluminio alla misura desiderata.

Substrato setacciato e annaffiatoio
Miscela adeguata e annaffiatoio a doccetta sottile per il primo lavaggio.

Procedura passo-passo per il rinvaso

1.Preparazione del vaso:Fissaggio retine e fili di ancoraggio.

  1. Inserisci le retine di plastica sui fori di drenaggio del vaso pulito e bloccale piegando un fermetto in filo d'alluminio a U.

  2. Fai passare due pezzi di filo d'alluminio (lunghi circa 30-40 cm) attraverso i fori del vaso: serviranno ad legare e ancorare l'albero alla base.

  3. Stendi uno strato di fondo (1-2 cm) di substrato a granulometria più grossolana per garantire un drenaggio immediato.

2.Estrazione e pettinatura del pane radicale:Liberare le radici dal vecchio terreno.

  1. Sfila la pianta dal vecchio vaso. Se è bloccata, passa una lama sottile lungo il bordo interno del recipiente.

  2. Con il rastrellino o la bacchetta, comincia a sbrogliare delicatamente le radici partendo dal basso verso l'esterno.

  3. Rimuovi circa il 30-50% del vecchio terreno (fino all'80-100% solo per latifoglie forti in fase di prima formazione; mai svuotare del tutto il pane per le conifere).

3.Potatura radicale:Eliminazione fittone e radici danneggiate.

  1. Taglia le radici troppo lunghe, quelle marce, nere o che crescono incrociate o verso l'alto.

  2. Riduci la massa radicale mantenendo soprattutto i capillari sottili e giovanili, utili all'assorbimento.

  3. Accorcia le radici più grosse (fittoni) sotto il tronco per favorire la formazione di un Nebari (radici a raggiera) piatto e armonioso.

4.Posizionamento e ancoraggio:Stabilizzare l'albero nel vaso.

  1. Crea una montagnola al centro del vaso con il nuovo substrato.

  2. Posiziona il bonsai sopra il cono di terra, ruotandolo leggermente per far penetrare il terreno sotto il ceppo centrale.

  3. Incrocia i cavi di alluminio predisposti al punto 1 sopra le radici principali e stringili saldamente con una pinza. L'albero non deve muoversi minimamente: se la pianta dondola al vento, le nuove radici si spezzeranno appena nate.

5.Riempimento e stecchettatura:Eliminazione delle bolle d'aria.

  1. Versa il substrato (Akadama/Pomice/Lapillo) attorno alla pianta fino a riempire il vaso.

  2. Con la bacchetta di bambù, infilza ripetutamente il terreno spingendolo in diagonale sotto la zolla. Il substrato scenderà visibilmente riempiendo ogni vuoto d'aria tra le radici.

  3. Pareggia la superficie lasciando mezzo centimetro dal bordo per facilitare le annaffiature.

6.Annaffiatura di saturazione:Pulizia delle polveri e idratazione.

  1. Annaffia immediatamente a pioggia fine fino a quando l'acqua che fuoriesce dai fori di drenaggio non diventa completamente trasparente (questo elimina le polveri sottili del substrato).

  2. Riponi la pianta in un luogo riparato dal vento diretto e dal sole battente per almeno 2-3 settimane.

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aprile 14, 2026

Quali sono i periodi dell'anno ideali per rinvasare ciascuna delle specie bonsai più comuni?

Posted By: Fausto Baccino - aprile 14, 2026

Il periodo ideale per rinvasare un bonsai non dipende da una data fissa sul calendario, ma dallo stato fisiologico della pianta e dal clima locale. L'obiettivo fondamentale è intervenire un momento prima che le radici inizino la loro massima spinta vegetativa, riducendo al minimo lo stress.

1. Caducifoglie (Fine Inverno / Inizio Primavera)

Per le latifoglie spoglianti, la finestra di rinvaso si apre quando la pianta si risveglia dal riposo invernale.

  • Periodo indicativo: Febbraio – Marzo (prima dell'apertura delle foglie).

  • Il segnale visivo: Le gemme si gonfiano e mostrano il primo punto di colore ("punta verde"), ma non si sono ancora aperte. In questo momento la linfa ricomincia a scorrere e le cicatrici sulle radici potate guariscono istantaneamente.

  • Specie principali: Acero palmato/tridentato, Olmo cinese, Carpino, Zelkova, Larice (conifera caduca), Melo, Ciliegio, Faggio.

2. Conifere Sempreverdi (Inizio Primavera o Inizio Autunno)

Le conifere richiedono maggiore cautela perché mantengono l'apparato fogliare tutto l'anno e dipendono dalla presenza di micorrize.

  • Periodo indicativo: Marzo – Aprile oppure Settembre.

  • Primavera: Il momento ideale è quando la vegetazione comincia a muoversi (sui pini quando le "candele" iniziano ad allungarsi ma non hanno ancora disteso gli aghi).

  • Autunno: Settembre è un'ottima alternativa nelle zone con inverni non troppo rigidi, poiché la temperatura del terreno consente un'ottima radicazione autunnale.

  • Specie principali: Ginepro (Juniperus), Pino nero/silvestre, Cedro, Tasso (Taxus).

3. Sempreverdi Mediterranee (Tarda Primavera / Inizio Estate)

Le specie tipiche del clima caldo richiedono temperature del terreno già elevate per attivare il metabolismo e guarire i tagli radicali.

  • Periodo indicativo: Maggio – Giugno.

  • Il motivo: Rinvasare queste specie a inizio inverno o ad inizio primavera (quando il terreno è freddo e umido) causa frequentemente marciume radicale perché le radici tagliate rimangono inattive.

  • Specie principali: Olivo e Olivastro, Quercia/Sughera, Mirto, Bosso, Corbezzolo.

4. Tropicali e Subtropicali (Inizio Estate)

Essendo piante originarie di climi caldi, necessitano di temperature minime costantemente sopra i 15–18 °C e forte luminosità per superare il rinvaso.

  • Periodo indicativo: Maggio – Luglio.

  • Il motivo: In estate queste piante sono nel pieno del loro vigore vegetativo e rigenerano il pane radicale in 2-3 settimane.

  • Specie principali: Ficus (retusa, microcarpa), Portulacaria afra, Carmona, Serissa, Sageretia.

Tabella riassuntiva dei periodi

Categoria
Specie guida
Periodo ideale
Segnale guida

Caducifoglie
Aceri, Olmi, Carpini
Febbraio – Marzo
Gemme gonfie, prima che aprano le foglie

Conifere
Ginepri, Pini, Tassi
Marzo – Aprile / Settembre
Candele allungate o spinta autunnale

Mediterranee
Olivo, Sughera, Bosso
Maggio – Giugno
Temperature stabilmente sopra i 18 °C

Tropicali
Ficus, Portulacaria, Carmona
Maggio – Luglio
Clima caldo e pieno vigore vegetativo

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aprile 11, 2026

La Pourthiaea villosa è un'eccellente bonsai per i suoi piccoli fiori bianchi e le attraenti bacche rosse.

Posted By: Fausto Baccino - aprile 11, 2026

La Pourthiaea villosa è un'eccellente bonsai per i suoi piccoli fiori bianchi e le attraenti bacche rosse. È una specie facile da coltivare, adatta per la coltivazione in shohin (bonsai da tenere in mano). Per quanto riguarda la cura, richiede piena luce solare, terreno ben drenato, annaffiature frequenti senza eccedere, concimazione in primavera e autunno, rinvaso ogni 2-3 anni in primavera, e potatura e modellatura con filo di ferro sono tecniche applicabili per mantenerne la forma.  

Caratteristiche del bonsai


Fiori e frutti: produce delicati grappoli di fiori bianchi in primavera, che poi lasciano il posto a piccole bacche rosse in autunno, un'attrazione stagionale per l'albero.
Dimensioni: è una specie molto adatta per la coltivazione in shohin (bonsai da tenere in mano), ideale per i collezionisti.
Corteccia: con l'età, la sua corteccia sviluppa una consistenza interessante che aggiunge carattere al bonsai. Cura del bonsai
Posizione: Dovrebbe essere posizionato all'aperto in una zona con abbondante luce solare diretta per diverse ore al giorno, anche se potrebbe aver bisogno di protezione dal sole intenso di mezzogiorno in estate e dal gelo nei climi freddi.
Annaffiatura: Vale la regola generale di annaffiare quando il substrato è asciutto al tatto, ma è opportuno annaffiare più frequentemente durante i periodi caldi e in estate.
Substrato: È importante utilizzare un substrato poroso e ben drenato.
Concimazione: Il fertilizzante deve essere applicato regolarmente dalla primavera all'autunno, esclusi i mesi estivi più caldi.
Tecniche di coltivazione e formatura
Potatura: La potatura strutturale viene eseguita in primavera, prima dell'inizio della crescita, per correggere la forma e rimuovere i rami mal posizionati.
Modellazione con filo di ferro: La Pourthiaea villosa tollera bene il filo di ferro sui rami giovani, preferibilmente in primavera o in autunno, quando i rami sono più flessibili.
Trapianto: Si esegue ogni 2-3 anni, preferibilmente in primavera, quando inizia l'attività vegetativa della pianta.

