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agosto 30, 2019

La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.

Posted By: Fausto Baccino - agosto 30, 2019
In arte bonsai la specie più apprezzata è la Picea Jezoensis.

La Picea si adatta perfettamente a tutti gli stili a tronco eretto, essendo la sua silhouette in natura quasi sempre conica.

Le formazioni consigliabili sono quindi l’eretto formale ed informale.

La specie Picea Jezoensis è particolarmente adatta anche per realizzare boschetti, visto che il suo tronco solitamente non presenta curve pronunciate.

La Picea è una specie tipica delle zone fredde.

In arte bonsai la specie più apprezzata è la Picea Jezoensis. 

Altre peculiarità importanti per l’educazione a bonsai, sono il suo fogliame minuto e la crescita rapida e vigorosa del tronco: caratteristiche che facilitano notevolmente la formazione e la modellatura.


Esposizione.

La Picea è una specie tipica delle zone fredde: ciò potrebbe far pensare che si tratti di una pianta molto robusta, ma in realtà non sopporta bene né il freddo, né il caldo e nemmeno il clima troppo secco.



Bisognerà far attenzione soprattutto all’inizio della primavera, momento in cui il clima cambia bruscamente ed è necessario adottare un controllo molto meticoloso, curando particolarmente l’annaffiatura e la nebulizzazione del fogliame.

Poiché le sue radici hanno bisogno di suolo fresco, è meglio evitare di collocarla in pieno sole, scegliendo invece un luogo a mezzombra e arieggiato. Si evitino anche collocazioni in zone poco luminose. In inverno è necessario proteggerla dalle gelate intense e prolungate.

Annaffiatura.

Soprattutto nei mesi più caldi ama frequenti nebulizzazioni del fogliame.

Per quanto riguarda le radici, si bagna a fondo la terra, lasciandola poi quasi seccare prima di irrigare nuovamente: in questo modo si riesce a fornire anche un’aerazione adeguata.

Terreno.

È necessario che il substrato sia poroso ed evitare che il contenitore possa inzupparsi, fornendogli un buon strato di drenaggio.

Il composto più adatto a questa specie è costituito da: akadama 100% di granulometria medio/grossa.

Rinvaso.

Il trapianto si esegue in primavera ogni due-tre anni, quando le gemme cambiano colore, conservando sempre 1/3 della massa di terra originale, infatti è consigliabile non potare eccessivamente l’apparato radicale.
Leggi anche: Il Morus è coltivato come bonsai da secoli poiché le sue foglie sono la dieta base dei bachi da seta.
Considerando che, anche in natura, le radici della Picea non sono molto profonde si possono utilizzare vasi piani; tuttavia in zone con estati calde e molto secche sono consigliabili contenitori profondi.

Potatura.

Dall’inizio dell’autunno alla fine dell’inverno i rami vanno potati e sfoltiti.

Poiché la Picea ramifica abbondantemente e con facilità, si sfoltisce lasciando ramoscelli alterni con l'obiettivo di creare un profilo triangolare, ecco perché si cercherà di mantenere più lunghi i rami della base e più corti quelli dell’apice.

Pinzatura.

I germogli della Picea sono sottili, minuti e non crescono molto, pertanto anche se non si pinzassero, l’albero non perderebbe la forma, tuttavia la pinzatura è necessaria affinché i rami aumentino in densità. I germogli spuntano a forma arrotondata, ma il momento giusto per pinzarli è quando appaiono come piccole ghiande e raggiungono 1 o 2 cm di lunghezza.

Se i germogli si sono sviluppati al punto di richiedere l’intervento con le forbici, anziché con le dita, significa che è già troppo tardi per pinzare. Si pinzano i germogli forti dell’apice e delle punte dei rami e solo leggermente quelli deboli delle zone interne e basse.

Generalmente i germogli si pinzano dalla base, ma se l’albero non è abbastanza vigoroso si corre il rischio di far seccare l’intero ramo: bisognerà lasciar crescere le parti deboli senza pinzarle, per equilibrare il vigore dell’albero.

È indispensabile applicare anche un’accurata selezione dei germogli: le zone troppo folte vanno alleggerite, lasciando solo 2 o 3 germogli in modo che arrivi sole ed aria all’interno dei rami.




Le gemme rivolte verso l’alto e quelle rivolte verso il basso vanno eliminate, preferendo le crescite orizzontali: trascurare questa operazione, significa trovarsi la stagione successiva con un ammasso confuso di nuovi germogli alle estremità dei rami.

Dopo la selezione delle gemme e la pinzatura, l’albero produce una seconda, vigorosa, vegetazione che dovrà essere controllata soprattutto nelle zone forti.

Avvolgimento.

L’avvolgimento si applica in autunno. Ha un legno molto flessibile pertanto ai rami si può fare assumere qualsiasi forma.

Considerando che la sua silhouette è generalmente triangolare, spesso è più comodo utilizzare tensori per abbassare la posizione dei rami; in questo modo si evita anche di schiacciare gli aghi con il filo.

Si tenga presente che pur essendo l’avvolgimento una tecnica efficace di modellatura, con la Picea capita sovente che i rami tendano a rialzarsi quando si toglie il filo. Se ciò accadesse, occorre avvolgere nuovamente.

Durante l’operazione di avvolgimento è importante vaporizzare spesso la pianta.

Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan.

Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

Le malattie che più frequentemente si manifestano sulla Picea sono quelle fungine, ma anche gli acari sono suoi acerrimi nemici: durante l’inverno è consigliabile applicare un paio di trattamenti preventivi con liquido jin in soluzione di 1:30.
Leggi anche: Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.
Se si manifestasse qualche attacco, utilizzare subito il rimedio appropriato, applicando almeno tre trattamenti a distanza di 10 giorni uno dall’altro.
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luglio 28, 2019

L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 28, 2019
Non è da molto tempo che l'Olivo è entrato nel mondo del bonsai: con le prime coltivazioni non si va più indietro del 1970.

In ogni caso, si possono già fornire delle indicazioni per poter avere successo con questo tipo di pianta.

Essere consapevoli delle reazioni di tale specie all'applicazione delle varie tecniche che l'arte bonsai comporta, è sicuramente l'aspetto più importante da tenere in considerazione.

I rischi legati al clima sono molto alti, poiché essendo una specie da esterno è completamente esposta alle variazioni atmosferiche.


L'Olea europaea come bonsai.


Il suo punto debole è rappresentato dall’apparato vegetale, e considerando la facilità di emissione delle radici superficiali, un grave pericolo è costituito dalle gelate prolungate che possono addirittura portare alla morte dell’albero: è un aspetto, quest’ultimo, da tenere particolarmente in considerazione soprattutto quando si trapianta in vaso bonsai.

Esposizione.

Ama la coltivazione in pieno sole. In caso di poca luce produrrà una crescita allungata, con internodi distanziati ed inclinazione dei nuovi germogli verso la sorgente di luce.


Se il bonsai si trova molto vicino ad una parete, e le ore in cui riceve il sole sono ridotte, è bene girare il vaso affinché possa ricevere irradiazione solare da ogni lato e le punte dei rami non tendano a seguire la direzione della luce.

L'Olivo necessita di protezione dalle gelate prolungate e tardive, oltre che dai venti secchi e caldi.

Durante l’inverno, nelle zone in cui il clima è particolarmente rigido, è consigliabile collocarlo in una serra fredda o in un locale della casa poco riscaldato, posizionandolo molto vicino ad una finestra.

Annaffiatura.

Occorre annaffiare ogni qualvolta il terreno risulta asciutto al tatto. Durante la stagione estiva è bene nebulizzare spesso la chioma.

Se all'Olivo non venisse garantita l'acqua di cui necessita, si produrrebbe il processo di disidratazione, che si manifesta con l'avvizzimento dei nuovi germogli e successiva caduta delle foglie.

Anche un'eccessiva annaffiatura porta a conseguenze negative, i cui primi sintomi sono una crescita sproporzionata, con internodi molto distanziati e foglie grandi e flosce; in seguito appaiono macchie scure sui germogli e sulle foglie, con conseguente arresto della crescita.

Terreno.

Terra composta da: 100% akadama oppure da 50% di akadama mescolata ad altrettanta sabbia grossolana.

Rinvaso.

Sarà sufficiente effettuarlo ogni due o tre anni, all'inizio della primavera. Il momento ideale dipende sia dai fattori climatici, sia dalle caratteristiche proprie di ogni bonsai; comunque, nell'Olivo, l'arrivo della primavera si manifesta in modo evidente per il rigonfiamento dei germogli del ceppo e dell'apice.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
Se si tratta di un albero raccolto, il primo trapianto è quello che va effettuato con maggiore attenzione poiché, in questa occasione, va eliminata tutta la terra originale.

Per quanto riguarda le radici, quelle attorcigliate, grosse e indesiderabili vanno potate, considerando che non è possibile eliminarne più di 1/3; la diminuzione dell’apparato radicale dovrà essere compensata da una conseguente potatura dei rami.

Per i trapianti successivi, generalmente, si eliminerà sempre 1/3 del ceppo originale e si collocherà la pianta in un vaso perfettamente pulito e disinfettato, utilizzando ad esempio il prodotto Labiosan della linea Bonsan, come misura preventiva.

I vasi più indicati per questa specie sono quelli in grès non smaltati, o smaltati con colori neutri e poco brillanti.

Potatura.

La potatura drastica o di formazione si effettua solo su materiale raccolto in natura o proveniente da vivaio, durante la stagione di stasi vegetativa; è la potatura più importante poiché è quella che forma il futuro bonsai.

Potando in primavera o in estate, sebbene la ferita tenda a cicatrizzare più rapidamente, si corre il rischio di avere una nuova germogliazione con conseguente rigonfiamento della zona.

La potatura di sfoltimento si esegue dopo la crescita primaverile ed autunnale.

L'obiettivo è la creazione di palchi di vegetazione: si eliminano i germogli che crescono direttamente verso l'alto o il basso, cercando di ottenere una ramificazione alterna a destra e sinistra dei rami principali.

I polloni presenti alla base del ceppo e i succhioni che nascono dai calli delle ferite vanno eliminati al più presto.

Pinzatura.

La pinzatura si effettua durante il periodo di crescita, accorciando i nuovi germogli quando presentano la lunghezza desiderata.


Sugli esemplari molto giovani si cima nel momento in cui i rami da violacei assumono il colore del legno maturo, lasciando da una a tre paia di foglie: il taglio va effettuato dopo due foglie che presentano crescita orizzontale, a secondo dello sviluppo dei rami.

Potando in questo modo, dalle ultime due foglie si svilupperanno solo due germogli.

Sulle piante più mature si interviene quando il ramo è ancora verde e nella sua prima parte tende al violaceo, eliminando l'ultimo paio di foglie, i germogli e le foglie che crescono verso il basso.