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aprile 06, 2026

Che spezie bonsai supportano meglio il rinvaso

Posted By: Fausto Baccino - aprile 06, 2026

Le specie bonsai con la maggiore tolleranza al rinvaso sono quelle caratterizzate da un apparato radicale vigoroso, una spiccata capacità di rigenerazione del tessuto legnoso e una resistenza agli stress da potatura radicale.

Ecco quali sono le specie più vigorose al rinvaso e perché:

1. Caducifoglie ad alta vigoria

  • Olmo Cinese (Ulmus parvifolia): Tollera tagli radicali severi (fino a oltre il 50-60% della massa radicale) e risponde rapidamente emettendo nuove radici capillari. È tra le specie più indulgenti in caso di errori di periodo o di substrato.

  • Acero Palmato (Acer palmatum) e Acero Tridentato (Acer buergerianum): Hanno una straordinaria capacità di riformare un radicario radiale (Nebari). Tollerano lavorazioni estese sulle radici durante il periodo di riposo vegetativo (fine inverno/prima primavera, prima dell'apertura delle gemme).

  • Carpino (Carpinus) e Zelkova: Presentano una vigorosa risposta dopo il diradamento delle radici e tollerano bene la rimozione del fittone principale nei primi rinvasi di formazione.

2. Essenze Tropicali e Subtropicali

  • Ficus (Ficus retusa / microcarpa / ginseng): Tra le essenze più resilienti in assoluto. Rinvasato a tarda primavera o inizio estate con temperature elevate, tollerano potature radicali drastiche. Se il microclima è caldo-umido, la pianta riprende la spinta vegetativa nel giro di pochissime settimane.

  • Olivo (Olea europaea) e Olivastro: Possiedono un sistema radicale estremamente duro e un ceppo radicale (ciocco) capace di cacciare nuovi germogli anche dopo interventi invasivi. Tollerano l'eliminazione di radici di grosse dimensioni senza soffrire lo stress idrico, purché rinvasati con il caldo iniziale (maggio/giugno).

  • Portulacaria afra (Bonsai giada): Pianta succulenta che non risente del rinvaso, a patto di non annaffiare immediatamente dopo il taglio delle radici per evitare marciumi.

3. Conifere tolleranti (con distinzioni)

Le conifere sono in genere più delicate rispetto alle latifoglie perché dipendono dalla simbiosi micorrizica nel terreno, ma alcune mostrano un'ottima risposta:

  • Ginepro (Juniperus chinensis / procumbens): È tra le conifere più robuste al rinvaso. Supporta bene la riduzione del pane radicale se si preserva una porzione di terreno originale e non si lava completamente la radice a nudo.

  • Larice (Larix): Essendo una conifera caduca, ha una finestra di rinvaso ben definita a fine inverno ed emette nuove radici con estrema velocità appena le gemme iniziano a gonfiarsi.

Specie meno tolleranti (da trattare con cautela)

A titolo di confronto, le specie che richiedono molta più attenzione durante il rinvaso e non tollerano tagli radicali drastici sono:

  • Pini (Pinus thunbergii, Pinus sylvestris): Non devono mai essere privati di tutto il pan di terra in un unico rinvaso né lavati a radice nuda, per non distruggere i funghi micorrizici essenziali per la loro sopravvivenza.

  • Azalee (Rhododendron indicum): Hanno un apparato radicale sottilissimo e denso (a zolla) che richiede strumenti specifici (forchette per radici) per non lacerare il tessuto assorbente.

  • Prunus (Ciliegi, Albicocchi): Particolarmente sensibili alle infezioni radicali dopo il taglio.

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marzo 31, 2026

Come personalizzare il calendario integrando anche la concimazione e il rinvaso per la mia specie.

Posted By: Fausto Baccino - marzo 31, 2026

Scopri come creare un calendario su Excel velocemente

Ecco il calendario maestro integrato per il Ginepro (Juniperus), l'essenza principale su cui ci siamo concentrati. Unisce in un'unica visione stagionale le quattro lavorazioni fondamentali: potatura, pinzatura, concimazione e rinvaso.

Calendario Annuale Integrato: Bonsai di Ginepro

Stagione e Mesi
Potatura & Pinzatura
Concimazione
Rinvaso & Radici

Inverno

(Dic – Feb)

Potatura di formazione: Taglio rami strutturali grossi.

Lavorazioni: Filatura e creazione/trattamento di Jin e Shari.

SOSPESA

La pianta è in dormienza e non assorbe nutrimenti.

Inizio preparazione:

Rinvaso solo a fine febbraio se il clima è mite e privo di gelate imminenti.

Primavera

(Mar – Mag)

Sfoltimento leggero: Pulizia delle ascelle dei rami e rimozione dei germogli rivolti verso il basso.

AZOTO (N)

Concime organico solido a lenta cessione (Biogold/Hanagokoro) per stimolare i nuovi germogli.

PERIODO IDEALE (Marzo - Aprile)

Ogni 2-3 anni (giovani) o 4-6 anni (maturi). Tagliare max il 20-30% delle radici e conservare il cuore con micorrize.

Estate

(Giu – Ago)

Pinzatura di contenimento: Taglio dei singoli germogli che escono dalla silhouette (con forbici, alla base del germoglio).

PAUSA ESTIVA

Sospendere o ridurre drasticamente a luglio e agosto per evitare stress radicale da caldo (>30°C).

VIETATO

Rischio disidratazione e morte dell'albero.

Autunno

(Set – Nov)

Pulizia interna: Rimozione degli aghi vecchi e ingialliti nella parte interna dei palchi per far filtrare luce e aria.

FOSFORO & POTASSIO (P-K)

Concime a basso tenore di Azoto per lignificare i rami e rinforzare le radici per l'inverno.

SCONSIGLIATO

Salvo casi d'emergenza in climi molto miti.

Differenze chiave se possiedi un'altra specie:

  • Se hai un Olmo Cinese o un Acero (Latifoglie):

    • Rinvaso: Stesso periodo del ginepro (inizio primavera), ma sopporta una potatura radicale più decisa (fino al 40-50%).

    • Potatura/Defogliazione: Aggiungi la defogliazione a giugno e esegui la pinzatura costante di 1-2 paia di foglie per tutta la primavera.

  • Se hai un Ficus (Tropicale):

    • Rinvaso e Potatura drastica: Slittano a inizio estate (Giugno - Luglio), quando le temperature minime superano i 18-20°C e la pianta è al massimo del vigore.

    • Concimazione: Continua anche in inverno se la pianta è riposta in casa sotto luci adeguate e al caldo.

Se la tua pianta è un ginepro o un'altra specie specifica, dimmi a che punto si trova attualmente (es. età, dimensioni del vaso o problemi riscontrati) per adattare i passaggi al tuo caso.

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marzo 20, 2026

Il Pinus uncinata è un'eccellente specie di bonsai, apprezzata per la sua adattabilità ai climi freddi

Posted By: Fausto Baccino - marzo 20, 2026

Il Pinus uncinata è un'eccellente specie di bonsai, apprezzata per la sua robustezza e adattabilità, soprattutto ai climi freddi. La sua cura richiede luce solare diretta per almeno 6 ore al giorno, annaffiature regolari per mantenere il substrato umido ma non ristagno d'acqua e un substrato ben drenante con miscele come akadama e kiryuzuna. La potatura sia dei rami che delle foglie (cimatura) è fondamentale per la sua manutenzione e per sviluppare uno stile eretto informale (Moyogi) o simile.
Condizioni di coltivazione e cura
Luce
Richiede piena luce solare, preferibilmente con almeno 6 ore di luce solare diretta al giorno.
Clima
Si adatta bene al freddo e alle condizioni di montagna, essendo più sensibile al caldo eccessivo.
Substrato
Richiede un substrato molto ben drenante. Una miscela comune è composta da 1/3 di akadama, 1/3 di kiryuzuna e 1/3 di sabbia grossolana o ghiaia di fiume. Irrigazione
Annaffiare quando la superficie del substrato inizia ad asciugarsi, ma evitare di lasciarlo asciugare completamente. Un substrato con una buona ritenzione idrica è fondamentale se si vive in un clima secco.

Tecniche Bonsai
Potatura
Essenziale per mantenere la forma del bonsai e stimolare la crescita dei germogli.
Cimatura
Si esegue accorciando i nuovi germogli o "candele" per controllare la crescita e bilanciare la forza dell'albero, lasciando gli aghi per garantire la ricrescita.
Filatura
Può essere utilizzata per modellare il tronco e i rami, ottenendo uno stile eretto informale (Moyogi) o simile, a seconda della specie.
Rinvaso
Dovrebbe essere effettuato a fine inverno o all'inizio della primavera, quando l'albero inizia a risvegliarsi.

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febbraio 16, 2026

Come e quando si effettua il rinvaso di un bonsai di ginepro e quali accortezze servono per le radici?

Posted By: Fausto Baccino - febbraio 16, 2026

Aiuto rinvaso ginepro - Bonsaiclub.it

Il rinvaso del ginepro è un'operazione delicata: a differenza delle latifoglie, le conifere sono molto più sensibili alla manipolazione dell'apparato radicale e necessitano di accortezze specifiche per evitare lo stress post-rinvaso.

Quando effettuare il rinvaso

  • Epoca ideale: Inizio primavera (tra fine febbraio e inizio aprile, a seconda del clima locale), appena le gemme iniziano a rigonfiarsi ma prima che parta la spinta vegetativa forte.

  • Frequenza:

    • Esemplari giovani o in formazione: Ogni 2-3 anni.

    • Bonsai maturi: Ogni 4-6 anni, o unicamente quando il terriccio è visibilmente degradato e l'acqua di annaffiatura stenta a penetrare.

Le 3 accortezze d'oro per le radici

  1. Non potare mai più del 20–30% delle radici: Il ginepro necessita della sua massa di radici capillari per alimentare la vegetazione. Un taglio eccessivo rischia di far seccare intere porzioni della chioma nei mesi successivi.

  2. Preserva il "cuore" del panetto radicale: Non mettere mai a nudo l'apparato radicale né lavare le radici sotto l'acqua (a meno che non sia strettamente indispensabile per eliminare terriccio compatto da vivaio). Conserva sempre circa un terzo del terriccio originale vicino al tronco per preservare le micorrize (funghi benefici che vivono in simbiosi con le radici).

  3. Mantieni le radici costantemente umide: I capillari radicali del ginepro disidratano in pochissimi minuti all'aria. Lavora all'ombra, al riparo dal vento, e vaporizza regolarmente l'apparato radicale con acqua durante tutto l'intervento.

1.Preparazione del vaso:Prepara la sede prima di estrarre la pianta.

Applica le retine di plastica sui fori di drenaggio del vaso e infila i fili di metallo per l'ancoraggio dal fondo. Disponi uno strato di drenaggio con terriccio a granulometria più grossa.

2.Estrazione e pettinatura delle radici:Operazione delicata da svolgere al riparo dal sole.

Sfila la pianta dal vaso usando un falcetto da rinvaso se necessario. Con un piegaradici o un bastoncino di legno, districa delicatamente le radici lungo il bordo esterno e sul fondo, pettinandole dal centro verso l'esterno.

3.Potatura selettiva delle radici:Taglia solo lo stretto necessario.

Usa forbici da radici ben affilate per accorciare i fittoni più grossi, le radici troppo lunghe che giravano nel vaso e quelle morte o spezzate. Preserva il più possibile le radici fini e capillari.

4.Ancoraggio saldo dell'albero:Fase critica per consentire l'attecchimento.

Posiziona il ginepro alla giusta altezza e inclinazione nel nuovo vaso. Incrocia i fili di rame o alluminio disposti sul fondo sopra le radici principali (oppure sul panetto) e stringili saldamente con le pinze. L'albero non deve muoversi di un millimetro se scosso.

5.Riempimento e assestamento:Elimina ogni sacca d'aria tra le radici.

Versa la miscela di terriccio (70% Akadama, 30% Pomice). Spingi delicatamente i granuli tra le radici con uno stecchino di legno (chopstick) compiendo movimenti verticali, senza schiacciare o spezzare i capillari.

6.Annaffiatura e convalescenza:Protezione per le prime 3-4 settimane.

Innaffia abbondantemente fino a quando l'acqua fuoriesce completamente limpida dal fondo. Colloca il bonsai in una posizione riparata dal vento e dal sole diretto per 3-4 settimane. Sospendi qualsiasi concimazione per almeno 4-6 settimane.

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agosto 28, 2024

Come ottenere ogni anno una buona fioritura dei Melograni.

Posted By: Fausto Baccino - agosto 28, 2024
melograno

 

Quest’articolo spiega come ottenere ogni anno una buona fioritura dei Melograni. Applicando le tecniche adeguate i risultati non tarderanno ad arrivare.
Famiglia: Punicaceae Genere: Punica
Specie: Punica granatum; Punica Protopunica
Il melograno (Zakuro, in giapponese) può raggiungere i 3-5 m d’altezza; si presenta eretto e molto
ramificato, con rami un poco spinosi. I più giovani hanno la corteccia rossiccia e liscia, mentre nel tronco
e nei rami vecchi la corteccia è grigio-cinerea e screpolata. In soggetti annosi, si nota un movimento di
corteccia con andamento attorcigliato. Originario della Persia, fu introdotto nel Mediterraneo già
nell'antichità; in Italia si può trovare, inselvatichito, al sud. E’ una pianta che s’incrocia molto facilmente,
perciò esistono infinite varianti tra pianta e pianta, che tuttavia non devono essere considerate come
varietà, salvo che non presentano caratteristiche stabili attraverso generazioni successive. Predilige
terreni argilloso-sabbiosi e tendenzialmente calcarei. Sopporta difficilmente temperature inferiori ai –
10°C. Le foglie sono ellittiche, intere, e lunghe 5-7 cm di colore verde tenue, lucenti, e opposte, ottuse e
subacute; prima di cadere, nel tardo autunno, assumono una colorazione giallo-dorata. Il Melograno
fiorisce in giugno/luglio al nord e in aprile/maggio al sud della nostra penisola. Questa prima fioritura
produce, sulla cima dei rami, da uno a cinque fiori, che molto raramente fruttificano. Dopo la prima
fioritura, la vegetazione si allunga e prepara la seconda fioritura, che potrebbe fruttificare. I fiori, molto
appariscenti, solitari, (ogni singolo fiore è ermafrodito) si sviluppano alla sommità dei rami. Sono sessili,
lunghi 3-4 cm ed hanno un calice fuso con l'ovario infero (situato di sotto al calice), campanulato e
carnoso, di colore rosso-vermiglio, col tubo saldato all'ovario e il lembo diviso in cinque-sette lobi valvati e
persistenti. La corolla è composta di cinque-otto petali anch'essi di colore rosso-vermiglio, presto caduchi
e da numerosi stami, con antere gialle. I frutti (balauste) sono globiformi e di grandi dimensioni; dapprima
verdognoli, poi gialli e, a maturazione completa, assumono un colore rosso-corallo con sfumature
scarlatte. La buccia, lacerandosi, scopre, nelle tre logge, i numerosissimi semi rosei e translucidi,
irregolarmente sfaccettati (si sostiene che abbia 613 semi così come l’Antico Testamento contiene 613
leggi). Il frutto, sostenuto da uno pseudo-peduncolo, è commestibile, gradevolmente dolce-acidulo. Esiste
anche una varietà nana di melograno, con foglie e frutti di proporzione ridotte. Questa varietà purtroppo
richiede maggiori attenzioni. Il melograno è considerato uno dei migliori materiali bonsai, sopporta le
potature drastiche e la pinzatura continua delle gemme, è facile da raccogliere, da far radicare, possiede
un gran vigore di crescita, e si adatta molto bene al vaso bonsai. Il melograno assume aspetti molto
attraenti, soprattutto per quanto riguarda la sua ramificazione che diviene finissima se si presta
particolare attenzione alla potatura dei nuovi germogli. Il suo legno alquanto duro, permette di attuare con
buon risultato jin dall'aspetto molto naturale.La fioritura ed i bellissimi frutti completano le qualità di
quest’albero. Le sue caratteristiche ne fanno anche una delle specie più adatte ad essere trattate come
shohin (varietà nana). Il melograno tuttavia ha anche degli aspetti poco favorevoli quali la sua scarsa
longevità e la tendenza a seccare i rami giovani in inverno. E' soggetto inoltre ai ritiri di linfa, dovuti alla
potatura di grossi rami.
Propagazione
Propagazione per seme: i semi in autunno, vanno estratti dal frutto, asciugati e stratificati in sabbia.
Vanno seminati al caldo, tra i 16 ed i 20°C. ad inizio primavera, in un semenzaio composto di (1/3 di
sabbia di fiume grossa, 1/3 di torba e 1/3 di akadama) collocandolo al sole: nel giro di tre settimane i semi
dovrebbero cominciare a vegetare.
Propagazione per talea: si prelevano le talee semi legnose in giugno-luglio, meglio se con piede. La talea
deve essere lunga circa 10/12 cm e provenire da un ramo che è fiorito l'anno precedente. Dalla talea
raccolta si eliminano le ultime due foglie e si tagliano le rimanenti a metà, per evitare un'eccessiva
traspirazione. Si riempie il contenitore con il medesimo terriccio indicato per i semi e si piantano le talee
singolarmente a distanza di 5 cm l'una dall'altra; in seguito vanno bagnate a fondo e collocate in un luogo
molto luminoso, al riparo però da sole e vento. A distanza di un mese bisognerà iniziare a somministrargli
concime, ma durante il primo anno non si dovranno potare. L’anno seguente, appena dopo il risveglio
vegetativo, si trapianteranno in vasi singoli di coltivazione, tagliando le radici. Proteggere le giovani
piantine durante l'inverno dal troppo freddo e dalla troppa pioggia.
Propagazione per margotta: si deve eseguire in maggio. Si scorteccia la parte di tronco dove si desidera
che nascano nuove radici, si ricopre il taglio con sfagno bagnato e si avvolge il tutto con della plastica,
legata saldamente alle due estremità. Il melograno radica facilmente: dopo trenta-quaranta giorni si
saranno sviluppate numerose radichette, quindi si potrà già dividere la nuova pianta dalla pianta madre
per collocarla in un vaso di coltivazione.
Esposizione
Predilige i luoghi caldi con molto sole; l'ideale è che possa ricevere anche una buona ventilazione. Inoltre
una buona luminosità è indispensabile per assicurarsi una considerevole fruttificazione. Bisogna valutare
però che, mentre è molto resistente al caldo estivo più intenso, sopporterà difficilmente temperature
inferiore ai – 10°C e soprattutto alle gelate invernali: per questo motivo, al nord ai primi abbassamenti di
temperatura la pianta andrà protetta, riparandola in serra fredda.
Annaffiatura
E’ importante, che tra un'annaffiatura e l'altra il terriccio abbia il tempo di asciugarsi. Un buon drenaggio,
è indispensabile al fine di un rapido assorbimento dell'acqua. Vanno comunque assolutamente evitati sia
gli eccessi sia le insufficienti annaffiature. Dalla primavera in poi si deve innaffiare abbondantemente,
prima e dopo la fioritura per favorire la maturazione dei frutti. A volte la mancanza d’acqua durante la
formazione dei fiori e dei frutti, provoca il loro aborto; mai bagnare i fiori. In inverno, anche per i vasi ritirati
in luoghi temperati, occorre mantenere il terreno umido ma non inzuppato.
Potatura e Pinzatura
La potatura di formazione, con tagli anche di rami importanti, si esegue esclusivamente prima della
ripresa vegetativa, evitando di tagliare i rametti corti e spinosi. Il segreto per ottenere i frutti da un bonsai
di Melograno è di compiere la pinzatura subito dopo la prima fioritura. Anche se è possibile tentare di
impollinarlo artificialmente, si riesce ad ottenere il frutto naturalmente, pinzando nel momento giusto e
ponendo l’esemplare in pieno sole, all’aria aperta.Dato che il Melograno fiorisce sempre sulla cima dei
rami, l’obiettivo è ottenere rami corti. Bisogna impostare la pinzatura in modo tale che, dopo la seconda
vegetazione (fine giugno inizio luglio al sud, agosto/settembre a nord), fiorisca dai nuovi germogli. Anche
se ogni albero è differente, quando la vegetazione arriva ai 15-20 cm di lunghezza, (fine giugno) si pota il
bonsai di Melograno lasciando due nodi. Si può anche pinzare l’albero normalmente ogni volta che un
ramo ha sette od otto paia di foglie lasciandone due paia, (anche se le due inferiori non sono realmente
foglie) alla fine di giugno.