La pinzatura si effettua durante tutto il periodo di crescita ad eccezione del mese di agosto, ma non quando la temperatura scende al di sotto dei 10° C o supera i 40° C.

Avvolgimento.

Per l'avvolgimento dell'Olivo bisogna fare una distinzione tra esemplari molto giovani ed esemplari più maturi.

Per quelli giovani, l'applicazione del filo non può essere effettuata fino al secondo o terzo anno.

Superato questo periodo si avvolge con filo di alluminio ramato prima del riposo invernale; fino alla germogliazione primaverile non si interverrà in alcun modo, mentre successivamente occorrerà controllare la situazione tutte le settimane, procedendo immediatamente alla rimozione del filo non appena si notano i primi segni di incisione sulla corteccia.

Alla fine della primavera è bene rimuovere il filo, se necessario.

Nel caso invece di alberi più maturi, si avvolge ogni due-tre anni nei periodi di riposo, applicando il filo di rame sui rami vecchi, mentre per i germogli nuovi si utilizza filo di alluminio ramato nel momento in cui il colore del ramo da verde comincerà a diventare violaceo.

Questo è il periodo di formazione della parte legnosa, quindi sarà breve il tempo impiegato dai rami per fissarsi nella posizione corretta, perciò bisognerà fare più attenzione affinché il filo non incida la corteccia.

Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan.

Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Naturale Organico Minerale con vitamine B al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

L'Olivo non solo è una specie longeva, ma possiede anche una buona resistenza alle malattie. Come bonsai però, difetti di coltivazione e lunghe permanenze in zone chiuse  possono debilitare la pianta, che quindi diviene più vulnerabile alle malattie.
Leggi anche: Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.
Può essere colpito da cocciniglia, afidi, fumaggine e tripidi.
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luglio 27, 2019

Il Morus è coltivato come bonsai da secoli, le sue foglie sono la dieta base dei bachi da seta.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 27, 2019
Originario dell'Asia, viene coltivato da secoli poiché le sue foglie rappresentano la dieta base dei bachi da seta.

È un albero di dimensioni contenute, molto robusto e longevo, caratterizzato da un'abbondante fruttificazione.

I suoi frutti (more rosse e nere) maturano all'inizio dell'estate e sono piccoli, commestibili e deliziosamente proporzionati.

Negli esemplari bonsai, il tronco robusto, la corteccia rugosa e le foglie dentate creano interessanti combinazioni di forme e strutture diverse. Gli stili a cui si adatta questa specie sono l’eretto, l’inclinato, il prostrato, a cascata, su roccia e a due tronchi.

Il Morus come bonsai.


È una specie che si coltiva senza difficoltà, ricavandone notevoli soddisfazioni.

Esposizione.

In estate posizionare all'ombra. Durante il resto dell'anno è preferibile il pieno sole, evitando però l'esposizione ai forti venti.



Annaffiatura.

I Morus consumano acqua in abbondanza, quindi vanno annaffiati frequentemente, soprattutto in estate.

Terreno.

Terra composta da: 50% terra pronta, 40% akadama e 10% pozzolana.

Rinvaso.

Il trapianto si opera ogni anno o al massimo ogni due anni, all'inizio della primavera oppure in ottobre.

Potatura.

La potatura su questa specie si applica prima del risveglio vegetativo. Produce facilmente gemme sul tronco a seguito di potature aggressive, ma è importante proteggere i grossi tagli con pasta cicatrizzante, altrimenti la corteccia in prossimità del taglio tende a seccare.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
Per aumentare la ramificazione fine e frenare il vigore di crescita, risulta molto efficace la defogliazione, che va operata tra la fine di maggio e l'inizio di giugno, momento in cui la spinta alla crescita tende ad arrestarsi. Questa tecnica può essere adottata sia su alberi giovani, sia su esemplari maturi.

Pinzatura.

Il Morus ha uno sviluppo rapido e vigoroso, pertanto è importante operare correttamente la pinzatura, accorciando costantemente le nuove crescite a due foglie.

Avvolgimento.

Si ricorre all'applicazione del filo, solo quando è proprio necessario, in primavera ed estate, avendo l’accortezza di proteggerlo con la carta adesiva.

Concimazione.

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni.

Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni.



Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

È soggetto soprattutto a cocciniglie.
Leggi anche: L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.
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luglio 08, 2019

La Metasequoia come bonsai fino al secolo scorso era considerato estinto da due milioni di anni.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 08, 2019
Fino al secolo scorso, si conoscevano solamente i resti fossili di questo albero, considerato estinto da due milioni di anni.

Poi nel 1945, in una remota regione della Cina, ne furono trovati degli esemplari giganteschi e da allora è iniziata la coltivazione di questa magnifica essenza, soprannominata Abete d'acqua.

Come si può immaginare, l'appellativo nasce dal fatto che la Metasequoia predilige i luoghi umidi e acquitrinosi, dove cresce vigorosa fino a raggiungere i 40 metri d'altezza, producendo una enorme quantità di foglie composite, lunghe fino a 20 centimetri, a loro volta formate da foglioline contrapposte lunghe 2-3 cm.

Pur appartenendo alla famiglia delle cupressacee, la Metasequoia è un albero spogliante e questo la rende particolarmente affascinante, per la vegetazione abbondante ma leggera e per la veste invernale, inusuale per una conifera.

La Metasequoia come bonsai.