Questo procedimento fa sì che la successiva vegetazione nasca direttamente dalla base del ramo, più piccola e con le
foglie sensibilmente ridotte. Da questo momento si può lasciar crescere liberamente. Cominceranno a formarsi
gemme da fiore sulle punte dei rami; allora si scelgono quelle che interessano e si tagliano le altre. Da quest’ultima
fioritura si può essere quasi certi di ottenere frutti. Dato che le foglie dei Melograno nascono sempre a coppie ogni
volta che si pota i rami nascono sempre a due a due. Se si accorcia molto dopo la prima fioritura i germogli non, si
allungheranno eccessivamente prima di fiorire di nuovo. Quindi per la buona riuscita della fioritura bisogna tenere
presente: 1) la fioritura avviene in due momenti, maggio-giugno e agosto; 2) fioriscono unicamente i rametti corti e
spinosi; 3) le gemme da fiore sono presenti solo sull’estremità dei germogli nuovi; 4) il frutto compare durante la
seconda fioritura; 5) non sempre si manifestano due fioriture. Inoltre bisogna ricordare che al successo della fioritura
del melograno concorrono innumerevoli fattori, tutti indispensabili: concimazione, rinvaso, annaffiatura, pinzatura.
Applicazione del filo
Per la formazione della ramificazione si adotta principalmente la potatura. Inoltre essendo una specie
piuttosto delicata, l'avvolgimento va effettuato con la massima attenzione, si consiglia pertanto di
utilizzare filo di alluminio ramato coperto con carta crespata o rafia per proteggere la corteccia dei rami
più fragili. Il momento più opportuno per applicare il filo è in maggio-giugno (momenti di minore vigore
vegetativo) perché la nuova crescita non è ancora interamente lignificata, e quindi i rami possono essere
sagomati più facilmente, evitando il rischio di rotture. Per quanto riguarda i germogli, si riesce a frenare la
crescita anche solo con il filo: si avvolgono dirigendoli verso il basso.Se si prevede di avvolgere un ramo
di grosse dimensioni, è bene non annaffiare la pianta nei giorni precedenti al lavoro.
Rinvaso e substrati
Essendo un’essenza che produce un vigoroso apparato radicale, ha bisogno di frequenti rinvasi (al massimo ogni 2/3
anni), anche per esemplari vecchi. E’ importante eseguire quest’operazione in primavera avanzata, quando le gemme
iniziano ad attivarsi. Il substrato non acido, deve essere molto drenante (ottimo un composto costituito da 70% di
akadama, 15% di sabbia grossolana e 15% terriccio universale precedentemente setacciato per eliminare le particelle
di terriccio inferiori a 1 mm. oppure un 85% di akadama con un 15% di terriccio di foglie ) al fine di evitare ristagni
d’acqua, che risulterebbero molto pericolosi per il melograno. In occasione del rinvaso, controllate attentamente che
non ci siano delle asfissie all'apparato radicale e, prima di accorciare la radice primaria, assicuratevi che a monte
della stessa ci siano sufficienti radichette in grado di assicurare la sopravvivenza della radice e del ramo legato ad
essa. Il melograno sopporta poco i trapianti, poiché ha Ia tendenza a sviluppare i capillari all'apice delle radici,
perciò il taglio delle stesse dovrà essere fatto molto attentamente e moderatamente affinché la pianta produca fiori e
frutti.
Fertilizzazione
Il Punica granatum ha bisogno di abbondanti concimazioni, soprattutto nei periodi che precedono la
fioritura: aprile-maggio e luglio. Anche in settembre, momento in cui appariranno i frutti occorre
fertilizzare. Per ottenere una buona fruttificazione è necessario somministrare fertilizzante ricco di fosforo
e potassio, ma con basso contenuto di azoto. L'ideale sono i concimi organici per bonsai in pastiglie, a
base di semi di colza, farina di pesce e farina di ossa ( hanagokoro). Il periodo in cui si dovrà provvedere
alla concimazione è piuttosto lungo poiché va dalla primavera (concimare moderatamente) all'autunno.
Ed è importantissimo non interrompere le somministrazioni soprattutto in settembre-ottobre, si tenga
presente però, che né prima, né durante il periodo di fioritura bisogna concimare. Il migliore segnale di
salute della pianta sono i germogli nuovi: se di colore rossiccio le cure prestate l’anno prima sono state
corrette; se giallognoli qualcosa non va.
Stili appropriati
Gli stili per il melograno sono illimitati. Può essere a tronco inclinato, eretto casuale, ( Moyogi),
multitronco, a gruppo di piante, a zattera, a cascata o Bunjin (astratto o libero), ecc., perché ha tutte le
caratteristiche necessarie. Si possono realizzare dei Bonsai piccoli, medi, grandi.
Malattie
Durante la fioritura gli alberi sono in maggior misura esposti agli attacchi di parassiti, ma nella
somministrazione dei prodotti insetticidi occorre avere prudenza, altrimenti si rischia di impedire
l'impollinazione naturale. E’ quindi preferibile applicare dei trattamenti invernali di prevenzione, (ad
esempio quando l’albero è spoglio, si applica liquido jin diluito in acqua (1: 20) al fine di eliminare
eventuali uova di afidi e cocciniglie) anziché dover intervenire quando la pianta si trova nella fase di
fioritura. Questa specie è soggetta soprattutto a mosca bianca, ragnetto rosso e afidi.
Parassiti animali
Afide verde
Le lesioni sono visibili sulle foglie e l’esistenza di questo parassita si nota con presenza delle goccioline di
melata che l'afide espelle. Dopo poco tempo la pianta cosi impiastricciata e rovinata dalle punture, finisce
per perdere vitalità e le foglie, nel caso di forti attacchi, disseccano e cadono precocemente. Intervento:
irrorare con un getto violento di acqua per staccarli dalla foglia una volta caduti sul terreno non riescono
più a salire sulla pianta. Intervento chimico: da effettuare in aprile-maggio ed in estate con:
• Dimetoato g 3 x litro d'acqua
• Ethiofencarb g 4 x litro d'acqua, oppure piretro e piretroidi g 1 x litro d'acqua.
Ragnetti rossi
Sono aracnidi piccolissimi e non piccoli insetti come molti li chiamano: hanno 4 paia di zampe ed un
corpo unico e non suddiviso come quello degli insetti. Quelli che a noi interessano vivono a spese delle
piante, succhiandone la linfa. Le piante colpite assumono un colore giallo-grigiastro o rugginoso,
deperiscono visibilmente e possono morire se non le aiutiamo a combattere questi fastidiosi parassiti. Il
primo intervento è irrorare violentemente con acqua le foglie o meglio tutta la pianta, perché se il
parassita si stacca dalla foglia e cade, non è più in grado di risalire. Con questo sistema si limita la
presenza degli adulti, ma dopo poco tempo dalle uova deposte nella pagina inferiore nasceranno altri
individui, che per vivere succhieranno altra linfa. L'operazione va ripetuta se la presenza degli individui si
è fatta numerosa. Intervento chimico: da maggio fino all'estate, ogni 15-20 gg. trattare le piante con
• Amitraz g 2-,5 x litro d'acqua oppure
• Propargite g 1,5-2 x litro d'acqua.
Defogliatori
Occorre analizzare quale tipo di defogliatori ha colpito la pianta e se sono bruchetti tipo tentredini delle
rose, è sufficiente spruzzare acqua con violenza per staccarli dalla foglia. Intervento chimico: trattare le
piante con
• Carbaryl g 2 x litro d'acqua oppure
• Phosalone g 2-2,5 x litro d'acqua.
Parassiti vegetali
Ruggini
I danni si hanno sulle foglie dove sulla pagina inferiore si notano pustole di colore giallo-arancione, cui
coincidono sulla pagina superiore macchie clorotiche che tendono a necrotizzare, facendo cadere le
foglie. La pianta non riesce più a completare la fotosintesi clorofilliana per questo s'indebolisce, sarà
attaccata da altri parassiti e poi morirà. Un mezzo valido per opporsi alle ruggini non esiste. In ogni modo
si possono provare dei prodotti che possono dare qualche soddisfazione se la malattia è nel primissimo
stadio d’attività. Si consiglia:
• Benomyl g 1 x litro d'acqua oppure
• Mancozeb g 3 x litro d'acqua.
Oidio o mal bianco
Il fungo si rende evidente con macchie bianche feltrose sulle foglie, sugli steli, e sui fiori, interruzione
dello sviluppo fino all’appassimento e al disseccamento.
Intervento chimico trattare le piante con:
zolfo colloidale g. 0,8-1 x litro
Ticchiolatura
I segni più appariscenti si hanno sulle foglie, dove si compongono delle macchie rotondeggianti di colore
bruno-olivastro e d’aspetto vellutato per l’esistenza di conidi. Durante i mesi primaverili ed estivi i parassiti
si spandono per mezzo delle loro forme conidiche. A primavera, questi organi saranno maturi perciò si
avrà un'espulsione d’ascospore le quali daranno inizio alle prime infezioni.
Intervento chimico trattare le piante con:
• Mancozeb g 3 x litro d'acqua oppure
• ossicloruro di rame g 4,5 x litro d'acqua
• idrossido di rame g 2,5 x litro d'acqua
ALCUNI CONSIGLI
I rami che fruttificano rimangono molto deboli l’anno successivo; evitare che lo stesso ramo porti i frutti per due
anni di seguito. Per la stessa ragione non si lasci più di un frutto per ogni ramo. Il frutto non cade spontaneamente
fino a che non ha raggiunto una colorazione scura, ormai in pieno inverno, ma è meglio staccarlo dall’albero quando
la buccia comincia a striarsi, oppure quando si spacca mostrando i semi all’interno. Qualora il melograno abbia il
tronco cavo, (sabamiki) si deve applicare il liquido jin per evitare i marciumi.