Nella coltivazione a bonsai, si rivela una essenza di facile coltivazione e di grande soddisfazione, senza problemi di parassiti e senza bisogno di particolari interventi oltre la normale cimatura di inizio estate.



La configurazione nella quale esprime il massimo della sua bellezza è quella dello stile a bosco, ma può essere coltivata anche come pianta singola.

Esposizione.


In primavera, il bonsai va collocato in pieno sole; questo permette di ottenere ciuffi di foglie compatti, con internodi corti e rami robusti.

In estate, per evitare che il sole provochi la "sbiancatura" delle foglie, conviene tenerlo in posizione ombreggiata; inoltre, le irrigazioni devono essere costanti, in modo che il terreno non rimanga asciutto per più giorni.

In autunno, ci si può regolare come in primavera, rimettendo il bonsai al sole. Una esposizione ben illuminata, permette al bonsai di vegetare ancora e di arrivare all’inverno in condizioni ottimali.

In inverno, la Metasequoia non teme il gelo, perciò si può tenere tranquillamente all'aperto, anche nelle zone più fredde.

Annaffiatura.

Leggi anche: L'Olea europaea è entrato nel mondo del bonsai con le prime coltivazioni dell'anno 1970.
Le irrigazioni vanno effettuate frequentemente, appena il terreno inizia ad asciugarsi, per tutto il periodo vegetativo; mentre d'inverno, quando sono cadute le foglie, è sufficiente controllare ed eventualmente annaffiare il terreno ogni 10-15 giorni.

Potatura.


La potatura di rami importanti va effettuata d'inverno quando il bonsai è spoglio; invece la cimatura dei nuovi germogli, che si sono allungati eccessivamente, fa fatta a maggio-giugno.

Rinvaso.


Trattandosi di una specie particolamente vigorosa,  gli esemplari giovani possono aver bisogno di essere rinvasati ogni anno, mentre quelli più "anziani" ogni 2-3 anni. In ogni caso, prima di procedere al trapianto, bisogna togliere il bonsai dal vaso e controllare se ce n’è veramente bisogno.

Il periodo migliore per il rinvaso è quello invernale e si effettua riducendo l’apparato radicale di circa la metà. In caso di necessità si può anche operare a "radice nuda" cambiando completamente il terreno.



Il terriccio da usare al rinvaso deve avere un drenaggio non eccessivo, perciò, non è consigliabile utilizzare la terra Akadama, bensì un substrato contenente torba e sostanza organica (tipo Terriccio Pronto).

Concimazione.


Le concimazioni devono essere costanti per tutto il periodo vegetativo (da marzo a settembre, interrompendole da luglio a metà-agosto). Si possono usare fertilizzanti a lenta cessione (tipo Biogold o Hanagokoro) una volta al mese, oppure un concime liquido ogni 10 giorni.

Applicazione filo.

Per orientare i rami nella direzione voluta, si utilizza il filo di alluminio ramato.

L’avvolgimento può essere eseguito tutto l’anno, usando un filo dello spessore adeguato alla grandezza del ramo (in genere, 1/3 del diametro).

I rametti piccoli posso essere avvolti solo quando hanno lignificato.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
Nella stagione vegetativa, controllare il filo ogni 15 gg. per evitare che il legno resti segnato.

Difesa dai parassiti.


Questo bonsai normalmente non viene attaccato da parassiti, ma se vive assieme ad altre piante è conveniente estendere gli eventuali trattamenti antiparassitari anche alla Metasequoia.
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luglio 02, 2019

Le specie più utilizzate come bonsai sono il Malus evereste, sieboldii e il Malus halliana.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 02, 2019
Le specie più utilizzate nella coltivazione a bonsai sono il Malus evereste, sieboldii e il Malus halliana.

Il secondo ha una caratteristica corteccia chiazzata, rami fini piuttosto rigidi di colore violaceo e fiorisce in primavera alle estremità dei rami.

Fra le varie caratteristiche, è sicuramente la sua fine ramificazione a renderlo ideale come bonsai.

Il terzo, il Malus halliana, fin dall’antichità in Cina era particolarmente amato come albero da fiore: anch’esso possiede una ramificazione fine ed ha una particolare corteccia liscia e grigia.

Il Malus come bonsai.

Uno dei vantaggi maggiori di queste specie ai fini della formazione a bonsai è la rapidità di crescita che permette di ottenere buoni esemplari in pochi anni. Gli stili a cui maggiormente si adattano sono l’eretto informale o inclinato.

Esposizione.


Come tutti gli alberi da frutto necessita di molta luce per dar luogo alla fioritura e alla fruttificazione.



Si espone, quindi, in pieno sole durante tutto l’anno, naturalmente ad esclusione dei mesi estivi più caldi, quando è consigliabile ripararlo sotto una rete ombreggiante al fine di evitare bruciature alle foglie.

La protezione è utile anche in inverno nei periodi caratterizzati da forti gelate.

Annaffiatura.



Ama acqua in abbondanza, in modo particolare dopo la fioritura, quando sta formando il frutto: in questa fase potrà essere necessario annaffiare anche 2-3 volte al giorno.

Generalmente, per tutto il periodo vegetativo, le somministrazioni dovranno essere quotidiane.

Durante la fioritura, bisognerà fare molta attenzione a non bagnare mai direttamente i fiori altrimenti non arrivano a fruttificare.
Leggi anche: La specie Picea Jezoensis si adatta perfettamente a tutti gli stili bonsai a tronco eretto.
È bene spruzzare periodicamente anche le foglie, poiché sono facilmente soggette a muffe.