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ottobre 24, 2019

In Giappone il Melograno, o Punica granatum, si coltiva come bonsai dall'inizio del secolo scorso.

Posted By: Fausto Baccino - ottobre 24, 2019

In Giappone il Melograno, o Punica granatum,  si coltiva come bonsai dall'inizio del secolo scorso.Risulta molto adatto per la modellatura a bonsai.

Il Punica granatum come bonsai

In Giappone il Melograno, o Punica granatum,  si coltiva come bonsai dall'inizio del secolo scorso.Risulta molto adatto per la modellatura a bonsai: sopporta le potature drastiche e la pinzatura continua delle gemme, è facile da raccogliere, da far radicare ed inoltre possiede un grande vigore di crescita, oltre ad adattarsi molto bene al vaso. Applicando le tecniche bonsai, il Melograno assume caratteristiche molto affascinanti, soprattutto per quanto riguarda la sua ramificazione che diviene finissima, se si presta particolare attenzione alla potatura dei nuovi germogli. Il suo legno durissimo, permette di realizzare con grande successo dei jin. La fioritura ed i bellissimi frutti completano le qualità di quest'albero. Le sue peculiarità ne fanno anche una delle specie più adatte ad essere lavorate come shohin, per cui risulta particolarmente adeguata la varietà nana di questa pianta poiché presenta fiori e frutti di dimensioni ridotte.

Esposizione

Poiché ama molto il sole, trae il massimo beneficio dall'irradiazione diretta; l'ideale, comunque è che possa ricevere anche una buona ventilazione. È molto resistente anche al caldo estivo più intenso, ma soffre se sottoposto al freddo e soprattutto alle gelate invernali: ai primi abbassamenti di temperatura la pianta andrà protetta.

Annaffiatura

Il terreno in cui cresce il Melograno non deve rimanere costantemente umido, ma è fondamentale bagnarlo bene e abbondantemente: tra un'annaffiatura e l'altra la terra deve avere il tempo di asciugarsi.Vanno evitati gli eccessi di annaffio, altrimenti sulla pianta si manifesta una crescita lunga e debole con foglie gialle. Allo stesso modo anche le annaffiature scarse danneggiano seriamente lo sviluppo della pianta: le foglie si arricciano, seccandosi ai bordi, inoltre la fioritura viene compromessa.

Terreno

Il composto migliore da utilizzare è costituito da: 4/6 di akadama, 1/6 di terriccio, 1/6 di sabbia.

Rinvaso

La frequenza ideale per effettuare il trapianto di questa specie è ogni due/tre anni. Se si effettua il rinvaso una settimana dopo che la pianta ha vegetato, l'albero non andrà incontro ad alcun rischio. Si scelgano preferibilmente vasi piuttosto profondi e provvisti di molti e ampi fori al fine di un buon drenaggio.

Potatura

I due tipi di potatura che si praticano sul Melograno sono quella di formazione e quella di mantenimento. Con la prima si effettua il taglio di grossi rami all'inizio della primavera, momento in cui l'albero ha già vegetato, coprendo immediatamente le ferite con mastice cicatrizzante. La potatura di formazione va effettuata solo se è assolutamente necessaria, poiché il Melograno ha la forte tendenza al ritiro di linfa proprio sui tagli dei rami di grosse dimensioni. La potatura di mantenimento si applica soprattutto per eliminare l'eccesso di crescita prodotto durante tutto l'anno: rami che si incrociano, che crescono verso l'alto o il basso o che appaiono troppo lunghi. Il periodo migliore per eseguirla è la primavera o a metà autunno, in modo che i tagli abbiano il tempo di chiudersi prima del sopraggiungere dell'inverno.

Pinzatura

Per effettuare la pinzatura su questa specie, va considerato che il fiore appare alle estremità delle nuove vegetazioni, quindi se si interviene continuamente con le cimature non si otterranno i frutti, ma d’altra parte, se non si pinzasse, non si riuscirebbe a mantenere la silhouette dell’albero. Per pinzare correttamente il Melograno è bene far attenzione al suo ritmo di crescita come specie da fiore. È difficile che dai suoi fiori, che si sviluppano prima di giugno, si ottengano dei frutti, per questo motivo fino all'inizio dell'estate essi non saranno necessari e quindi ci si potrà occupare delle nuove crescite, pinzando allo scopo di formare nuovi rami. Dalla fine di maggio/primi di giugno i rami si lasceranno crescere: osservando quali portano la gemma da fiore all’estremità, si scelgono quelle che interessano al disegno dell’albero, pinzando le restanti.

Avvolgimento

In maggio-giugno si può applicare il filo poiché questo è il momento in cui la nuova crescita non è ancora totalmente lignificata e quindi i rami potranno essere curvati più facilmente, evitando il rischio di rotture. Su questa specie, essendo piuttosto delicata, l'avvolgimento va effettuato con la massima attenzione. Si consiglia di utilizzare filo di alluminio ramato. Quando si prevede di avvolgere un ramo di grosse dimensioni, è bene non annaffiare la pianta nei due giorni precedenti al lavoro.