Terreno.


Per quanto riguarda il composto da utilizzare, si consiglia di mescolare 60% di akadama, 20% di terra pronta e 20% di sabbia di fiume.

Rinvaso.


Lo stesso vigore che caratterizza la parte aerea di questa pianta, lo si ritrova ovviamente anche nell’apparato radicale.

Questo rende necessario trapiantare gli esemplari giovani tutti gli anni, e quelli più maturi ogni due.

I periodi in cui intervenire sono l’inizio dell’autunno o la primavera, prima del risveglio vegetativo: nel primo caso, l’anno successivo si potrà godere la fioritura, mentre rinvasando in primavera per quell’anno si dovrà rinunciare ai frutti.

Potatura.


Durante il periodo di sviluppo si accorciano i nuovi rami, mentre nella fase di dormienza ci si dedica alla formazione della silhouette, potando a due o tre nodi.

Come per tutte le piante da frutto, la scopo primario è riuscire ad ottenere le gemme da fiore.

Queste si sviluppano da metà giugno a metà luglio sulle cime dei rami corti dell’anno precedente.

I rami che rimangono corti formano un gruppo di foglie sulla cima, che diventeranno le gemme da fiore per l’anno seguente.



Quindi, se si vogliono ottenere i fiori è indispensabile riuscire ad avere molti rami corti, pertanto si interverrà con la potatura solo sui germogli lunghi. È meglio evitare potature troppo drastiche poiché, in tal caso, le gemme da fiore non si formano e l’anno seguente la fioritura non si manifesta.

Per ovviare a questo inconveniente si lasciano allungare dei rami guida, detti “di sacrificio”.

Concentrando il suo vigore su questi rami, l’albero sviluppa un gran numero di rametti corti che favoriranno la formazione di gemme da fiore.

Dopo la formazione di queste gemme, nel mese di giugno, i rami troppo lunghi vanno accorciati, lasciando quattro o più foglie. I germogli della seconda vegetazione cresceranno in maniera stentata, ma la primavera successiva saranno carichi di fiori.

Pinzatura.


Se l’albero produce frutti ogni anno, i rami forti tenderanno a diventare sempre più vigorosi, mentre quelli deboli, sempre più stentati.

Per evitare questo inconveniente, ed equilibrare il vigore sull’intero albero, è importante intervenire con la defogliazione in modo da frenare l’energia di crescita delle parti più forti.

Si defogliano i rami dell’apice e quelli più giovani, allo scopo di aumentare la ramificazione sottile. Come risposta, i rami vecchi producono subito germogli da fiore.

È bene tener presente che per ottenere buoni risultati da questa operazione, bisognerà prendere le dovute precauzioni: accertarsi che l’albero goda di buona salute e provvedere, nei due mesi precedenti alla defogliazione, ad una concimazione abbondante dell’esemplare, evitando di utilizzare concimi ad alto contenuto di Azoto che provocherebbero un eccessivo ingrossamento delle foglie nuove; la fertilizzazione non sarà necessaria se la defogliazione sarà solo parziale.

Avvolgimento.


Affinché l’albero porti a maturazione i frutti, pur mantenendo il proprio vigore, si interviene con l’avvolgimento dei nuovi rami.

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, prima che lignifichino, i nuovi rami vengono abbassati con il filo: in questo modo si frena la crescita e si favorisce lo sviluppo di un maggior numero di rametti corti.
Leggi anche: Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.
Si consiglia l’utilizzo di filo di alluminio ramato, da rimuovere dopo circa un mese dalla sua applicazione.

Concimazione.


Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ad intervalli di 8-10 giorni.

Tale concimazione può essere sostituita da una somministrazione di Concime Stimolante Bonsan più Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro per 2 volte ogni 15-20 giorni.

Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan.

Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.


Batteri, funghi ed insetti sono problemi frequenti per i Meli.

Si consiglia un trattamento preventivo mensile adatto agli alberi da frutto. In caso di deformazioni tumorali sulle radici, tagliare completamente la parte infetta e trattare con nematocida.
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gennaio 22, 2019

La Top Ten degli articoli piú cliccati e votati su Hobby Bonsai nel 2018.

Posted By: Fausto Baccino - gennaio 22, 2019
Come tutti sanno i bonsai sono alberi in miniatura e rappresentano degli ottimi elementi decorativi per le nostre case.

Scopriamo insieme quali sono tutte le curiosità che ruotano intorno a queste piccole e deliziose pianticine.

Come possiamo vedere l’arte del bonsai è dinamica, si è evoluta nel tempo ed ha subìto influssi da altre culture, assumendo sempre nuovi significati e includendo nuove pratiche.

Solo recentemente il bonsai ha fatto irruzione oltre i suoi confini asiatici, per arrivare anche in Occidente e in Italia.

A differenza di come molti pensano, il bonsai non nasce geneticamente così piccolo.
La Top Ten degli articoli piú cliccati e votati su Hobby Bonsai nel 2018.

Si tratta di una vera e propria arte di creare alberi in miniatura e per arrivare arrivare a questo risultato vanno impiegate delle tecniche che servono per limitare la crescita eccessiva della pianta, cosicché tutte le specie di alberi possono essere fatti crescere come bonsai.
Leggi anche: Il Pino è una pianta che ha dimostrato di poter vivere, come bonsai, per centinaia di anni.
Si tratta di un processo di “creazione” cui corrisponde una vera e propria arte.

La Top Ten degli articoli piú cliccati nel 2018.

Ecco gli articoli piú votati e visti dai nostri lettori durante l'anno 2018.




IL LIGUSTRUM CON IL SUO CARATTERISTICO FOGLIAME, LO RENDE UN SOGGETTO IDEALE PER LA COLTIVAZIONE A BONSAI.

Il Ligustrum viene spesso utilizzato per le siepi, e può costituire un buon materiale per i Bonsai.L'albero è molto forte e adatto per un...





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novembre 23, 2018

Il Ligustrum con il suo caratteristico fogliame, lo rende un soggetto ideale per la coltivazione a bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - novembre 23, 2018
Il Ligustrum viene spesso utilizzato per le siepi, e può costituire un buon materiale per i Bonsai.

L'albero è molto forte e adatto per un Bonsaista principiante. Le specie più comuni di ligustro includono l’Olivello (foglie ovali), il Cinese, lo Japonicum, il Lucidum e il Vulgare (ligustro comune).

Se avete bisogno di identificare i vostri alberi, provate la nostra guida all’identificazione delle piante Bonsai.

Specie utilizzabili per produrre bonsai, parte prima.

Specie utilizzabili per produrre bonsai, seconda parte.

Specie vegetali utilizzati per produrre bonsai, terza parte.

Specie vegetali utilizzati per produrre bonsai, quarta e ultima parte.
Il Ligustrum è un'albero è molto forte e adatto per un Bonsaista principiante.

Il Ligustrum come bonsai.


Il suo caratteristico fogliame, piccolo e tondeggiante lo rende un soggetto ideale per la coltivazione a bonsai.



Quella proposta è una specie che cresce spontanea nel sud della Cina: il suo habitat naturale è caratterizzato da un clima caldo, pertanto nelle regioni temperate più fresche va coltivata come bonsai d’appartamento.

Gli stili a cui meglio si adatta sono: eretto, inclinato, su roccia, a due tronchi, a tronco multiplo.

Esposizione.


Nei lunghi mesi in cui rimane all’interno, occorre assicurargli una collocazione in posizione luminosa a meno di 1 metro dalla finestra, mantenendo la temperatura tra i 15° e i 23° C. Da maggio a settembre viene posto all'esterno in una posizione a mezzombra.

Annaffiatura.


L’annaffiatura ideale deve essere abbondante e regolare, facendo asciugare il terreno fra un annaffio e l’altro. Non ama i ristagni d’acqua, pertanto il drenaggio va tenuto sempre sotto controllo. In caso di eccesso d’acqua, le punte delle foglie diventano nere e gradualmente cadono. Deleteria risulta anche ovviamente la carenza d’acqua, che può essere considerata come una delle cause principali di moria del Ligustrum.

Terreno.


Il composto più adatto a questa specie è costituito da: 60% di akadama e 40% di terra pronta.

Rinvaso.


Il periodo ideale per trapiantare questa specie è la tarda primavera o l’inizio dell’estate; la frequenza deve essere di 2/3 anni. Durante il trapianto si elimina 1/3 della terra sulla parte esterna del ceppo, accorciando le radici troppo lunghe.

Potatura.


Nel corso della stagione vegetativa fino alla fine di agosto, i rami possono venir potati in qualsiasi momento.
Leggi anche: La specie di Larix maggiormente utilizzata per la coltivazione a bonsai è quella giapponese denominata kaempferi.
Se l’intervento deve essere effettuato su rami di grosso diametro, è consigliabile intervenire in primavera-estate, avendo però la cautela di porre mastice cicatrizzante sulle ferite, per evitare fuoriuscite di linfa.

Pinzatura.


Durante tutta la stagione vegetativa è necessaria una costante pinzatura della nuova crescita. Si procede sui germogli che hanno raggiunto le 5-6 coppie di foglie, cimandoli a due coppie.

Avvolgimento.


I rami ed i germogli lignificati possono essere avvolti senza problemi durante tutto l’anno. Per non rischiare però di segnare la corteccia, bisogna fare molta attenzione a rimuovere il filo tempestivamente prima che inizi ad inciderla.

Concimazione.


Alla ripresa vegetativa (marzo-aprile) concimare ogni 8-10 giorni abbinando il Concime Bonsan ad Azione Stimolante al Concime Liquido Organico Bonsan. Da aprile a settembre concimare ogni 8-10 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan oppure ogni 15-20 giorni con Bonsan Concime Solido Organico Aburukasu, evitando i mesi di luglio e agosto.
Il Ligustrum con il suo caratteristico fogliame, lo rende un soggetto ideale per la coltivazione a bonsai.Twitta
Da settembre a febbraio utilizzare ogni 15-20 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan. Si consiglia inoltre, in modo particolare, la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.


Afidi e cocciniglie sono gli agenti patogeni più temibili per il Ligustrum, contro i quali si interviene usando un insetticida sistemico alla comparsa dei primi sintomi.



Se la pianta viene curata adeguatamente, difficilmente subisce attacchi di insetti, acari o funghi.
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luglio 18, 2018

La specie di Larix maggiormente utilizzata per la coltivazione a bonsai è quella giapponese denominata kaempferi.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 18, 2018

Il Larix come bonsai.