Concimazione

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ogni 8-10 giorni. Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure

Nel momento della fioritura gli alberi sono maggiormente soggetti ad attacchi di parassiti, ma nella somministrazione dei prodotti insetticidi occorre avere cautela, altrimenti si rischia di ostacolare l'impollinazione naturale. Quindi è consigliabile applicare dei trattamenti di prevenzione, piuttosto che dover intervenire quando l'albero si trova nella fase di fioritura. Questa specie può essere soggetta soprattutto a mosca bianca e ragnetto rosso.

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luglio 02, 2019

Le specie più utilizzate come bonsai sono il Malus evereste, sieboldii e il Malus halliana.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 02, 2019
Le specie più utilizzate nella coltivazione a bonsai sono il Malus evereste, sieboldii e il Malus halliana.

Il secondo ha una caratteristica corteccia chiazzata, rami fini piuttosto rigidi di colore violaceo e fiorisce in primavera alle estremità dei rami.

Fra le varie caratteristiche, è sicuramente la sua fine ramificazione a renderlo ideale come bonsai.

Il terzo, il Malus halliana, fin dall’antichità in Cina era particolarmente amato come albero da fiore: anch’esso possiede una ramificazione fine ed ha una particolare corteccia liscia e grigia.

Il Malus come bonsai.

Uno dei vantaggi maggiori di queste specie ai fini della formazione a bonsai è la rapidità di crescita che permette di ottenere buoni esemplari in pochi anni. Gli stili a cui maggiormente si adattano sono l’eretto informale o inclinato.

Esposizione.


Come tutti gli alberi da frutto necessita di molta luce per dar luogo alla fioritura e alla fruttificazione.



Si espone, quindi, in pieno sole durante tutto l’anno, naturalmente ad esclusione dei mesi estivi più caldi, quando è consigliabile ripararlo sotto una rete ombreggiante al fine di evitare bruciature alle foglie.

La protezione è utile anche in inverno nei periodi caratterizzati da forti gelate.

Annaffiatura.



Ama acqua in abbondanza, in modo particolare dopo la fioritura, quando sta formando il frutto: in questa fase potrà essere necessario annaffiare anche 2-3 volte al giorno.

Generalmente, per tutto il periodo vegetativo, le somministrazioni dovranno essere quotidiane.

Durante la fioritura, bisognerà fare molta attenzione a non bagnare mai direttamente i fiori altrimenti non arrivano a fruttificare.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
È bene spruzzare periodicamente anche le foglie, poiché sono facilmente soggette a muffe.

Terreno.


Per quanto riguarda il composto da utilizzare, si consiglia di mescolare 60% di akadama, 20% di terra pronta e 20% di sabbia di fiume.

Rinvaso.


Lo stesso vigore che caratterizza la parte aerea di questa pianta, lo si ritrova ovviamente anche nell’apparato radicale.

Questo rende necessario trapiantare gli esemplari giovani tutti gli anni, e quelli più maturi ogni due.

I periodi in cui intervenire sono l’inizio dell’autunno o la primavera, prima del risveglio vegetativo: nel primo caso, l’anno successivo si potrà godere la fioritura, mentre rinvasando in primavera per quell’anno si dovrà rinunciare ai frutti.

Potatura.


Durante il periodo di sviluppo si accorciano i nuovi rami, mentre nella fase di dormienza ci si dedica alla formazione della silhouette, potando a due o tre nodi.

Come per tutte le piante da frutto, la scopo primario è riuscire ad ottenere le gemme da fiore.

Queste si sviluppano da metà giugno a metà luglio sulle cime dei rami corti dell’anno precedente.

I rami che rimangono corti formano un gruppo di foglie sulla cima, che diventeranno le gemme da fiore per l’anno seguente.



Quindi, se si vogliono ottenere i fiori è indispensabile riuscire ad avere molti rami corti, pertanto si interverrà con la potatura solo sui germogli lunghi. È meglio evitare potature troppo drastiche poiché, in tal caso, le gemme da fiore non si formano e l’anno seguente la fioritura non si manifesta.

Per ovviare a questo inconveniente si lasciano allungare dei rami guida, detti “di sacrificio”.

Concentrando il suo vigore su questi rami, l’albero sviluppa un gran numero di rametti corti che favoriranno la formazione di gemme da fiore.

Dopo la formazione di queste gemme, nel mese di giugno, i rami troppo lunghi vanno accorciati, lasciando quattro o più foglie. I germogli della seconda vegetazione cresceranno in maniera stentata, ma la primavera successiva saranno carichi di fiori.

Pinzatura.


Se l’albero produce frutti ogni anno, i rami forti tenderanno a diventare sempre più vigorosi, mentre quelli deboli, sempre più stentati.

Per evitare questo inconveniente, ed equilibrare il vigore sull’intero albero, è importante intervenire con la defogliazione in modo da frenare l’energia di crescita delle parti più forti.

Si defogliano i rami dell’apice e quelli più giovani, allo scopo di aumentare la ramificazione sottile. Come risposta, i rami vecchi producono subito germogli da fiore.

È bene tener presente che per ottenere buoni risultati da questa operazione, bisognerà prendere le dovute precauzioni: accertarsi che l’albero goda di buona salute e provvedere, nei due mesi precedenti alla defogliazione, ad una concimazione abbondante dell’esemplare, evitando di utilizzare concimi ad alto contenuto di Azoto che provocherebbero un eccessivo ingrossamento delle foglie nuove; la fertilizzazione non sarà necessaria se la defogliazione sarà solo parziale.

Avvolgimento.


Affinché l’albero porti a maturazione i frutti, pur mantenendo il proprio vigore, si interviene con l’avvolgimento dei nuovi rami.

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, prima che lignifichino, i nuovi rami vengono abbassati con il filo: in questo modo si frena la crescita e si favorisce lo sviluppo di un maggior numero di rametti corti.
Leggi anche: Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.
Si consiglia l’utilizzo di filo di alluminio ramato, da rimuovere dopo circa un mese dalla sua applicazione.

Concimazione.


Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni.

Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni.

Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.


Batteri, funghi ed insetti sono problemi frequenti per i Meli.

Si consiglia un trattamento preventivo mensile adatto agli alberi da frutto. In caso di deformazioni tumorali sulle radici, tagliare completamente la parte infetta e trattare con nematocida.
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novembre 23, 2018

Il Ligustrum con il suo caratteristico fogliame, lo rende un soggetto ideale per la coltivazione a bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - novembre 23, 2018
Il Ligustrum viene spesso utilizzato per le siepi, e può costituire un buon materiale per i Bonsai.

L'albero è molto forte e adatto per un Bonsaista principiante. Le specie più comuni di ligustro includono l’Olivello (foglie ovali), il Cinese, lo Japonicum, il Lucidum e il Vulgare (ligustro comune).

Se avete bisogno di identificare i vostri alberi, provate la nostra guida all’identificazione delle piante Bonsai.

Specie utilizzabili per produrre bonsai, parte prima.

Specie utilizzabili per produrre bonsai, seconda parte.

Specie vegetali utilizzati per produrre bonsai, terza parte.

Specie vegetali utilizzati per produrre bonsai, quarta e ultima parte.
Il Ligustrum è un'albero è molto forte e adatto per un Bonsaista principiante.

Il Ligustrum come bonsai.


Il suo caratteristico fogliame, piccolo e tondeggiante lo rende un soggetto ideale per la coltivazione a bonsai.



Quella proposta è una specie che cresce spontanea nel sud della Cina: il suo habitat naturale è caratterizzato da un clima caldo, pertanto nelle regioni temperate più fresche va coltivata come bonsai d’appartamento.

Gli stili a cui meglio si adatta sono: eretto, inclinato, su roccia, a due tronchi, a tronco multiplo.

Esposizione.


Nei lunghi mesi in cui rimane all’interno, occorre assicurargli una collocazione in posizione luminosa a meno di 1 metro dalla finestra, mantenendo la temperatura tra i 15° e i 23° C. Da maggio a settembre viene posto all'esterno in una posizione a mezzombra.

Annaffiatura.


L’annaffiatura ideale deve essere abbondante e regolare, facendo asciugare il terreno fra un annaffio e l’altro. Non ama i ristagni d’acqua, pertanto il drenaggio va tenuto sempre sotto controllo. In caso di eccesso d’acqua, le punte delle foglie diventano nere e gradualmente cadono. Deleteria risulta anche ovviamente la carenza d’acqua, che può essere considerata come una delle cause principali di moria del Ligustrum.

Terreno.


Il composto più adatto a questa specie è costituito da: 60% di akadama e 40% di terra pronta.

Rinvaso.


Il periodo ideale per trapiantare questa specie è la tarda primavera o l’inizio dell’estate; la frequenza deve essere di 2/3 anni. Durante il trapianto si elimina 1/3 della terra sulla parte esterna del ceppo, accorciando le radici troppo lunghe.

Potatura.


Nel corso della stagione vegetativa fino alla fine di agosto, i rami possono venir potati in qualsiasi momento.
Leggi anche: La specie di Larix maggiormente utilizzata per la coltivazione a bonsai è quella giapponese denominata kaempferi.
Se l’intervento deve essere effettuato su rami di grosso diametro, è consigliabile intervenire in primavera-estate, avendo però la cautela di porre mastice cicatrizzante sulle ferite, per evitare fuoriuscite di linfa.