La specie maggiormente utilizzata per la coltivazione a bonsai è quella giapponese denominata kaempferi. Il suo impiego in arte bonsai si è ormai ampiamente diffuso anche nel nostro continente poiché questa pianta, rispetto alle nostre specie autoctone, ha una maggiore vigoria ed una conseguente notevole rapidità di crescita. È particolarmente apprezzata per l’educazione a bonsai sia per la sua naturale forma colonnare, che termina con il tipico apice conico, sia per le sue caratteristiche estetiche: i suoi germogli hanno un deciso colore rosso-violaceo, inoltre la tonalità grigio-verde delle sue foglie aghiformi fa apparire l’insieme di un caratteristico colore azzurrognolo; le piccole pigne sono sormontate da scaglie riflesse. Essendo una conifera a foglia caduca, in forma bonsai, alla caduta degli aghi, manifesta tutto il suo fascino mettendo in luce il suo tronco rugoso, squamato, dall’aspetto vetusto, con ramificazioni fini e internodi corti. Anche la vasta gamma di stili in cui è possibile formarlo, ossia tutti quelli generalmente utilizzati ad eccezione dello stile a scopa, costituisce un ulteriore stimolo per la coltivazione di questa specie a bonsai.

larix-decidua

Esposizione.

Il Larice cresce bene in zone fresche e ventilate. Ama particolarmente la luce del sole ad esclusione di quella intensa dell’estate: gli aghi bruciati dai raggi troppo intensi rappresentano l’inconveniente principale di coltivazione di questa specie. Come tutte le piante trae beneficio da una collocazione che ricrei le tipiche condizioni ambientali del suo habitat naturale: solo se sottoposto a climi freddi e secchi dà origine ad una chioma compatta e formata da aghi corti; se posto invece in ambienti caldi e umidi, gli aghi si presentano lunghi e deboli. Pur essendo un albero originario di zone a clima freddo, se posto in vaso, durante l’inverno, va garantita una certa protezione dell’apparato radicale dalle gelate, ad esempio coprendo il vaso con foglie, segatura o sfagno.

Annaffiatura.

In primavera e in estate deve essere abbondante. Poiché il Larice non ama i ristagni d’acqua, è necessario controllare il drenaggio costantemente, in modo che non si verifichi una marcescenza radicale. Durante l’inverno le somministrazioni vanno diradate facendo attenzione, però, che il terreno non si asciughi mai completamente.

Terreno.

Si raccomanda l’utilizzo di un terriccio ben drenato composto da 80% di akadama e 20% di ghiaia, facendo attenzione ad annaffiare frequentemente durante il periodo estivo.

Rinvaso.

Generalmente il trapianto va effettuato ogni 4-5 anni sugli esemplari maturi e almeno ogni 2-3 anni su quelli più giovani. Il periodo ideale è l’inizio della primavera non appena le gemme iniziano a gonfiarsi, effettuando una potatura delle grosse radici capillari e riducendole al massimo di un terzo.

Potatura.

Le potature di mantenimento e di formazione vanno effettuate esclusivamente in inverno, quando i rami sono spogli. In questa stagione è possibile anche lavorare la legna secca, che per il Larice costituisce una caratteristica propria della specie e al quale conferisce un fascino particolare. Si consiglia di non potare mai precipitosamente tutti i rami che non rientrano nella silhouette della pianta: come ogni conifera, questa specie, soprattutto negli esemplari maturi, dà luogo con difficoltà a nuove ramificazioni, quindi ci si potrebbe pentire di non avere più a disposizione rami in zone strategiche per il nuovo disegno della pianta.

Pinzatura.

La pinzatura dei nuovi germogli va eseguita costantemente durante tutta la stagione vegetativa, mantenendo 1-2 gemme nuove, ossia circa 2-3 cm di crescita. Per non correre alcun rischio è meglio eseguire l’intervento utilizzando solo le dita. Mentre si effettua la cimatura delle gemme è consigliabile eliminare anche gli eventuali getti avventizi che dovessero formarsi sul tronco.

Avvolgimento.

L’applicazione del filo, che va effettuata in inverno, è una costante che deve seguire tutta la vita del bonsai di Larice poiché il suo legno, essendo molto flessibile, perde in breve tempo la forma. Bisogna tener presente, però, che la corteccia di questa pianta è piuttosto delicata, di conseguenza il filo, al fine di non danneggiarla, dovrà essere rivestito con carta adesiva e avvolto facendo attenzione a non bloccare il passaggio della linfa.

Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.

Se si rispettano le necessità di questa pianta relative soprattutto a esposizione e annaffiatura, difficilmente si andrà incontro a problemi fitopatologici. È bene tener presente, però, che il Larice è soggetto ad alcune patologie: una delle più diffuse è rappresentata dall’attacco di afidi lanigeri, che può essere facilmente evitato attraverso un’adeguata disinfezione preventiva invernale-primaverile. Altri agenti che possono intaccare la salute di questa pianta sono acari e ragnetti rossi che colpiscono le foglie in primavera, mostrando i sintomi solo in estate: in questo caso occorre intervenire per tempo con prodotti chimici specifici. Le radici possono essere soggette ad attacchi fungini se il terreno non è ben drenato.

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luglio 09, 2018

Lo Juniperus rigida è divenuta una delle specie più ricercate ed apprezzate a livello bonsaistico.

Posted By: Fausto Baccino - luglio 09, 2018

Sicuramente nell’arte bonsai i Ginepri sono tra le piante maggiormente utilizzate: in Giappone e in Cina, lo Juniperus rigida e lo Juniperus chinensis, costituiscono addirittura gruppi a sé stanti nelle esposizioni e nelle collezioni e questo sia per il gran numero di esemplari esposti, sia per la bellezza che li distingue.

Anche nel nostro Paese sono particolarmente diffusi poiché, grazie alla loro adattabilità alle più svariate condizioni, sono piante ideali per la coltivazione a bonsai.

Rispondono bene a tutte le tecniche, in modo particolare a quelle legate alla lavorazione della legna secca con le quali gli alberi assumono un carattere forte e suggestivo.

A causa della loro lenta crescita i risultati della coltivazione affiorano col tempo, ma attenendosi alle regole di coltivazione e applicando correttamente le tecniche, si otterranno esemplari dalle qualità eccezionali.

juniperus-rigida


Originario di Cina, Giappone e Mongolia, ha caratteristiche diverse a seconda dell'età: nelle piante giovani le foglie sono aghiformi, lunghe, chiare e compatte; nelle piante adulte sono piccole e squamiformi. Sul tronco bruno rossastro la corteccia si sfalda facilmente. Le bacche sono blu-verdognole prima della maturazione, e brune quando maturano.

Sopporta bene sia il caldo che il freddo, e buona resistenza al gelo. Ama posizioni ariose e teme i luoghi poco ventilati. Fondamentale anche un ottimo drenaggio.

Spesso utilizzata come pianta ornamentale nei templi in Giappone e anche divenuta una delle specie più ricercate ed apprezzate a livello bonsaistico.

Esposizione.

La sua collocazione ideale, come facilmente intuibile, è esterna, in luogo ben ventilato e soleggiato. Va protetto unicamente dagli eccessi di calore e dal freddo molto intenso. Difficilmente queste piante presenteranno problemi dovuti alle condizioni atmosferiche, poiché in natura si sviluppano anche in zone particolarmente impervie, sottoposte alle più avverse condizioni climatiche, che anziché danneggiarle, ne esaltano il loro particolare carattere forte e maturo.


Annaffiatura.

La terra deve rimanere sempre leggermente umida, evitando sia di annaffiare eccessivamente, sia di far mancare l’acqua. È utile applicare anche una vaporizzazione quotidiana sugli aghi e sui rami, preferibilmente nelle prime ore della giornata, o verso mezzogiorno in inverno. Attenzione a non lasciarsi ingannare dal fatto che in natura vivano in terreni quasi aridi, i Ginepri hanno sempre bisogno di una certa umidità per crescere in modo vigoroso.
Terreno

L’akadama può sicuramente essere considerata come il terriccio migliore per questa specie.


Rinvaso

L’epoca ideale per trapiantare i Ginepri è la metà primavera, nel momento in cui le gemme iniziano a gonfiarsi. Le piante giovani, in fase di crescita, si trapiantano ogni 2 anni, mentre quelle già formate ogni 4/5 anni. In entrambi i casi, durante la potatura delle radici bisogna intervenire con molta cura su quelle fini per non comprometterne il loro importantissimo sviluppo.


Potatura.

Bisogna distinguere due tipi di potatura: quella di formazione e quella di mantenimento. Nel primo caso la potatura serve per eliminare tutte le crescite indesiderate, per mantenere uno sviluppo ed un equilibrio armonico delle diverse parti, in base alla forma che si intende raggiungere. La potatura drastica dei rami primari si può effettuare durante i mesi di riposo vegetativo, soprattutto tra febbraio e marzo del terzo o quarto anno di vita della pianta. Alla potatura drastica è comunque sempre preferibile quella graduale e progressiva. La potatura di mantenimento di un Ginepro ben formato consiste essenzialmente nell’eliminare tutti i germogli che nascono sul tronco e nell’accorciare quelli sui rami principali. Quando si vuole ringiovanire una parte della pianta, si mantengono uno o più germogli nuovi.


Pinzatura.

I Ginepri vegetano continuamente dall’inizio della primavera fino all’autunno, pertanto bisogna pinzare durante tutta la stagione di crescita. Dirigendo il vigore dell’albero verso l’interno, si ottengono palchi folti di vegetazione in breve tempo. Per quanto riguarda i Ginepri ad aghi, si pinza tirando con la punta delle dita il cuore del nuovo germoglio quando si presenta a forma di pignetta.


Avvolgimento.

Il processo di formazione si completa mediante l’avvolgimento, che si effettua con filo di alluminio ramato o di rame (se si ha una certa esperienza), da applicare direttamente sulla corteccia se il ramo non è molto rigido; in caso contrario è meglio prevedere una protezione, avvolgendo prima la ramificazione, sui cui va applicato il filo, con della rafia inumidita. L’epoca adatta per questa operazione è l’inverno (da ottobre a febbraio). Il filo può essere lasciato anche per lungo tempo, ma va rimosso tempestivamente non appena comincia ad incidere la corteccia per evitare che poi si formino antiestetiche cicatrici.


Concimazione.

Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro.

Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro; 3-4 volte all'anno è opportuno intervenire anche con la Soluzione Curativa Minerale Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.


Cure.

I Ginepri sono piante generalmente forti, non particolarmente soggette ad attacchi parassitari. Bisogna in ogni caso fare attenzione ad afidi, cocciniglia e ragnetto rosso, cercando di prevenire eventuali attacchi attraverso una collocazione ottimale (luminosa e ventilata) e con frequenti nebulizzazioni della vegetazione.


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maggio 24, 2018

GDPR ultima chiamata, ecco la guida agli adempimenti per la privacy e direttiva del Garante.

Posted By: Fausto Baccino - maggio 24, 2018

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fonte: IpCeI

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