Pinzatura.


Durante tutta la stagione vegetativa è necessaria una costante pinzatura della nuova crescita. Si procede sui germogli che hanno raggiunto le 5-6 coppie di foglie, cimandoli a due coppie.

Avvolgimento.


I rami ed i germogli lignificati possono essere avvolti senza problemi durante tutto l’anno. Per non rischiare però di segnare la corteccia, bisogna fare molta attenzione a rimuovere il filo tempestivamente prima che inizi ad inciderla.

Concimazione.


Alla ripresa vegetativa (marzo-aprile) concimare ogni 8-10 giorni abbinando il Concime Bonsan ad Azione Stimolante al Concime Liquido Organico Bonsan. Da aprile a settembre concimare ogni 8-10 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan oppure ogni 15-20 giorni con Bonsan Concime Solido Organico Aburukasu, evitando i mesi di luglio e agosto.
Il Ligustrum con il suo caratteristico fogliame, lo rende un soggetto ideale per la coltivazione a bonsai.Twitta
Da settembre a febbraio utilizzare ogni 15-20 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan. Si consiglia inoltre, in modo particolare, la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.


Afidi e cocciniglie sono gli agenti patogeni più temibili per il Ligustrum, contro i quali si interviene usando un insetticida sistemico alla comparsa dei primi sintomi.



Se la pianta viene curata adeguatamente, difficilmente subisce attacchi di insetti, acari o funghi.
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luglio 18, 2018

La specie di Larix maggiormente utilizzata per la coltivazione a bonsai è quella giapponese denominata kaempferi.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 18, 2018

Il Larix come bonsai.

La specie maggiormente utilizzata per la coltivazione a bonsai è quella giapponese denominata kaempferi. Il suo impiego in arte bonsai si è ormai ampiamente diffuso anche nel nostro continente poiché questa pianta, rispetto alle nostre specie autoctone, ha una maggiore vigoria ed una conseguente notevole rapidità di crescita. È particolarmente apprezzata per l’educazione a bonsai sia per la sua naturale forma colonnare, che termina con il tipico apice conico, sia per le sue caratteristiche estetiche: i suoi germogli hanno un deciso colore rosso-violaceo, inoltre la tonalità grigio-verde delle sue foglie aghiformi fa apparire l’insieme di un caratteristico colore azzurrognolo; le piccole pigne sono sormontate da scaglie riflesse. Essendo una conifera a foglia caduca, in forma bonsai, alla caduta degli aghi, manifesta tutto il suo fascino mettendo in luce il suo tronco rugoso, squamato, dall’aspetto vetusto, con ramificazioni fini e internodi corti. Anche la vasta gamma di stili in cui è possibile formarlo, ossia tutti quelli generalmente utilizzati ad eccezione dello stile a scopa, costituisce un ulteriore stimolo per la coltivazione di questa specie a bonsai.

larix-decidua

Esposizione.

Il Larice cresce bene in zone fresche e ventilate. Ama particolarmente la luce del sole ad esclusione di quella intensa dell’estate: gli aghi bruciati dai raggi troppo intensi rappresentano l’inconveniente principale di coltivazione di questa specie. Come tutte le piante trae beneficio da una collocazione che ricrei le tipiche condizioni ambientali del suo habitat naturale: solo se sottoposto a climi freddi e secchi dà origine ad una chioma compatta e formata da aghi corti; se posto invece in ambienti caldi e umidi, gli aghi si presentano lunghi e deboli. Pur essendo un albero originario di zone a clima freddo, se posto in vaso, durante l’inverno, va garantita una certa protezione dell’apparato radicale dalle gelate, ad esempio coprendo il vaso con foglie, segatura o sfagno.

Annaffiatura.

In primavera e in estate deve essere abbondante. Poiché il Larice non ama i ristagni d’acqua, è necessario controllare il drenaggio costantemente, in modo che non si verifichi una marcescenza radicale. Durante l’inverno le somministrazioni vanno diradate facendo attenzione, però, che il terreno non si asciughi mai completamente.

Terreno.

Si raccomanda l’utilizzo di un terriccio ben drenato composto da 80% di akadama e 20% di ghiaia, facendo attenzione ad annaffiare frequentemente durante il periodo estivo.

Rinvaso.

Generalmente il trapianto va effettuato ogni 4-5 anni sugli esemplari maturi e almeno ogni 2-3 anni su quelli più giovani. Il periodo ideale è l’inizio della primavera non appena le gemme iniziano a gonfiarsi, effettuando una potatura delle grosse radici capillari e riducendole al massimo di un terzo.

Potatura.

Le potature di mantenimento e di formazione vanno effettuate esclusivamente in inverno, quando i rami sono spogli. In questa stagione è possibile anche lavorare la legna secca, che per il Larice costituisce una caratteristica propria della specie e al quale conferisce un fascino particolare. Si consiglia di non potare mai precipitosamente tutti i rami che non rientrano nella silhouette della pianta: come ogni conifera, questa specie, soprattutto negli esemplari maturi, dà luogo con difficoltà a nuove ramificazioni, quindi ci si potrebbe pentire di non avere più a disposizione rami in zone strategiche per il nuovo disegno della pianta.

Pinzatura.

La pinzatura dei nuovi germogli va eseguita costantemente durante tutta la stagione vegetativa, mantenendo 1-2 gemme nuove, ossia circa 2-3 cm di crescita. Per non correre alcun rischio è meglio eseguire l’intervento utilizzando solo le dita. Mentre si effettua la cimatura delle gemme è consigliabile eliminare anche gli eventuali getti avventizi che dovessero formarsi sul tronco.

Avvolgimento.

L’applicazione del filo, che va effettuata in inverno, è una costante che deve seguire tutta la vita del bonsai di Larice poiché il suo legno, essendo molto flessibile, perde in breve tempo la forma. Bisogna tener presente, però, che la corteccia di questa pianta è piuttosto delicata, di conseguenza il filo, al fine di non danneggiarla, dovrà essere rivestito con carta adesiva e avvolto facendo attenzione a non bloccare il passaggio della linfa.

Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

Se si rispettano le necessità di questa pianta relative soprattutto a esposizione e annaffiatura, difficilmente si andrà incontro a problemi fitopatologici. È bene tener presente, però, che il Larice è soggetto ad alcune patologie: una delle più diffuse è rappresentata dall’attacco di afidi lanigeri, che può essere facilmente evitato attraverso un’adeguata disinfezione preventiva invernale-primaverile. Altri agenti che possono intaccare la salute di questa pianta sono acari e ragnetti rossi che colpiscono le foglie in primavera, mostrando i sintomi solo in estate: in questo caso occorre intervenire per tempo con prodotti chimici specifici. Le radici possono essere soggette ad attacchi fungini se il terreno non è ben drenato.

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luglio 09, 2018

Lo Juniperus rigida è divenuta una delle specie più ricercate ed apprezzate a livello bonsaistico.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 09, 2018

Sicuramente nell’arte bonsai i Ginepri sono tra le piante maggiormente utilizzate: in Giappone e in Cina, lo Juniperus rigida e lo Juniperus chinensis, costituiscono addirittura gruppi a sé stanti nelle esposizioni e nelle collezioni e questo sia per il gran numero di esemplari esposti, sia per la bellezza che li distingue.

Anche nel nostro Paese sono particolarmente diffusi poiché, grazie alla loro adattabilità alle più svariate condizioni, sono piante ideali per la coltivazione a bonsai.

Rispondono bene a tutte le tecniche, in modo particolare a quelle legate alla lavorazione della legna secca con le quali gli alberi assumono un carattere forte e suggestivo.

A causa della loro lenta crescita i risultati della coltivazione affiorano col tempo, ma attenendosi alle regole di coltivazione e applicando correttamente le tecniche, si otterranno esemplari dalle qualità eccezionali.

juniperus-rigida


Originario di Cina, Giappone e Mongolia, ha caratteristiche diverse a seconda dell'età: nelle piante giovani le foglie sono aghiformi, lunghe, chiare e compatte; nelle piante adulte sono piccole e squamiformi. Sul tronco bruno rossastro la corteccia si sfalda facilmente. Le bacche sono blu-verdognole prima della maturazione, e brune quando maturano.

Sopporta bene sia il caldo che il freddo, e buona resistenza al gelo. Ama posizioni ariose e teme i luoghi poco ventilati. Fondamentale anche un ottimo drenaggio.

Spesso utilizzata come pianta ornamentale nei templi in Giappone e anche divenuta una delle specie più ricercate ed apprezzate a livello bonsaistico.

Esposizione.

La sua collocazione ideale, come facilmente intuibile, è esterna, in luogo ben ventilato e soleggiato. Va protetto unicamente dagli eccessi di calore e dal freddo molto intenso. Difficilmente queste piante presenteranno problemi dovuti alle condizioni atmosferiche, poiché in natura si sviluppano anche in zone particolarmente impervie, sottoposte alle più avverse condizioni climatiche, che anziché danneggiarle, ne esaltano il loro particolare carattere forte e maturo.


Annaffiatura.

La terra deve rimanere sempre leggermente umida, evitando sia di annaffiare eccessivamente, sia di far mancare l’acqua. È utile applicare anche una vaporizzazione quotidiana sugli aghi e sui rami, preferibilmente nelle prime ore della giornata, o verso mezzogiorno in inverno. Attenzione a non lasciarsi ingannare dal fatto che in natura vivano in terreni quasi aridi, i Ginepri hanno sempre bisogno di una certa umidità per crescere in modo vigoroso.
Terreno

L’akadama può sicuramente essere considerata come il terriccio migliore per questa specie.


Rinvaso

L’epoca ideale per trapiantare i Ginepri è la metà primavera, nel momento in cui le gemme iniziano a gonfiarsi. Le piante giovani, in fase di crescita, si trapiantano ogni 2 anni, mentre quelle già formate ogni 4/5 anni. In entrambi i casi, durante la potatura delle radici bisogna intervenire con molta cura su quelle fini per non comprometterne il loro importantissimo sviluppo.


Potatura.

Bisogna distinguere due tipi di potatura: quella di formazione e quella di mantenimento. Nel primo caso la potatura serve per eliminare tutte le crescite indesiderate, per mantenere uno sviluppo ed un equilibrio armonico delle diverse parti, in base alla forma che si intende raggiungere. La potatura drastica dei rami primari si può effettuare durante i mesi di riposo vegetativo, soprattutto tra febbraio e marzo del terzo o quarto anno di vita della pianta. Alla potatura drastica è comunque sempre preferibile quella graduale e progressiva. La potatura di mantenimento di un Ginepro ben formato consiste essenzialmente nell’eliminare tutti i germogli che nascono sul tronco e nell’accorciare quelli sui rami principali. Quando si vuole ringiovanire una parte della pianta, si mantengono uno o più germogli nuovi.


Pinzatura.

I Ginepri vegetano continuamente dall’inizio della primavera fino all’autunno, pertanto bisogna pinzare durante tutta la stagione di crescita. Dirigendo il vigore dell’albero verso l’interno, si ottengono palchi folti di vegetazione in breve tempo. Per quanto riguarda i Ginepri ad aghi, si pinza tirando con la punta delle dita il cuore del nuovo germoglio quando si presenta a forma di pignetta.


Avvolgimento.

Il processo di formazione si completa mediante l’avvolgimento, che si effettua con filo di alluminio ramato o di rame (se si ha una certa esperienza), da applicare direttamente sulla corteccia se il ramo non è molto rigido; in caso contrario è meglio prevedere una protezione, avvolgendo prima la ramificazione, sui cui va applicato il filo, con della rafia inumidita. L’epoca adatta per questa operazione è l’inverno (da ottobre a febbraio). Il filo può essere lasciato anche per lungo tempo, ma va rimosso tempestivamente non appena comincia ad incidere la corteccia per evitare che poi si formino antiestetiche cicatrici.


Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.


Cure.

I Ginepri sono piante generalmente forti, non particolarmente soggette ad attacchi parassitari. Bisogna in ogni caso fare attenzione ad afidi, cocciniglia e ragnetto rosso, cercando di prevenire eventuali attacchi attraverso una collocazione ottimale (luminosa e ventilata) e con frequenti nebulizzazioni della vegetazione.


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novembre 23, 2017

Il Juniperus chinensis è un genere di arbusti di conifere molto popolare come Bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - novembre 23, 2017
Sicuramente nell’arte bonsai i Ginepri sono tra le piante maggiormente utilizzate: in Giappone e in Cina, lo Juniperus rigida e lo Juniperus chinensis, costituiscono addirittura gruppi a sé stanti nelle esposizioni e nelle collezioni e questo sia per il gran numero di esemplari esposti, sia per la bellezza che li distingue.

Anche nel nostro Paese sono particolarmente diffusi poiché, grazie alla loro adattabilità alle più svariate condizioni, sono piante ideali per la coltivazione a bonsai. Rispondono bene a tutte le tecniche, in modo particolare a quelle legate alla lavorazione della legna secca con le quali gli alberi assumono un carattere forte e suggestivo.

A causa della loro lenta crescita i risultati della coltivazione affiorano col tempo, ma attenendosi alle regole di coltivazione e applicando correttamente le tecniche, si otterranno esemplari dalle qualità eccezionali.
juniperus-chinensis

I Ginepri tra i bonsai pié utilizzati.


Esposizione.

La sua collocazione ideale, come facilmente intuibile, è esterna, in luogo ben ventilato e soleggiato.
Leggi anche: Il Lagerstroemia è un piccolo albero abbastanza apprezzato come pianta da bonsai.
Va protetto unicamente dagli eccessi di calore e dal freddo molto intenso. Difficilmente queste piante presenteranno problemi dovuti alle condizioni atmosferiche, poiché in natura si sviluppano anche in zone particolarmente impervie, sottoposte alle più avverse condizioni climatiche, che anziché danneggiarle, ne esaltano il loro particolare carattere forte e maturo.

Annaffiatura.


La terra deve rimanere sempre leggermente umida, evitando sia di annaffiare eccessivamente, sia di far mancare l’acqua. È utile applicare anche una vaporizzazione quotidiana sugli aghi e sui rami, preferibilmente nelle prime ore della giornata, o verso mezzogiorno in inverno.



Attenzione a non lasciarsi ingannare dal fatto che in natura vivano in terreni quasi aridi, i Ginepri hanno sempre bisogno di una certa umidità per crescere in modo vigoroso.

Terreno.


L’akadama può sicuramente essere considerata come il terriccio migliore per questa specie.

Rinvaso.


L’epoca ideale per trapiantare i Ginepri è la metà primavera, nel momento in cui le gemme iniziano a gonfiarsi. Le piante giovani, in fase di crescita, si trapiantano ogni 2 anni, mentre quelle già formate ogni 4/5 anni. In entrambi i casi, durante la potatura delle radici bisogna intervenire con molta cura su quelle fini per non comprometterne il loro importantissimo sviluppo.

Potatura.


Bisogna distinguere due tipi di potatura: quella di formazione e quella di mantenimento. Nel primo caso la potatura serve per eliminare tutte le crescite indesiderate, per mantenere uno sviluppo ed un equilibrio armonico delle diverse parti, in base alla forma che si intende raggiungere. La potatura drastica dei rami primari si può effettuare durante i mesi di riposo vegetativo, soprattutto tra febbraio e marzo del terzo o quarto anno di vita della pianta.

Alla potatura drastica è comunque sempre preferibile quella graduale e progressiva. La potatura di mantenimento di un Ginepro ben formato consiste essenzialmente nell’eliminare tutti i germogli che nascono sul tronco e nell’accorciare quelli sui rami principali. Quando si vuole ringiovanire una parte della pianta, si mantengono uno o più germogli nuovi.

Pinzatura.


I Ginepri vegetano continuamente dall’inizio della primavera fino all’autunno, pertanto bisogna pinzare durante tutta la stagione di crescita. Si prende tra le dita ciascun ciuffetto di vegetazione e si spezzano delicatamente le scaglie nuove che fuoriescono dal profilo a forma di ventaglio. Questa pinzatura favorisce lo sviluppo di germogli laterali, per cui occorrerà ripetere varie volte la stessa operazione. Dirigendo il vigore dell’albero verso l’interno, si ottengono palchi folti di vegetazione in breve tempo.
Il Juniperus chinensis è un genere di arbusti di conifere molto popolare come Bonsai.Twitta
A seguito delle potature drastiche del fogliame o dell’avvolgimento, l’albero può produrre foglie a forma di ago. L’albero recupererà la sua forma naturale, se non si interviene eliminando questi germogli ad aghi, quindi si seguirà il normale ritmo di coltivazione, fino a che non riappariranno germogli a forma di scaglie.

Avvolgimento.


Il processo di formazione si completa mediante l’avvolgimento, che si effettua con filo di alluminio ramato o di rame (se si ha una certa esperienza), da applicare direttamente sulla corteccia se il ramo non è molto rigido; in caso contrario è meglio prevedere una protezione, avvolgendo prima la ramificazione, sui cui va applicato il filo, con della rafia inumidita.

L’epoca adatta per questa operazione è l’inverno (da ottobre a febbraio). Il filo può essere lasciato anche per lungo tempo, ma va rimosso tempestivamente non appena comincia ad incidere la corteccia per evitare che poi si formino antiestetiche cicatrici.

Concimazione.


Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.



Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Patologie.


I Ginepri sono piante generalmente forti, non particolarmente soggette ad attacchi parassitari.

Bisogna in ogni caso fare attenzione ad afidi, cocciniglia e ragnetto rosso, cercando di prevenire eventuali attacchi attraverso una collocazione ottimale (luminosa e ventilata) e con frequenti nebulizzazioni della vegetazione.
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